L’isola degli abusi

Dai falsi ruderi alle strade illegali. L’Elba ha il record in Toscana del cemento fuori legge per abitante. Ma grazie alle battaglie di Legambiente molto patrimonio naturale è in salvo

di UMBERTO MAZZANTINI

L’Isola d’Elba è il territorio della Toscana dove ci sono stati più abusi edilizi procapite (in qualche Comune c’è ancora l’ufficio condoni) e dove si registrano i più alti numeri di “case fantasma” sconosciute al Catasto. Un fenomeno che continua ancora oggi, con la costruzione di falsi ruderi per realizzare “ampliamenti” o costruzioni e strade di accesso completamente abusive, come scoperto diverse volte dai carabinieri forestali e come denunciato più volte dal circolo Legambiente Arcipelago Toscano. Eppure, chi arriva all’Elba non si trova certo di fronte allo sfacelo urbanistico visibile sulle coste laziali e dell’Italia meridionale.

«C’è quello che noi chiamiamo “abusivismo di qualità” – dicono scherzando i legambientini elbani – perché l’istituzione del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano e le nuove normative urbanistiche regionali hanno impedito che l’abusivismo edilizio e la smania cementificatrice traboccassero dalle piane costiere verso le colline. Il resto lo ha fatto la crisi e ora i paesi dell’Elba pullulano di cartelli “vendesi”, ma il mercato è bloccato». Insomma, l’offerta supera ormai la domanda in un’isola con meno di 30mila abitanti, dove nel 2001 si contavano già 22.000 seconde case e dove gli appartamenti dei piani di edilizia economica e popolare venivano venduti direttamente alle agenzie immobiliari (a volte con promessa di ottenimento della residenza), se non addirittura su ebay.

II sacco delle coste e delle colline dell’Elba, seppure “discreto”, sembra essere rallentato fino a quasi esaurirsi, ma la terza isola italiana potrebbe oggi avere un altro volto se dai primi anni Duemila in poi Legambiente non avesse promosso il movimento “Sos Elba” contro le cementificazioni e se, con le sue osservazioni puntuali quanto solitarie, non avesse impedito che i nuovi piani strutturali proposti dagli otto Comuni elbani realizzassero altri 3 milioni di metri cubi di cemento, un terzo di quanto già costruito sull’isola. Un lavoro difficile e faticoso, che continua, in cui quasi sempre Legambiente si è sostituita a minoranze consiliari inerti, che condividevano le linee cementificatorie delle maggioranze di diverso colore. Spesso gli ambientalisti hanno trovato sostegno solo nelle forze dell’ordine, che hanno evitato altri scempi e sanzionato gli abusi. Anni duri, di lotta anche contro l’inutile cemento “legale” previsto dagli strumenti urbanistici, ma ne è valsa la pena, perché è grazie a quelle battaglie se l’Elba è rimasta verde e bella.

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
[twitter-timeline id=657236406335574016 username=lanuovaecologia]
Ultimi articoli di

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *