Officine d’idee

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Il bike sharing nelle periferie, cialde per caffè ricaricabili, l’app per trovare parcheggio evitando inutili giri a vuoto e consumo di carburante. Ma anche i sacchetti intelligenti che migliorano il compost o il frantoio per produrre in casa l’olio fai da te. Gli italiani riaccendono la lampadina della creatività. Lo dimostrano i dati sulle startup, che durante gli ultimi due anni secondo uno studio della Commissione europea da noi sono più che raddoppiate: erano 1.227 nel 2013, oggi sono 2.716. Iniziative che riguardano nel 50% dei casi giovani laureati sotto i 40 anni. E che colgono soprattutto l’ambiente come terreno per costruire impresa. Così fioriscono anche gli incubatori e gli acceleratori: circa un centinaio lungo lo Stivale, fra pubblici e privati. Siamo andati a vedere che cosa accade al loro interno. Per immaginare come potrebbe cambiare l’Italia se l’ingranaggio del cambiamento vedesse al centro l’innovazione ambientale. «Le startup che innovano sono una vera e propria industria – spiega Marco Bicocchi Pichi, presidente di Italia startup, l’osservatorio permanente voluto dal ministero dello Sviluppo economico – Occorre che idee e innovatori incontrino la domanda di imprese e consumatori. Nel campo delle nuove idee è naturale che alcuni progetti siano destinati a fallire, ma anche in questo caso dobbiamo vedere il lato positivo, ossia la presenza di imprenditori e lavoratori con speciale esperienza. Figure da valorizzare per tutte quelle aziende più tradizionali che vogliano innovarsi».

Cervelli in azione
Cervelli e strumenti uniti per dare forza alla ripartenza del Belpaese. In questa direzione va anche la diffusione degli spazi di coworking, luoghi in cui piccole imprese, startupper e professionisti cercano compagni di scrivania per condividere locali e tecnologie e iniziare, perché no, progetti comuni. Anche la Commissione europea, nell’indagine del 2015 Investimenti in ricerca e sviluppo, premia l’Italia collocandola tra i Paesi le cui imprese hanno notevolmente aumentato la percentuale di fiducia in tecnologia e innovazione (6,4%, meglio di Germania e Francia per quanto riguarda il salto in avanti), pur rimanendo inchiodati nella classifica Ue fra gli innovatori “moderati”. Un tessuto imprenditoriale le cui trame sono professionalità e alta qualità dei prodotti brevettati ed esporta ti. Allora vale chiedersi dove sta avvenendo buona parte di questa silenziosa, terza rivoluzione industriale. Nei 34 parchi scientifici tecnologici del nostro paese, di cui 31 a partecipazione pubblica e 3 privati. Da Nord a Sud, bypassando l’annosa questione meridionale (online la mappa del Mise sulle startup italiane: http://italiastartupvisa. mise.gov.it/map.php). «I parchi scientifici e tecnologici rappresentano un veicolo importante nella diffusione di un modello di crescita basato sull’open innovation – continua Bicocchi Pichi – capace di coinvolgere nei territori le imprese anche di piccole e medie dimensioni». In questi poli di ricerca, che sono anche incubatori e acceleratori di impresa ad alto tasso di innovazione, si lavora accettando la sfida di un settore imprenditoriale da considerare sempre di più nella corsa alla competitività, come è emerso anche a Milano lo scorso maggio al Technology forum 2015.

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Ricomincio da sud
La bicicletta condivisa possono e devono permettersela anche i piccoli paesi. Da questa tesi della startup Geteasybike nasce il progetto omonimo: un sistema di bike sharing senza stazioni di scambio, accessibile con un click e adatto per piccoli comuni, università, aziende e distretti turistici che vogliano implementare soluzioni di mobilità attivabili e disattivabili in poco tempo su un’area circoscritta (urbana, accademica, turistica, aziendale) e con un investimento sostenibile. Quest’idea ha trovato casa e fiducia nel parco scientifico Tecnopolis, a Bari, e ha vinto nel 2012 il bando regionale “Giovani idee per una Puglia migliore”. «L’informazione, l’orientamento e la formazione sulle opportunità del fare impresa, prevalentemente orientate verso settori ad alta intensità di conoscenza, sono un passaggio offerto agli innovatori insieme allo scouting del potenziale innovativo (business idea) e il coaching in tutto il percorso di sviluppo dell’impresa: pre-startup, startup, sviluppo e wayout», spiega Annamaria Annicchiarico, direttrice generale del parco scientifico tecnologico barese. Il parco ospita 28 fra agenzie pubbliche, nuclei di ricerca, grandi imprese e Pmi, tutte comprese in un’area di 72.000 mq. Qui si cercano soluzioni per la dematerializzazione e conservazione dei documenti e altre soluzioni per la pubblica amministrazione: informatica, telecomunicazioni e microelettronica gli ambiti privilegiati. Ma anche progetti a vocazione ambientale, come appunto la bicicletta condivisa. Dal 2012 Tecnopolis ha ospitato quasi cinquanta organizzazioni a rotazione e ha incubato oltre dieci nuove realtà imprenditoriali. Il fatturato del 2014 è di circa 1.400.000 euro.

Intuizioni da vendere
E se il posteggio libero me lo trovasse il mio smartphone? L’applicazione per la gestione intelligente dei parcheggi, ovvero da remoto e in tempo reale, si chiama “Clevergy parking by Clevergy”, del gruppo Innowatio, e potrebbe mettere fine all’era in cui cercare un posto auto richiedeva un gran dispendio di carburante e tempo. È un’idea nata nei locali del parco scientifico tecnologico bergamasco, il Kilometro rosso. Qui coabitano e cooperano 42 aziende in un polo che conta oltre 1.500 addetti. Dall’edilizia alla meccatronica, dalla ricerca biomedica al design, al Kilometro rosso si fa open innovation. «È innovazione multidisciplinare – chiarisce Mirano Sancin, direttore per lo sviluppo scientifico e l’innovazione di Kilometro rosso – facendo incontrare diversi settori che si aprono tra loro. Una mission culturale che valorizza le competenze particolari per metterle in circolo in un distretto della conoscenza. Inoltre, chi ha investito in innovazione ha visto risultati in crescita, anche in tempi di crisi». E i numeri confermano: se nel 2010 il giro d’affari ruotava intorno ai 69 milioni di euro, nel 2014 il bilancio ha superato i 150 milioni. Anche grazie a bandi pubblici. Come il progetto Cobra che ha ricevuto recentemente un finanziamento dall’Ue per una ricerca sulle pastiglie dei freni “ecologiche”. La ricerca elaborata da Brembo insieme a Italcementi e Istituto Mario Negri consiste nell’utilizzo di un composto innovativo della pastiglia che aiuta a ridurre l’emissione di polveri in fase di frenata. Il contest K-Idea, invece, premia ogni anno le invenzioni innovative nate nel Kilometro rosso, come la Eco-coffee system, una capsula di caffè riutilizzabile abbinata a un sistema di ricarica che evita sprechi di macinato.

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Pendolari low carbon
A Ravenna i pendolari viaggiano su speciali pullman, i Mhybus, mezzi a idrometano a ridottissimo impatto ambientale. Sono i primi in Europa così: la miscela composta per un 15% di idrogeno e un 85% di metano, permette di ridurre le emissioni. Il loro progetto è nato nel parco scientifico tecnologico Aster ed è coordinato insieme alla Regione Emilia- Romagna, con Start Romagna, Sol spa ed Enea. L’autobus prototipo è ancora utilizzato regolarmente e ha già percorso più di 60.000 km. Gli ideatori del Mhybus hanno ricevuto dalla Commissione europea il premio Best life environment 2014, riservato ai migliori progetti finanziati dal programma Life (Ambiente e azione per il clima). «Abbiamo cercato una tecnologia che potesse essere alla portata dell’azienda di trasporto ma che al tempo stesso potesse dare un significativo beneficio ambientale – racconta Stefano Valentini, responsabile di Aster per il progetto – Una flotta di 10 autobus a idrometano consentirebbe a Ravenna una riduzione delle emissioni di quasi 60 tonnellate di CO2 all’anno». Aster è la società consortile fra la Regione Emilia-Romagna, le università, gli enti pubblici nazionali di ricerca Cnr, Enea, Infn e il sistema regionale delle camere di commercio. Le professionalità inserite si occupano di alta tecnologia meccanica, ambiente, sviluppo sostenibile ed energia, agroalimentare, edilizia e materiali da costruzione, scienze della vita e della salute, tecnologie dell’informazione e della comunicazione. A chi cerca l’occasione per trasformare in realtà un’idea innovativa è dedicato il servizio “Pronti per l’investitore”, di informazione e orientamento per finanziare l’innovazione in impresa. Idee, insomma, al servizio di altre idee. Un’impresa possibile, per ripartire.

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