Nasce il Forum QualeMobilità

Il 29 maggio prossimo, a Porta Nuova a Milano, grazie a Legambiente e Lorien Consulting

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Il 29 maggio prossimo, a Porta Nuova a Milano, grazie a Legambiente e Lorien Consulting, inizia il suo percorso il Forum QualeMobilità e l’osservatorio nazionale sugli stili di mobilità degli italiani (qui il programma e la possibilità di iscriversi). Un Forum perché? Perché la mobilità del futuro, che sarà elettrica, zero emissioni, connessa, intermodale, spesso non proprietaria (sharing), talvolta a guida automatica (come le nuove metropolitane), ha bisogno di mettere al centro l’uomo mobile e non più il mezzo, l’automobile. E soprattutto ha bisogno di sancire nuove alleanze e collaborazione tra mondi diversi, capaci di riscrivere il codice della strada come gli accessi al centro delle città, come è successo per l’AreaC di Milano. Paga chi vuole o deve entrare con l’auto (salvo le ibride ed elettriche) e con i proventi si finanziano più mezzi pubblici e bike sharing. Così l’accesso al centro di Milano è oggi più facile e mediamente meno costoso per più cittadini di prima!

Tre i principali temi all’attenzione del primo appuntamento milanese del Forum: la transizione verso una mobilità a zero emissioni, la riforma del codice della strada e i nuovi mezzi elettrici, il ridisegno delle strade e degli spazi pubblici, soprattutto nelle città. Il tema della transizione verso le emissioni zero è di grande attualità: siamo allo scontro violento contro le lobby petrolifere. E’ di questi giorni il rinvio della pubblicazione della “nuova SEN”, il documento strategico che il governo deve mandare all’approvazione del Parlamento per rispettare le direttive europee e gli accordi internazionali di Parigi a salvaguardia del clima planetario. L’Europa ci chiede di ridurre le emissioni (settore civile e trasporti) del 33% al 2030. La bozza di piano del governo chiede ai trasporti di contribuire (presentazione alle commissioni parlamentari del 10 maggio) solo del 21-25%. Vuol dire avere in circolazione meno auto di oggi, 5 milioni delle quali ibride ed elettriche. Sono tali le pressioni che il Governo decide di rinviare persino l’uscita della bozza di consultazione del Piano prevista per metà maggio. Il 29 maggio a Milano ascolteremo anche le case automobilistiche, come Toyota, che punta ad abbattere del 90% le emissioni di CO2 al 2050: oggi con il full-hybrid (il motore che va 50% del tempo in elettrico), domani con l’idrogeno. C’è chi punta direttamente sul tutto elettrico, come l’Enel, Cobat (consorzio riciclo batterie), case automobilistiche come BMW. Sul servizio (sharing), sulle flotte a noleggio più che sull’acquisto di auto di proprietà famigliare, come i nuovi produttori italo-cinesi di Sare’NGo.

E non è un futuro lontano. Quando nel 2001, con un circolo Legambiente e tre auto a noleggio, abbiamo aperto il primo servizio di car sharing in Italia non potevamo immaginare che Milano nel 2016 avrebbe avuto 100 mila abitanti in più e 60 mila automobili di meno. E molte più biciclette e motori elettrici in circolazione. In Italia, nel 2016, si sono vendute appena 1.500 auto tutte elettriche, 40 mila ibride-elettriche, quasi 100 mila e-bike e 40 mila micro veicoli elettrici a uno e due ruote (renderemo pubblico un bel dossier Legambiente sul tema). Poco rispetto alle 300 mila auto elettriche e 30 milioni di e-bike della Cina. Ma la proporzione è questa, per ogni auto elettrica, nel mondo si vendono 50 o 100 volte più veicoli elettrici a una, due, tre ruote. Talvolta paccottiglia insicura, ma anche monoruota e monopattini curati e sicuri, connessi con App, biciclette a pedalata assistita con localizzatore, gps e blocco antifurto: anche da noi, nei sogni dei ragazzi, il motorino due tempi è scomparso. Eppure il codice della strada non li prevede, è fermo al ‘900: non garantisce la sicurezza dell’utenza debole, dei ciclisti e dei pedoni, ma multa e sequestra qualsiasi veicolo non previsto vent’anni fa. Per esempio il risciò a pedalata assistita per il trasporto delle persone.

Infine, i comuni si sono accorti che hanno a disposizione un ulteriore strumento per trasformare la mobilità: il ridisegno dello spazio pubblico. Considerare la strada, la piazza, lo spazio pubblico, specie in città, un bene comune. Magari le stesse strade di oggi, ma ridisegnate, con la partecipazione dei cittadini, perché servano anche per la relazione e il mercato, con panchine, tavolini, chioschi e bancarelle. Per resistere meglio al cambiamento climatico, quindi con più alberi e aiuole, canaline di scolo e asfalti drenanti. La strada per la mobilità, dolce e veloce, debole e attiva, per posteggiare biciclette e ricaricare autoveicoli, prevalentemente condivisi, per i bus elettrici capaci di ricaricarsi ad induzione alla pensilina della fermata. Futuro? No, presente. O almeno, è il presente nella riqualificazione di molti centri urbani, piazze storiche e rigenerazione di periferie, in Italia, nelle città del centro e nord Europa, come a Toronto e New York, Bogotà e Singapore. Tanto presente il tema, che ha convinto Siteb, l’Associazione italiana Bitume Asfalto Strade, a lavorare per alcuni mesi con Legambiente, consulenti tecnici Ambiente Italia, Polinomia e Impresa Bacchi, elaborando un ricco dossier

Segreteria nazionale Legambiente, socio fondatore, responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007), Viaggiare leggeri (2008), Green Life, (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org
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