Parchi fra luci e ombre

La riforma della legge sulle aree protette passa dalla Commissione Ambiente alla Camera. Un importante passo avanti per Legambiente: “ma restano alcune criticità”

parchi

La revisione della legge 394 del 1991, la legge quadro che regolamenta Parchi e Aree Protette, è approdata ieri alla Camera. A novembre il testo è stato approvato dal Senato per poi passare in Commissione Ambiente della Camera dove sono state introdotte importanti novità, ma restano alcune criticità.

“La discussione sulla 394 non esaurisce i bisogni delle aree protette; si è persa un’occasione importante per aprire un confronto ampio e approfondito su come vada tutelata e gestita la biodiversità in Italia nel 2017 – commenta Rossella Muroni, presidente di Legambiente – Il testo licenziato al Senato è stato migliorato nel passaggio in Commissione Ambiente della Camera ma rimangono punti da migliorare, come la governance e le royalties, e altri da modificare del tutto”. Tra le novità positive introdotte in Commissione Ambiente c’è il piano nazionale triennale per le aree naturali protette, che ripristina un luogo di concertazione e programmazione condivisa tra le regioni e il governo e sarà finanziato per il triennio 2018/2020 con una dotazione annuale di 10 milioni di euro. Riserva almeno il 50% delle risorse disponibili alle aree protette regionali e alle aree marine protette e prevede che le Regioni lo cofinanzino con risorse proprie; consente di ristabilire una sede unitaria dove promuovere strategie coerenti di mitigazione e di adattamento al cambiamento climatico, primo fattore di perdita di biodiversità a livello globale, strategie affinché il nostro Paese raggiunga gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati in sede internazionale.

Il testo chiede attenzione alla parità di genere nelle nomine degli organi degli enti parco. Nei 23 parchi nazionali, infatti, sono solo tre le donne che svolgono funzioni da direttore e solo 14 su 230 (il 6%) quelle nei consigli direttivi. Inoltre, sono stati rafforzati alcuni divieti – come l’eliski nei parchi e nelle aree contigue e le attività di prospezione, ricerca estrazione e sfruttamento di idrocarburi liquidi e gassosi – e le misure sanzionatorie per le violazioni di legge nelle aree protette. Sono state introdotte indicazioni per il rispetto della normativa sull’uso dei prodotti fitosanitari nei parchi e nelle aree contigue ed è stato opportunamente ribadito il divieto di introduzione dei cinghiali su tutto il territorio nazionale.

Sono state introdotte importanti novità per la gestione delle aree marine protette, tra cui l’incremento di 3 milioni di euro dal 2018 per la gestione e il funzionamento delle aree istituite, e i criteri per la partecipazione al bando a evidenza pubblica per la selezione dei direttori. Positiva anche la norma che prevede dal 2018 il passaggio della gestione delle riserve statali alle aree protette in cui queste sono presenti o limitrofe, e quella che prevede di svolgere ogni tre anni una Conferenza nazionale sui parchi. Tuttavia, alcune scelte di fondo sono rimaste immutate nonostante le proposte avanzate da Legambiente insieme ad altre associazioni ambientaliste. Come il mancato inserimento delle aree umide riconosciute dalla Convenzione di Ramsar e quelle della Rete natura 2000 riconosciute dalle direttive habitat e uccelli tra la classificazione delle aree protette. Inoltre non è stata presa in considerazione la proposta dell’istituzione di una Consulta per ogni parco, per garantire la partecipazione e il contributo del partenariato economico e sociale, e di un Comitato tecnico scientifico con funzioni consultive. Organi che avrebbero consentito di migliorare la governance dei parchi, che rispetto a quanto prevede il ddl in discussione necessita anche di altri aggiustamenti: “vanno definite competenze maggiori per la nomina a presidente, mentre per la nomina del direttore preferiremmo – dice Legambiente – che il concorso pubblico fosse gestito da una commissione nominata dal ministero dell’Ambiente e che ne uscisse un solo vincitore a fronte della terna proposta invece nel testo”.

Da migliorare, inoltre, la parte relativa alle royalties, il meccanismo di risarcimento delle aree protette per i danni provocati alla natura dalle attività impattanti. Il modello di pagamento una tantum proposto dalla Commissione della Camera cambia quanto definito al Senato e continua ad escludere l’imbottigliamento delle acque minerali, le funivie e le cabinovie da questo meccanismo di pagamento nonostante siano tra le attività più impattanti. Poco spazio ai giovani. Con la norma che esclude l’incarico di presidente di parco dall’applicazione della legge 95/2012 (disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini), che impedisce a chi è in quiescenza – cioè riceve una pensione o un vitalizio – di assumere incarichi dirigenziali, si preclude la possibilità che i giovani possano assumere incarichi di vertice. Infine i parchi potranno non rispettare limiti di spesa e altri vincoli imposti ai bilanci di tutte le altre amministrazioni pubbliche per contenere le cosiddette spese inutili.

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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