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La vittoria di febbraio scorso agli Oscar del film The Revenant ripropone il tema uomo-natura sul grande schermo e non solo per l’appello ambientalista lanciato sul palco da Leonardo Di Caprio, vincitore come miglior attore protagonista. Le immense distese innevate del Canada, dove è stato girato il film (ambientato però nel Montana), mostrano Di Caprio, nel ruolo del rude cacciatore di pelli Hugh Glass, costretto a combattere quotidianamente una dura lotta per la sopravvivenza contro un ambiente ostile, quasi capriccioso.

Diverso il rapporto con la natura in un altro film, premio Oscar di 40 anni fa. Era infatti il 1976 quando Akira Kurosawa vinse (come miglior film straniero) con Dersu Uzala, il piccolo uomo delle grandi pianure l’ambito riconoscimento. Erano gli anni in cui la questione ambientale emergeva in tutta la sua complessità e l’opera del regista giapponese divenne il manifesto dell’esigenza di un approccio più rispettoso ai temi ambientali. Anche qui l’anziano cacciatore Dersu Uzala vive nei freddi e sterminati spazi della taiga russa, ma il suo rapporto con la natura, quasi animistico, è di totale compenetrazione, di osservanza delle regole naturali.

Questa sottolineatura manca nel film di Iñárritu e il mito della wilderness torna sui canoni classici, ovvero con l’uomo unico punto di riferimento. Vengono così sfumate quelle pennellate “green” che film come Into the wild di Sean Penn e Wild di Jean-Marc Vallée sembravano aver voluto affermare nel mito statunitense della natura selvaggia.

Studioso di tematiche giuridiche agraristiche-ambientali, come giornalista collabora con diverse testate, lavora in uffici stampa e ha condotto trasmissioni radio e tv. Ha insegnato “Diritto e legislazione dello spettacolo” presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo ed è il direttore artistico del Green Movie Film Fest.
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