Cop21 in movimento

Parigi chiama Milano

Lascio Parigi, per tornare in Italia e partecipare al Congresso di Legambiente (in apertura a Milano, da venerdì 11, ndr) a tre giorni dalla conclusione della Cop21 con alcuni dubbi e una certezza.

Cominciamo dai dubbi che riguardano la conclusione della stessa Conferenza: sabato potremo salutare un effettivo passo avanti nella lotta ai cambiamenti climatici o ci troveremo a guardare sconsolati un nuovo fallimento? Probabilmente né l’uno né l’altro. Ci dovremo piuttosto esercitare nell’analizzare una “scala di grigi”. Come e’noto (almeno ai lettori di La Nuova Ecologia) gli impegni con cui i paesi si sono presentati a Parigi non sono sufficienti a fermare l’aumento della temperatura sotto la soglia dei 2 C°  come richiesto dagli scienziati dell’Ipcc. Quindi – visto che e’impossibile che tali impegni vengano cambiati qui – molto si giocherà sul momento in cui verrà prevista la revisione degli stessi. Se da Parigi si uscirà con l’impegno che la “revisione” avverrà in corso d’opera e possibilmente prima del del 2020 (l’anno in cui entrerà in vigore quest’accordo) allora potrete essere soddisfatti, se invece la revisione scattasse solo dopo significherebbe che avremmo perso un altro quinquennio e onestamente non ce lo potremmo più permettere. Se poi di revisione non si parlasse affatto allora sarebbe davvero un altro fallimento.

Altro punto delicato e’poi la “differenziazione”: posto che è giusto che non tutti “paghino lo stesso prezzo” e che lo stesso debba appunto essere differenziato in base alle responsabilità storiche, quando e quanto inizieranno a pagare quei paesi come la Cina che ormai – anche in termini di emissioni pro-capite – hanno raggiunto i paesi sviluppati?

Differenziazione, finanziamenti, revisione : questi i criteri più rilevanti per giudicare il documento conclusivo della Cop21. Vedremo. Ma una certezza c’è e questi giorni di Parigi non hanno fatto che rafforzarla, molto di più che in un’Italia che resta distratta e distante nella politica e nei media (con le solite lodevoli eccezioni): la transizione verso una società “low carbon” e in prospettiva “fossil free” è già cominciata e si è imboccata (per fortuna) una strada senza ritorno. Non solo gli impegni di riduzione delle emissioni presi da praticamente tutti i Governi del mondo, non solo il sistema economico delle imprese che massicciamente si sta muovendo in quella direzione (a parte la lobby fossile e i suoi alleati), ma gli stessi dati che confermano che nel 2015 ci sarà una riduzione delle emissioni globali nonostante l’ aumento del Pil-mondo dicono che la profezia di Yamani si sta avverando : l’era del petrolio sta finendo non per l’esaurimento della risorsa ma per l’innovazione tecnologica che si é confermata il vero nemico mortale dell’Opec.

E’ una straordinaria opportunità non solo per un mondo più pulito ma anche per costruirne uno più giusto e democratico. Sta a noi saperla cogliere. Questa la vera sfida del futuro e di questo parleremo anche nei “giorni del cigno” a Milano

Vicepresidente del Kyoto Club
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