Libri sulla rocca

Civita di Bagnoregio
Civita di Bagnoregio (Vt)

Massimo Arcangeli, linguista, critico letterario e sociologo della comunicazione, insegna all’università di Cagliari. È garante per l’italianistica nella Repubblica Slovacca e componente del collegio di dottorato in Linguistica storica e Storia linguistica italiana dell’università La Sapienza di Roma. Collabora con la società Dante Alighieri, l’istituto dell’Enciclopedia italiana Treccani e le maggiori testate giornalistiche nazionali. Il suo ultimo libro s’intitola “Biografia di una chiocciola. Storia confidenziale di @” (Roma, Castelvecchi, 2015). È lui ad aver ideato, insieme allo studioso di mass-media Giancarlo Liviano D’Arcangelo, “La parola che non muore”: un festival nato nello scorso ottobre a Civita di Bagnoregio, una frazione di soli 12 abitanti nel viterbese, che punta a salvaguardare i libri e i piccoli borghi a rischio di spopolamento (giovedì a Roma si presenta “La cultura in cammino nell’Italia centrale”, che coinvolgerà altri tre festival, vedi qui l’evento, ndr). «Perfino il New York Times ha parlato qualche mese fa di Civita – spiega – Un paese che non vuole morire, ma anche un simbolo naturale della cultura che resiste, attraverso la conservazione caparbia di una memoria che si tramanda da secoli».

Come cambiano le modalità di lettura nella società contemporanea?
La civiltà occidentale si è retta per secoli su una conoscenza alfabetica. Con l’invenzione della stampa e il definitivo abbandono della “scriptio” continua quella conoscenza si è progressivamente affinata: la presenza di spazi bianchi separatori tra i singoli caratteri tipografici ha favorito la loro percezione come elementi distinti gli uni dagli altri e in successione. Se i “saperi” alfabetici oggi sono in crisi è anche per gli effetti scaturiti da una comunicazione in rete che ha reso problematico il valore di quegli spazi bianchi. Anche la lettura “verticale”, favorita dagli antichi rotoli come dal libro a stampa, è sempre più disturbata dalla “reticolarizzazione” del testo elettronico, dalla disposizione “stellare” o “orbitale” dei materiali da leggere: costringe il lettore a un continuo andirivieni fra testo principale e testi secondari, reso possibile dalla presenza di link, menu, sottomenu e altri sistemi di rinvio e di compartimentazione dell’informazione.

Ma in questo scenario che fine faranno i libri per come li abbiamo conosciuti fino ad oggi?
I “vecchi” libri, se sopravvivranno, si trasformeranno anche per effetto dei grandi cambiamenti che investono lo stesso mondo virtuale. È stato via via definito cyberspazio, cybersfera, tecnosfera, blogosfera, ma anche quest’ultima ha fatto il suo tempo. Pare essere diventata, come qualcuno ha scritto, una “quisfera”, fa della rete un mezzo per incontrarsi, manifestare, protestare, ribellarsi: il web, intrecciandosi con le nostre vite ogni giorno di più, appare sempre meno separabile dai noi. Le stesse categorie dello spazio e del tempo, come siamo abituati a considerarle, cedono via via a una modernità de-territorializzata e acronica, che esige approcci più “liquidi”. Non può sottrarsi al quadro il libro “materiale”, destinato anch’esso – se, ripeto, sopravvivrà – a un futuro morfologico più “fluido”.

Qual è l’obiettivo del progetto a Civita di Bagnoregio?
Siamo partiti dalla necessità di conservare la memoria libraria organizzando diverse iniziative centrate sulla parola: quella etica, per riflettere intorno alla narrativa chiamata a rispondere sul piano morale, quella immaginata per aprire una finestra su possibili scenari esperienziali. E ancora la parola senza barriere, una sezione dedicata al reportage come racconto del mondo. Durante il festival una telecamera ha registrato gli interventi di chi ha voluto dichiararsi cittadino virtuale di Civita regalando uno o più volumi da accogliere in una futura “Casa del libro” aperta al pubblico, che si trasformi in residenza per un poeta, uno scrittore, uno studioso, un giornalista, un regista o un artista perché ne faccia, per un mese l’anno, luogo di ritiro, di concentrazione, di riflessione per il suo lavoro. Tutto questo nella speranza di non far morire, anzi di veder rinascere uno splendido borgo come Civita che tutto il mondo c’invidia. E adesso puntiamo a costruire una rete che coinvolgerà diverse località simili, italiane ed europee, formata da persone motivate dall’amore per i libri e dal senso di responsabilità civica.

Carlo Pulsoni ha studiato Filologia Romanza a Roma, presso l'Università "La Sapienza", laureandosi con Aurelio Roncaglia e addottorandosi con Roberto Antonelli. Dal 1998 al 2006 ha insegnato nell'Università di Padova, dove ha creato e diretto il Centro di studi galeghi. Attualmente è professore ordinario di Filologia romanza presso l'Università degli Studi di Perugia. Ha tenuto seminari e conferenze presso varie università italiane ("La Sapienza" di Roma, Chieti, Ferrara, Udine, Firenze ecc.), europee (Cluj, Siviglia, Santiago de Compostela, Barcellona, Bergen, Lisbona, Coimbra, Budapest, Praga, Granada, Berlino, ecc.) e americane (Chicago, Madison, Bloomington). Ha progettato e realizzato le seguenti mostre: "Le vie del pellegrinaggio: Santiago de Compostela" (Padova 2004); "Le prime edizioni italiane di Hemingway" (Perugia 2007); "Un editore europeo: Vanni Scheiwiller e i suoi amici" (Perugia 2010); "Sacrificio e silenzio", in collaborazione con Carlo Scagnelli (Piacenza 2013). Suo il sito www.insulaeuropea.eu
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