A lezione dai Comuni virtuosi

Stop al consumo di suolo. Ma non solo. Oggi a San Lazzaro di Savena questa e molte altre buone pratiche faranno scuola nel corso di Altra amministrazione. Un’iniziativa di formazione promossa dall’associazione che le riunisce

 

san lazzaro di savena

Amministrare arrestando il consumo di suolo. Non solo è possibile ma necessario. Lo provano le esperienze di tanti comuni che hanno fatto della pianificazione a saldo zero il punto di forza di una corretta politica. Oggi si pongono come esempi virtuosi che ormai da anni hanno tracciato gli strumenti e le soluzioni.

In uno di questi, a San Lazzaro di Savena, nella giornata di oggi, questa e molte altre buone pratiche faranno scuola nel corso di Altra amministrazione. Un’iniziativa di formazione promossa dall’associazione dei Comuni virtuosi, che nel primo incontro dell’anno approfondirà con quattro esperti, tra cui la presidente di Legambiente, Rossella Muroni, il professore Paolo Pilieri, il medico Bengasi Battisti e Alberto Bellini, proprio la buona gestione dei beni comuni che ruotano intorno a 4 elementi: acqua, aria, fuoco e terra. E quindi si affronterà dal punto di vista della democrazia partecipata e della sostenibilità i temi della gestione idrica, dell’inquinamento atmosferico, della generazione distribuita delle rinnovabili e appunto del consumo di suolo.

E proprio in questo comune alle porte di Bologna, la giovanissima sindaca Isabella Conti, ha fermato la lunga e potente mano delle cooperative di costruttori: ha cancellato un progetto di espansione urbanistica nell’area di Idice, un’area agricola di pregio e dato un nuovo indirizzo basato sulla salvaguardia del suolo e della rigenerazione urbana, tanto da meritare il premio Sterminata bellezza di Legambiente.

«Restituire valore al suolo, da sindaco – commenta Isabella Conti – vuol dire trovare traduzione concreta amministrativa, tecnica e pianificazione pionieristica». A San Lazzaro di Savena, la ricerca di nuovi strumenti ha infatti al momento dato vita a un uso diverso del territorio: grazie a un bando vinto da Alce Nero, la vecchia stazione ecologica, con l’edificio dismesso, è in via di bonifica per ospitare una delle più importanti realtà italiane del biologico. Inoltre, grazie all’assegnazione al Comune di un bando di 2 milioni di euro, il plesso scolastico è stato riprogettato per diventare un grande campus verde, senza aggiungere un metrocubo di cemento in più.

La strada di un’altra cultura di programmazione urbanistica era stata tracciata proprio dai sindaci riuniti intorno alla rete dei comuni virtuosi come Cassineta di Lugagnano, e poi Rivalta di Torino e Desenzano del Garda. Ma oggi gli esempi si moltiplicano. Come nel caso di Matilde Casa, sindaco del comune piemontese di Lauriano e premio Ambientalista dell’anno 2016, per la coraggiosa variante al Piano regolatore: per una volta ha mantenuto all’uso agricolo un terreno sul quale si volevano costruire quaranta villette: presa di posizione che le è costata però un’azione legale.

Purtroppo questo nuovo corso amministrativo resta ancora l’eccezione. In Italia dal 1990 sono stati sottratti alla produzione agricola più di un milione di ettari di terreno, l’equivalente di 500 campi di calcio al giorno, sacrificati sull’altare di una cultura amministrativa cresciuta a “Pane e Cemento” che continua a vedere nell’occupazione di terreno non edificato un’opportunità per fare cassa con gli oneri di urbanizzazione e raccogliere consensi elettorali.

Per questo spesso nella gestione ordinaria del territorio gli amministratori e i cittadini attenti si trovano di fronte a scenari fatti di progetti sbagliati messi a bilancio, montagne di scheletri e colate di cemento, pianificazioni urbanistiche insensate o superate.

«Una spirale perversa – dichiara la presidente di Legambiente – che ha causato la perdita di equilibri ecosistemici, di biodiversità, della salute e fertilità dei suoli agricoli e quindi di qualità della vita di tutti. Può essere invertita mettendo in atto strumenti di pianificazione innovativa a saldo zero di consumo di suolo. Ma per questo ci vuole un indirizzo serio legislativo che ridia centralità alle funzioni del suolo e che oggi purtroppo ancora manca ancora sia a livello nazionale sia a livello europeo».

Per questo Legambiente, nel corso di tutto il 2017 ,si è fatta promotrice in Italia di People4soil un’iniziativa di legge dei cittadini europei che ha l’obiettivo di raccogliere un milione di firme per chiedere che nel diritto comunitario sia introdotta la tutela del suolo.

 

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