L’Italia ratifica l’Accordo
di Parigi

Accoordo di ParigiIl Senato ha dato il via libero definitivo al disegno di legge di ratifica (ddl) dell’Accordo di Parigi, il trattato internazionale sui cambiamenti climatici, giuridicamente vincolante, nell’ambito del quale ogni Stato assumerà impegni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, a partire dal 2020, o anche prima se l’entrata in vigore lo permetterà. L’approvazione del Senato arriva giusto in tempo per l’apertura della Conferenza sul Clima (Cop22), che si tiene a Marrakech dal 7 al 18 novembre. Una svolta nella lotta ai cambiamenti climatici, dovuta soprattutto all’accelerazione impressa da Cina e Stati Uniti con l’annuncio congiunto della ratifica dell’Accordo al G20 dello scorso settembre. L’Europa si è accodata all’ultimo momento utile – lo scorso 5 ottobre – per consentire l’entrata in vigore dell’Accordo e con la vistosa assenza dell’Italia, che ha terminato il processo di ratifica solo oggi.

Per la prima volta le due principali economie responsabili dell’attuale crisi climatica – insieme rappresentano il 38% delle emissioni carboniche totali –  prendono la leadership dell’azione climatica globale impegnandosi ad agire subito senza attendere il 2020, come concordato lo scorso dicembre a Parigi. A questo punto l’agenda della Cop22 – con l’entrata in vigore anticipata – si concentrerà sull’azione climatica globale necessaria per dare gambe all’Accordo. A partire dalla definizione delle modalità di revisione – prevista dall’Accordo per il 2018 – dei primi impegni sottoscritti a Parigi. Inadeguati a centrare l’obiettivo ambizioso di contenere entro la fine del secolo l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto della soglia critica di 2°C e di mettere in atto tutti gli sforzi possibili per non superare 1.5°C, così da meglio contenere i rischi per le comunità vulnerabili dei paesi poveri. Obiettivo questo che implica zero emissioni entro il 2050.

L’Europa deve pertanto arrivare a Marrakech con un piano per l’aumento dell’attuale impegno di riduzione delle emissioni al 2030, in modo da poter giocare concretamente un ruolo di leadership nel processo di revisione previsto per il 2018. L’Unione europea – in coerenza con l’Accordo di Parigi – deve ridurre le sue emissioni di almeno il 55% entro il 2030. Un obiettivo ambizioso, ma raggiungibile. Secondo il Rapporto di Ecofys per il Parlamento europeo, solo con il raggiungimento congiunto degli obiettivi del 30% di rinnovabili e del 40% di efficienza energetica si realizzerebbe una riduzione delle emissioni climalteranti del 54%. In Europa ci sono tutte le condizioni per poterlo fare. Abbiamo già un trend di riduzione delle del 30% al 2020. Rivedere l’attuale impegno del 40% è pertanto possibile senza grandi sforzi e con un impatto positivo sull’economia europea. È ormai provato che l’azione climatica fa bene alla nostra economia. Nel periodo 1990-2014 si è registrato un forte disaccoppiamento tra riduzione delle emissioni ed aumento del Pil. Mentre le emissioni sono diminuite del 24.4%, il Pil europeo è invece aumentato del 47%.

«Non è più il tempo del rinvio. Serve subito un forte segnale dall’Europa. A partire da Marrakech, dove deve riconquistarsi con i fatti la storica leadership ormai in declino – ha dichiarato la presidente di Legambiente Rossella Muroni – L’Italia abbia il coraggio di dare un segnale forte e di cambiamento dimostrando di essere in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici. Al Governo chiediamo di dotarsi di una nuova Strategia Energetica Nazionale che abbia al centro la conversione verso una economia low carbon con scadenze e impegni precisi».

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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