Navigando verso Aenaria

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È una storia che comincia da lontano e abbraccia tre generazioni di gente di mare. Alla fine degli anni ‘80 un gruppo di pescatori, a loro volta figli di pescatori, della zona di Ischia Ponte si riunirono in cooperativa per poter svolgere, oltre l’attività di pesca, anche il trasporto passeggeri, il noleggio e l’ormeggio di barche. Con il tempo i loro figli hanno iniziato a partecipare, durante le vacanze estive, all’attività dei genitori, portando con sé la voglia di innovazione. Ascoltando i loro padri e nonni raccontare delle rovine nascoste sotto la sabbia dei fondali antistanti il Castello e gli Scogli di Sant’Anna, i ragazzi della terza generazione si sono messi in testa un’idea meravigliosa. È nata così nel 2002 la Marina di Sant’Anna s.r.l., una società con lo scopo primario di realizzare attività turistiche culturali nel rispetto dell’ambiente.

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Aenaria: il recupero di un frammento di colonna rinvenuto nel corso degli scavi

L’isola d’Ischia è ricca di storia: oltre al Castello Aragonese e a edifici e chiese di epoche diverse, ci sono i resti della civiltà greca di Pithecusa, rinvenuti a Punta Chiarito, nella zona sud-ovest dell’isola e conservati al museo di Villa Arbusto, a Lacco Ameno. Ma dell’insediamento di epoca romana di Aenaria, benché noto attraverso i resoconti degli storici, restava ben poco. O almeno così si credeva. «Quando nel 2010 ho proposto alla Soprintendenza dei Beni Archeologici di Napoli un percorso basato sulla mia tesi di laurea in Scienze turistiche, neanche io immaginavo quello che sarebbe accaduto – ricorda Gaetano, uno dei ragazzi – L’idea era quella di un itinerario fra il Castello, la Torre dell’Orologio, la Torre Guevara, e includeva l’ipotesi di un percorso subacqueo». La svolta avvenne quando, per svolgere i sondaggi preventivi, fu scelta l’archeologa Alessandra Benini. «In teoria ero un po’ un cane da guardia – racconta – esercitavo il controllo istituzionale su un’attività economica che non sembrava avere un grande spessore scientifico. Ben presto però è stata evidente sia a me sia alla Soprintendenza la serietà che questi ragazzi mettevano nella ricerca, seguendo alla lettera le nostre indicazioni. Il risultato è la scoperta, sotto la baia di Cartaromana, del porto di Aenaria, e il ritrovamento di reperti unici come una cassaforma in legno perfettamente conservata dopo 2000 anni».

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Autofinanziandosi e dedicando ogni minuto libero al progetto, i ragazzi hanno messo a punto un itinerario che percorrono con una barca dal fondo trasparente, e che coniuga archeologia e biologia. L’ultima novità è la sala multimediale “Navigando verso Aenaria”, un antico locale ristrutturato con le loro mani, per svolgere attività educative e divulgative. «La mia competenza di muratore mi è servita non solo per i lavori della sala – dice Pasquale – ma anche per imparare a riconoscere, sotto la guida della dottoressa Benini, i manufatti antichi. Oggi so cos’è un opus reticulatum». Intanto gli scavi proseguono: «A ogni immersione è possibile trovare qualcosa di nuovo – afferma Giovi, esperto sub – e l’emozione è sempre quella della prima volta».

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Educatrice ambientale, pedagogista, autrice di narrativa per ragazzi a tema ambientale. Scrive per alcune testate dell’isola d’Ischia in tema di attualità, ambiente, didattica. Le sue ricerche più recenti riguardano il rapporto fra cura dell’ambiente e felicità individuale.
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