Memoria nucleare

babushkas_Babushka-with-Pumpkins_Original

Film, libri, fotografie. A trent’anni dal disastro non si ferma la spinta di tutti coloro – artisti, giornalisti, scrittori e registi – che partono per capire ciò che è successo. Raggiungono le zone contaminate perché vogliono saperne di più sulla catastrofe nucleare del 1986 e raccontarlo. A volte questo “di più” è la dimensione privata, come nel caso de “La supplication – voices of Cernobyl”, proiettato in anteprima al Trieste film festival, un vero e proprio memoriale dei sopravvissuti. Un film che, come il lavoro teatrale di Roberta Biagiarelli ha ripreso il filo rosso del libro Preghiera per Chernobyl, dell’acclamata Nobel per la letteratura 2013 Svetlana Aleksievič. Di tutt’altro tenore il film “Il complotto – The russian woodpecker” di Chad Gracia, in uscita ad aprile, che racconta il punto di vista di un artista ucraino che cerca i responsabili del disastro, descrivendo le contraddizioni della Russia che nascose l’informazione sulla reale entità della tragedia, fino all’ipotesi fantapolitica di una responsabilità sovietica nel disastro. E poi, ancora, da vedere è il film The babushkas of Chernobyl di Anne Bogart e Holly Morris, vincitore di diversi premi internazionali e realizzato grazie a un crowdfunding. Non è ancora uscito in Italia e racconta la vita delle nonne, “babushkas” in russo, di Cernobyl: una comunità di donne anziane che, ignorando gli ordini governativi e gli allarmi sanitari, continua a lavorare sodo per coltivare una terra giudicata inabitabile, in uno degli ambienti più tossici sulla terra. Intorno a loro i vicini di casa sono fuggiti da lungo tempo e i loro mariti sono morti.

Davanti alla mancanza di immagini allora, oggi forse si sta cercando di riempire con i video la memoria di ciò che è stato. Sono tantissimi i video, i documentari anche brevi caricati su Vimeo e Youtube. Uno su tutti: Postcards from Pripyat, Chernobyl, di soli tre minuti, pubblicato su Vimeo a fi ne 2014 dal regista britannico Danny Cooke. Molte delle immagini sono state girate con un drone, altre a terra con la telecamera in spalla, entrambe molto preziose documentano le aree attorno alla centrale abbandonata. Testimonianze di una vera e propria riappropriazione da parte della natura dell’area contaminata, una natura purtroppo ammalata cronicamente. Se le immagini video ormai sono tantissime, è sconfi nata anche la letteratura sulla catastrofe: dalle inchieste alla letteratura, dai libri fotografici fino ai fumetti.

Accanto al classico Ti ricordi di Cernobyl? di Lucia Venturi, che offriva una dettagliata ricostruzione a vent’anni dal disastro, troviamo una vera e propria indagine sul campo, quella di Emanuela Zuccalà col suo libro Giardino atomico: la giornalista è arrivata a toccare con mano il sarcofago, tre decenni dopo. Accanto al Cernobyl 1986-2006: una storia lunga 10 anni, manuale anche fotografico del lavoro di Legambiente nelle aree contaminate di Bielorussia e Ucraina, si trova un libro di tutt’altro tenore, più simile a un romanzo. Si tratta di Chernobyl di Francesco Cataluccio: per l’autore l’incidente nucleare fu solo l’ultimo anello di una lunga catena di tragici accadimenti, tra massacri, deportazioni e stermini di genti e di culture, che hanno martoriato quel lembo di terra, oggi ucraina. Non manca all’appello della produzione libraria il fumetto Chernobyl – una storia dimenticata di Paolo Parisi, edito da Becco Giallo, e Niet Problema, libro fotografico di Pierluigi Senatore e Luigi Ottani, da cui è tratta la mostra fotografi ca che Legambiente propone in questo trentennale. Una produzione culturale enorme che non si arresta e che sembra voglia ribadire “mai più”.

Giornalista professionista, da sempre si occupa di questioni ambientali, sociali e di genere. Dal 2003 a La Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, di cui è stata anche coordinatrice, oggi segue la cultura e non solo. Da sempre realizza servizi video (dalle riprese alla post-produzione) per la televisione e per il web. Tra le sue collaborazioni quella con il "Nuovo Paese Sera" e "Left- Avvenimenti". È presidente dell'associazione culturale Marmorata169 che si occupa di "racconto di città". Contatti: galgani@lanuovaecologia.it @eligalgani
Ultimi articoli di

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *