Il termine scienza deriva dal verbo latino scire, conoscere. Ognuno di noi deve sapere che cosa sta mangiando, come è stato prodotto il cibo e quale impatto ha sulla nostra salute. È fondamentale per gli uomini la conoscenza della biodiversità, della vita dei semi, del suolo e delle diverse stagioni. Gli agricoltori sono stati gli esperti in questi settori, così come gli scienziati ecologici che studiano l’evoluzione dei microrganismi, le piante e gli animali, la rete ecologica e quella alimentare del suolo. Nell’agricoltura intensiva la conoscenza dei sistemi viventi è assente, il suolo è considerato un contenitore vuoto da riempire con fertilizzanti sintetici, le piante sono viste come macchine che seguono un input. Questo complesso di conoscenze come l’interazione, l’organizzazione e il rinnovamento del suolo, che prima appartenevano solo agli agricoltori, è ora confermato dagli scienziati ecologici. L’approccio scientifico alla produzione di alimenti non è l’agricoltura industriale ma l’agroecologia.

L’epigenetica e la consapevolezza che le cellule sono in costante comunicazione le une con le altre sta portando alla nascita di un nuovo paradigma: i sistemi viventi non sono materia morta, assemblati come una macchina, ma comunicazione e intelligenza. In questi ultimi tempi è sembrato che solo il paradigma meccanicistico abbia avuto basi scientifiche, ma avere un quadro solo di una piccola e frammentata parte dell’agricoltura, e non riconoscere le connessioni fra suolo, stagioni, semi e alimentazione, si traduce in ignoranza.

È ormai appurato che il seme ha una sua intelligenza: si riproduce, si moltiplica, si organizza, si evolve costantemente. Gli agricoltori, specialmente le donne, hanno unito la loro intelligenza con quella del seme, e attraverso la coltivazione hanno addomesticato piante selvatiche, portandole a sviluppare un adattamento a climi e culture diverse, migliorato la nutrizione e il gusto, aumentato la resilienza. I semi sono stati migliorati sempre sulla base di criteri ecologici e sociali, non economici: da questo non si genera miglioramento. Le argomentazioni a sostegno del controllo dei semi da parte dei sistemi alimentari si basano sempre sul “miglioramento” dei semi, ma ciò che non dicono è che i semi industriali sono soltanto “migliorati” nel contesto di una maggior dipendenza da sostanze chimiche e di un maggiore controllo da parte delle multinazionali. Da qui agli ogm il passo è breve. L’ingegneria genetica ridefinisce il seme come invenzione aziendale per rivendicare brevetti e raccogliere royalty. Si sostiene che gli ogm aumenteranno la produzione di cibo e che l’ingegneria genetica è una tecnologia precisa. Ma non è vero. Innanzitutto l’ingegneria genetica si basa sul falso presupposto che un gene dà origine a un tratto. In secondo luogo è così imprecisa che gli antigeni marcatori devono essere aggiunti perfino per sapere se il gene è stato effettivamente introdotto nella cellula della pianta e per far questo devono essere aggiunti geni provenienti da virus. Infine, perché i geni da organismi indipendenti comprendono geni batterici e virali con effetti sconosciuti sull’organismo e sull’ecosistema in cui è introdotto.

Non si conosce l’effetto a breve o lungo termine che un alimento gm può avere sul nostro organismo. Si sostiene che la tossina Bt negli ogm degradi, ma è stato scoperto che sopravvive nel sangue di donne in gravidanza e feti. Si sostiene che le colture Roundup Ready (marchio registrato da Monsanto per le sue colture gm al fi ne di tollerare erbicidi a base di glifosato, ndt) siano sicure per gli esseri umani perché noi non abbiamo la via dell’acido shikimico (una via metabolica trovata in batteri, piante, funghi, alghe e parassiti, ndt). Ma dei 600 miliardi di cellule del nostro corpo solo 6 miliardi sono umane, il resto batteriche. E i batteri hanno la via shikimate. Le colture Roundup stanno uccidendo i batteri nel nostro intestino, portando gravi epidemie. E siccome l’intestino e il cervello sono interconnessi si avrà il serio rischio dell’aumento dei problemi neurologici, come autismo e Alzeimher.

Come osservò Einstein, “due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro circa l’universo”.

(Traduzione di Stefania Marchitelli)

 

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