Orto in orbita

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La foto del fiore arancione, la zinnia, che si staglia contro l’oscurità dello spazio sarà uno di quegli scatti che rimarrà nell’immaginario del 2016. A postarla su Twitter a fine gennaio l’astronauta della Nasa Scott Kelley, mostrando così il primo fiore sbocciato sulla Stazione spaziale internazionale (Iss), all’interno dell’esperimento di giardinaggio spaziale dal nome Veggie. Non si tratta dell’unico successo dell’esperimento, infatti lo scorso agosto gli astronauti dell’Iss hanno potuto raccogliere e mangiare della lattuga.
Sono molte le ricadute positive sulla vita nello spazio. «Le piante possono infatti migliorare le lunghe missioni in ambienti isolati, confinati ed estremi, ambienti artificiali e privi della natura – ha detto Alexandra Whitmire, scienziata per il Behavioral health and performance (Bhp) nello Human research program (Hrp) della Nasa – Anche se non tutti i membri dell’equipaggio sono impegnati nella cura delle piante, per molti avere questa possibilità è utile». Sebbene la maggior parte delle prove dei benefici psicologici della coltivazione di piante nello spazio è più che altro aneddotica, Whitmire sostiene che l’esperimento Veggie produrrà importanti informazioni in vista di una missione su Marte. «Nelle missioni future l’importanza delle piante probabilmente aumenterà data la connessione limitata degli equipaggi alla Terra – ha spiegato Whitmire – Studi condotti in altri ambienti isolati e limitati, come le stazioni antartiche, dimostrano l’importanza delle piante in isolamento: quanto più ci sono pochi stimoli in giro, tanto più diventa psicologicamente importante il cibo fresco».

Il successo della zinnia fiorita nello spazio è arrivato dopo alcuni tentativi. Come il primo raccolto di lattuga piantato lo scorso anno: le prime due piante sono state perse per lo stress da siccità, quindi sono stati più attenti e scrupolosi nel secondo raccolto. Il secondo tentativo è stato compiuto a inizio luglio dall’astronauta Scott Kelly. Grazie alle lezioni imparate nel primo esperimento sono state apportate modifiche all’irrigazione e raccolte immagini delle piante. Le verdure a foglia verde sono infine cresciute secondo i piani, così l’equipaggio ha potuto mangiare la lattuga quando era pronta per essere raccolta, un mese più tardi.

Per l’esperimento Veggie sono invece stati scelti i fiori zinnia, perché possono aiutare gli scienziati a capire come le piante di fiori crescono in condizioni di microgravità. La pianta della zinnia è infatti molto diversa da quella della lattuga: è più difficile da coltivare, più sensibile ai parametri ambientali e alle caratteristiche della luce. Ha una durata più lunga di crescita, dai 60 agli 80 giorni. Proprio per questo sono state superate diverse difficoltà, come muffe, eccessiva umidità e accartocciamento delle foglie. Nonostante i problemi, la squadra ha creato quella che poi è stata soprannominata “La guida per la cura della Zinnia per il giardiniere in orbita”, che ha dato le indicazioni di base per la cura della pianta, lasciando la capacità di giudizio e l’arbitrio nelle mani dell’astronauta Kelley, che aveva le piante proprio di fronte a lui. Invece di pagine e pagine di procedure dettagliate, che la maggior parte delle operazioni scientifiche seguono, la guida era di una sola pagina. Una vera e propria rivoluzione per lo spazio.

Giornalista professionista, da sempre si occupa di questioni ambientali, sociali e di genere. Dal 2003 a La Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, di cui è stata anche coordinatrice, oggi segue la cultura e non solo. Da sempre realizza servizi video (dalle riprese alla post-produzione) per la televisione e per il web. Tra le sue collaborazioni quella con il "Nuovo Paese Sera" e "Left- Avvenimenti". È presidente dell'associazione culturale Marmorata169 che si occupa di "racconto di città". Contatti: galgani@lanuovaecologia.it @eligalgani
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