Solare ed eolico

Ma sull’energia il guru sbaglia

L’ipotesi di Gaia, la biosfera come superorganismo “robusto” che si difende conservando l’insieme delle relazioni fra i suoi componenti, ha fondamento, oltre che fascino. Ma sembra quasi un controsenso – come fa il suo autore, Lovelock, nell’intervista a Nuova Ecologia – applicarla a quei “piccoli” sottosistemi che sono le città. Saranno anche resilienti, ma col loro ingrandirsi e diventare sempre più “bacini d’attrazione” configurano l’opposto della sostenibilità.

Non sarà lo sconvolgimento climatico a “rompere” l’omeostasi di Gaia e poi la specie umana ha grandi capacità di adattamento. Quel che però sembra sfuggire agli “orfani del nucleare” è altro: il grande cambiamento in corso e il dibattito scientifico degli ultimi 10 anni; la rottura della stabilità climatica in atto, denunciata già nel 2002 da un rapporto dell’Accademia delle scienze Usa; la presa di posizione, dopo tre anni di lavori, con la quale le Accademie delle scienze di tutto il mondo si rivolgevano ai G8 di Gleneagles (2005) e San Pietroburgo (2006), sottolineando ai grandi decisori il link energia/cambiamenti climatici con la richiesta di una prompt action contro quella che Science definiva la minaccia più grande.

L’Ue, recependo quell’appello, varò i tre 20% al 2020 nel 2007, divenuti riferimento per i governi del mondo. E su Parigi, a fine anno, sono accesi riflettori speranzosi, perché anche Usa e Cina sembrano sempre più impegnati su quel percorso. Guardando più prosaicamente al mercato, già due anni fa le rinnovabili hanno raggiunto il 20% dei consumi energetici mondiali, con quelle “non tradizionali” al sorpasso dell’energia da biomasse. L’Ue sta poi raggiungendo ora la riduzione del 20% delle emissioni di CO2 rispetto al 1990. I tre 20%, che stanno diventando 30 o 40, conducono il mondo verso una nuova società energetica: riduzione dello spreco, forme di energia diffuse sul territorio, più controllabili e gestibili socialmente fino all’autoproduzione e all’autoconsumo. Una “democrazia” energetica, contrapposta all’autoritarismo e ai segreti del nucleare.

In costante declino dal 2001, come lamentava il rapporto Iaea di quell’anno, il nucleare copre il 2% dei consumi globali. E mentre entro quest’anno 91 reattori avranno raggiunto i 40 anni di vita, chi li fabbrica non è neanche in grado di mantenere il ritmo di sostituzione. Sarà un miracolo se saranno connesse alla rete sei nuove centrali. Tecnologia vecchia, al di là di fatui make up, il nucleare sarà archeologia industriale nel giro di pochi decenni. Invece gli effetti della contaminazione radioattiva delle sue scorie accompagneranno l’umanità per migliaia di generazioni.

Spiace il disinformato cinismo su Fukushima. Stando alle correlazioni dose/effetto stabilite dall’Icrp, l’organismo che segue per l’Onu la protezione dalle radiazioni, le vittime della radioattività sprigionata dalla catastrofe del 2011 saranno in trent’anni più delle salme che abbiamo visto rotolare fra i flutti. Ma per loro non ci saranno le lacrime del mondo.

L’autore è docente di fisica all’università di Roma e membro della presidenza del comitato scientifico di Legambiente

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