Ha ragione Gian Antonio Stella quando invoca, con il suo editoriale del 31 ottobre sul Corriere della sera, un “grande patto per salvare il Paese”, che ci veda tutti protagonisti e in cui ognuno faccia la propria parte: istituzioni, imprese, associazioni e cittadini. È quello che abbiamo cercato di fare, nel nostro piccolo, anche durante l’assemblea dei circoli di Legambiente, che si è conclusa ieri nel Centro per lo sviluppo sostenibile di Rispescia, in provincia di Grosseto. Un’assemblea in cui abbiamo avuto come ospite e sostenuto concretamente, anche comprandone i prodotti di straordinaria qualità, Valentina Fausti, giovane imprenditrice di Norcia, impegnata a resistere in un territorio duramente colpito dal sisma. Mai avremmo immaginato di risvegliarci ieri mattina con le notizie drammatiche di un’altra devastante scossa. E con le immagini di un Paese quasi in ginocchio, con borghi interi rasi al suolo e decine di migliaia di sfollati. Conosciamo un solo modo di reagire allo sgomento: rimboccarci le maniche. È quello che hanno fatto i nostri volontari del circolo di Rieti, che hanno riavviato subito la distribuzione di generi di prima necessità ai nuovi sfollati. Ma è quello che possiamo fare tutti, sostenendo ancora di più la campagna di raccolta fondi “La rinascita ha il cuore giovane”. Mai come in queste ore è fondamentale che accanto al sostegno di chi ha perso la casa (fortunatamente l’ultima scossa non ha fatto vittime) non si perda di vista la priorità di tenere in piedi l’economia di quei territori, unico vero antidoto a uno spopolamento già in atto, prima dei terremoti iniziati lo scorso 24 agosto. Messa in sicurezza del patrimonio pubblico e privato, prevenzione, nuova consapevolezza civica sul significato di vivere in zone a rischio sono ingredienti fondamentali di quel patto invocato da Stella. Ma è altrettanto indispensabile che in quei territori dell’Appennino metta radici solide una solida e diffusa economia civile, fondata sulla bellezza dei paesaggi, su un patrimonio culturale da tutelare meglio e da ricostruire, sulle produzioni agroalimentari di qualità e un turismo ecosostenibile. Sembra quasi impossibile immaginarla oggi, davanti alle macerie, al dramma degli sfollati e alla paura di nuove scosse. Eppure è proprio quello che dobbiamo fare insieme, perché per costruire futuro non esiste un “prima e un poi”. Dobbiamo reagire e farlo adesso.

Enrico Fontana, direttore de La Nuova Ecologia

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