Nuova Ecologia si rinnova. Nello stile grafico e nella struttura dei contenuti. Diverse la testata e la copertina, con più spazio all’immagine dedicata al tema principale della nostra rivista. Cambiata l’impaginazione, per dare una maggiore leggibilità al testo. Più libera nella sua veste editoriale e più ricca di approfondimenti. Dalle inchieste all’economia civile, dalla ricerca scientifica, a cui è dedicata “Gaia”, alla cultura, dallo spazio per le vertenze e le campagne a quello dei cambiamenti nel nostro modo di consumare, per vivere meglio.
Il primo numero di questa nuova stagione è dedicato all’estate, ormai imminente. Che ci immaginiamo nel segno del turismo sostenibile, a cui le Nazioni Unite hanno dedicato l’anno in corso. “Vacanze vere” è il titolo scelto per raccontare i numeri e le proposte di una scommessa che, come scrive Sebastiano Venneri nel suo commento a pag. 15, è stata già vinta dal nostro Paese: sarà un’estate “verde” per il cicloturismo, gli amanti del trekking e dei cammini, per chi sceglie i parchi e la natura. A cominciare dai territori da “rigenerare”, dopo gli effetti devastanti del terremoto, dall’Umbria alle Marche. Vacanze vere, ecologiche e solidali come quelle che suggeriamo nella Locride, per scoprire la bellezza dei luoghi e delle persone che si impegnano, ogni giorno, contro la ‘ndrangheta.
Nell’editoriale di maggio, dedicato agli eroi dell’ambiente, ho segnalato la contraddizione, stridente, tra la sensibilità diffusa verso una società ecosostenibile, perlomeno in Europa, e il numero impressionante di persone uccise nel mondo perché difendono la loro terra. In questo numero, grazie al reportage di Lorenzo Marinone, a pag. 22, raccontiamo il genocidio che si sta consumando nei confronti del popolo degli Yazidi, per mano dell’Isis ma non solo. E con Lorenzo Lombardi (a pag. 28) torniamo nel luogo di una strage, quella consumata a Bhopal, in India, il 3 dicembre del 1984. Due tragedie lontane fra loro, con cause e responsabilità del tutto diverse, ma con un tratto che le accomuna: quello di essere state rimosse, dalla cronaca e dalla storia. Come sta accadendo per un’altra vicenda, molto più vicina a noi, anche geograficamente: a più di nove mesi dalla prima scossa di terremoto, quella del 24 agosto 2016, come racconta Elisabetta Galgani a pag. 34, sono ancora milioni i metri cubi di macerie rimaste a terra, dalla provincia di Macerata a quella di Rieti. Dimenticate, anche loro.

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