Riparare il mondo con Alex Langer

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Qual è il lascito di Alex Langer, storico ambientalista italiano e fondatore dei Verdi, a quasi 21 anni dalla sua scomparsa? A questa domanda cerca di rispondere “Alex Langer. Una buona politica per riparare il mondo”: una raccolta di saggi realizzati da 13 autori e contrappuntati da alcuni scritti di Langer. Il volume, a cura di  Marzio Marzorati e Mao Valpiana e edito dalla Biblioteca del Cigno di Legambiente (Nfc editore, 10 euro), è stato presentato al Salone del Libro di Torino. E l’incontro, organizzato dalla Fima, si è trasformato in un dialogo fra Marzorati e Paolo Hutter, attivista a suo tempo di Lotta Continua, poi assessore all’Ambiente del Comune di Torino per i Verdi fra il ’99 e il 2001, oggi direttore del giornale on-line Eco dalle città.

PAOLO HUTTER: Marzio, secondo te si può dire che quello di Langer è stato un pensiero politico?
MARZIO MARZORATI: Assolutamente sì. Alex non era solo un intellettuale, ma si è buttato in prima persona nell’arena politica. I suoi scritti hanno sempre avuto un obiettivo pubblico. Per questo oggi le sue parole sono ancora attuali e possono essere utili ai giovani.

HUTTER: Erano due i temi che stavano più a cuore a Langer. Da un lato, il riconoscimento dei diritti umani e l’impegno a favore della pace. Dall’altro, quello della conversione ecologica.
MARZORATI: Nel momento in cui ancora in molti chiedevano una rivoluzione anche violenta, Alex voleva un cambiamento e una “riparazione” del mondo. Ma come? Per lui, per fare politica bisognava partire da se stessi. Solo se cambi diventi credibile. Per fare un esempio, lui viaggiava sempre e solo in treno, mai in aereo. Non rifiutava la tecnologia, è stato uno dei primi a comprare un computer, però credeva fosse necessario imparare a usarla nel modo giusto. Una sua altra grande intuizione è stata capire che nel nuovo secolo le migrazioni non sarebbero stati solo eventi estemporanei, ma fenomeni stabili che avrebbero portato a nuove società e a diversi modi di vivere.

HUTTER: Langer propose di sciogliere i Verdi nel loro momento migliore. Oggi, secondo alcuni, visto che in diversi partiti si trovano persone attente ai temi ecologici, un partito come quello non serve più. Tu cosa ne pensi?
MARZORATI: Credo che Langer propose di scogliere il partito perché non voleva che diventasse come tutti gli altri. Non so cosa penserebbe della situazione attuale, ma sono convinto che invece servirebbe un nuovo soggetto politico ecologista, visto che le associazioni che si occupano di questi temi non riescono a trovare referenti credibili nelle istituzioni. E’ vero che il cambiamento parte dal singolo, ma servono anche leggi e persone in grado di farle approvare.

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HUTTER: Langer diceva: «E’ difficile che si sia un nemico irriducibile» perché pensava che fosse possibile convertire chiunque. Ma non era favorevole neanche a scendere a compromessi, ed era sicuro che le idee radicali si potessero imporre con il dialogo.
MARZORATI: Ai nostri incontri invitava sempre i “nemici” proprio perché bisogna imparare a confrontarsi con chi la pensa in maniera diversa da noi. Aveva sposato la non-violenza, che però non significa essere deboli nell’esporre le proprie opinioni. Ad esempio, non esitò a schierarsi a favore dell’intervento militare nella ex-Jugoslavia, anche se questo gli attirò contro le ire del movimento pacifista.

HUTTER: Secondo te, l’emergere del terrorismo islamico cambia il valore del pensiero di Langer?
MARZORATI: Credo di no. Langer ha fondato a Bolzano l’EuroMediterraneo Festival, che organizziamo tutt’ora, perché pensava che non avesse senso parlare di Europa senza includere anche il Mediterraneo, che non può essere considerato una frontiera. E’ ovvio che ci siano delle differenze fra i paesi di cultura cattolica e quelli islamici, ma questo significa che dobbiamo riuscire a creare rapporti e connessioni.

HUTTER: Lui viveva le sofferenze del mondo in maniera molto intensa.
MARZORATI: Sì. Faceva anche altre due cose in maniera molto intensa. Primo, viaggiare: credo che nei suoi ultimi tre anni non abbia mai passato più di due notti nello stesso letto. Secondo, era ossessionato dall’idea che il cambiamento avviene attraverso le piccole cose. Per questo organizzava incontri anche solo con tre o quattro persone alla volta, andava nelle case private, ascoltava tutti. Oggi si parla molto di decrescita, e lui fu uno dei primi a intuire la necessità di porsi un limite in maniera da dare un senso alle scelte che compiamo.

Per acquistare il libro: redazione@lanuovaecologia.it

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