Se è Vegan non si può chiamare panettone…il mondo Veg oggi spaventa le lobbies

Il Natale 2016 sarà ricordato per “la guerra del panettone”. E mentre note aziende dolciarie fanno i simpaticoni prendendo in giro il mondo vegan, dall’altro fanno battaglie giuridiche per non far usare il termine panettone se il prodotto è vegan.  Che la scelta vegan gli faccia così paura ?

lorenzo-con-creditsIl Natale 2016 sarà ricordato per “la guerra del panettone”.

A scatenare il tutto, la pubblicità natalizia di una nota azienda dolciaria che ci informava che il suo panettone era conforme alla tradizione e pertanto senza tofu e seitan ( e nemmeno senza alghe e bacche di goji): provocazione o semplice battuta ? Furba scelta di marketing o tentativo subdolo di attaccare il mondo vegan (e salutistico) ?

Per chi crede nel principio “l’importante è che se ne parli”  senza dubbio la pubblicità ha raggiunto il suo scopo; proprio per questo abbiamo deciso di non citare il nome di tale azienda !

Lo scrivente per Natale invece ha mangiato un panettone vegano.
So che questo potrà stupire l’industria dolciaria…ma anche quel panettone era senza tofu e seitan e persino senza alghe e bacche di goji  ( che magari ci stavano pure bene! ).

Sulla confezione del panettone vegan però, non c’era scritto “panettone” ma bensì “dolce di Natale”. Non so se lo avete notato e se vi siete chiesti il perchè; noi lo abbiamo fatto: del resto interrogarsi ed interrogare, informarsi ed informare è il nostro lavoro.

Per utilizzare la dicitura commerciale di “panettone” infatti serve rispettare un preciso disciplinare che, almeno a detta di tale disciplinare, deve rispettare fedelmente i “classici ingredienti”: tra i più importanti farina bianca, uova, burro, zucchero  e poi canditi ed uvetta. 

Potremmo riflettere, da salutisti, che molti ingredienti di tale tradizione, non sono affatto salutari: un mix di farina bianca, zucchero raffinato, burro e uova non è certo un toccasano per il nostro corpo !

Potremmo anche riflettere che gli ingredienti come i mono e digligeridi degli acidi grassi, presenti in pressochè tutti panettoni “tradizionali”, non rievocano molto l’idea della tradizione…
“Ricordi quando la nonna preparava  i mono e diglideridi degli acidi grassi davanti al camino ?” non ci risulta essere una frase che si è soliti sentire dire nelle rimembranze natalizie dei tempi che furono !

Da vegani potremmo senza dubbio riflettere sul concetto di tradizione: è giusto chiamare tradizione laddove c’è sfruttamento e morte di un essere vivente ? Per noi no.

Ma mettendo da parte le riflessioni personali, rimane invece l’aspetto tecnico giuridico che se il produttore non rispetta quel preciso disciplinare di ingredienti , lievitazioni e cottura, non può “fregiarsi” del titolo di panettone. Tutto sommato anche giusto, si potrebbe pensare.

Basta poi però andare in un qualsiasi supermercato, come abbiamo fatto noi, per trovare accanto ai panettoni tradizionali anche  il panettone 3 cioccolati, il panettone farcito con golosa crema al cioccolato e cacao magro, quello farcito con la crema al limone, il panettone al tiramisù (!!), il panettone senza canditi  ed uvetta (ma non doveva rispettare la ricetta tradizionale??) e persino il panettone senza glutine. Chiaramente siamo felici che ci siano sempre più scelte anche per chi è celiaco (meglio se sono anche vegan !), ma senza dubbio non si saranno potuto usare la farine della tradizione per evidenti motivi.

E’ pacifico che tiramisù, crema al limone, cioccolati vari non fanno parte della ricetta originale, ma solo quando il panettone diventa vegano le grandi lobbies dell’industria pasticciera minacciano querele ed esposti per violazioni del disciplinare qualora la parola panettone si unisca alla “spaventosa” parola vegan. Per noi non è  affatto spaventosa, ma forse per quelle lobbies questa parola comincia  davvero a fare  paura.

Se ne facciano una ragione, il mondo ormai va nella direzione di una alimentazione  nuova, una alimentazione più sana ed etica, una alimentazione senza sofferenze per noi e per i nostri amici animali. Cibi non salutari e creati sulla morte e sofferenza di altri esseri viventi e della Terra sono destinati a sparire.Forse non il prossimo Natale, ma nemmeno tra così tanti anni. Sarebbe utile invece che le grandi aziende dolciarie pensassero a riconvertire le loro produzione in maniera cruelty free invece di fare “i simpaticoni” negli spot ed i legulei sui nomi.

E comunque se non potremmo più usare la parola panettone ce ne faremo una ragione e nascerà la tradizione del dolce Vegan di Natale!
E fra qualche anno i nonni, di fronte a tavole imbastite di cibo vegetale, diranno “ anni fa sulle tavole c’erano cibi e dolciumi pieni di zuccheri e di sofferenza dei nostri amici animali…oggi invece possiamo festeggiare davvero un Natale nel rispetto di tutti, uomini, animali, del pianeta…e pure del nostro corpo”.
Noi abbiamo già iniziato e voi ?

Come sempre #veganisbetter.

Ultimi articoli di

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *