Fra le maschere del Burkina Faso

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Mascherarsi e danzare. Così si entra in contatto col mondo intangibile per molte religioni dei paesi dell’Africa occidentale. Gli spiriti che abitano luoghi desolati e misteriosi sono l’origine dei multiformi riti associati ai travestimenti in Burkina Faso. Sono loro, si crede, i creatori della prima maschera, la più sacra, che gli uomini tentano di imitare creandone di proprie per accompagnare l’anima di un defunto nel suo viaggio verso gli antenati. Ma anche oltre le cerimonie religiose, fra le sessanta diverse etnie del paese sono comuni spettacoli quotidiani durante i giorni di mercato per attirare i clienti e stimolare l’economia locale. Vengono indossati costumi fatti di legno, fibre vegetali, stoffe e foglie, dipinti tradizionalmente di bianco, nero e rosso, i colori vegetali che gradualmente si sono moltiplicati con l’arrivo delle tinture industriali. Possono rappresentare animali come vacche, iene, coccodrilli o galli, o essere astratte ed esprimere concetti.

Foto-di-Anthony-PapponeA ogni maschera è associato un diverso grado di sacralità e spesso una musica o un ritmo specifici. Dal 1995 tutti gli anni pari a Dédougou, una città a 230 km dalla capitale del Burkina Faso, Ouagadougou, si tiene il “Festival internazionale delle maschere e delle arti”: ideato da un gruppo di studenti con l’obiettivo di preservare la diversità delle tradizioni culturali di quest’area del continente.
Dal 27 febbraio al 5 marzo la cittadina ospiterà artigiani e commercianti durante una settimana nella quale le maschere provenienti da Mali, Benin, Costa d’Avorio, Gambia e Togo, oltre che dal paese ospitante, saranno esposte, ammirate, indossate e animate.

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