L’economia degli ultimi

john e joe

John e Joe sono due amici. Si sono conosciuti per strada e si trovano ogni giorno allo stesso posto: affamati, senza un soldo. Non sappiamo altro di loro. Per John, Joe è tutto quello ha; al tempo stesso, John rappresenta l’unico orizzonte di Joe, i confini del suo mondo. John e Joe sono simili a tanti uomini che vediamo buttati agli angoli delle nostre metropoli. Ma, a differenza di tanti randagi, loro almeno hanno un nome, e sono arrivati fino al teatro Eliseo per raccontare la loro condizione. John e Joe sono nati dalla fantasia di una grande scrittrice come Agota Kristof, che nacque in Ungheria in un piccolo villaggio senza elettricità né telefono, e che della letteratura ha sempre avuto un’idea carnale, “da analfabeta” (è una definizione che dava di se stessa), più vicina alla strada che alla corte dei sapienti. I personaggi di Joe e John li ha fatti nascere in forma teatrale, ed è con il gusto elegante della clownerie che questi due clochard oggi arrivano sui nostri palcoscenici, con la regia armonica di Valerio Binasco e la recitazione intensa di Sergio Romano e Nicola Pannelli.
Costruito su quadri e gesti di timbro beckettiano, John e Joe non rinuncia però a una struttura drammaturgica più compiuta, che prevede un preludio, uno sviluppo e un epilogo della storia. Più si va avanti, e più ci si affeziona a questi due tipi umani che sono allacciati in coppia comica attorno ai classici motivi popolari della fame e della truffa. E non c’è mai menzogna o vera crudeltà nella loro relazione, ma un puro gusto del gioco che li porta a conclusioni assurde. Ci si chiede: quale ragione può mai guidare la vita di due uomini abbandonati a se stessi, disabituati a nutrirsi, in attesa di nessun miracolo? Eppure, senza saperlo, nel puro gioco della vita che vive nella sua nudità, questi due barboni ci svelano il meccanismo brutale su cui si regge l’economia mondiale, sul cui volgare palcoscenico vengono sacrificati ogni giorno gli scarti umani. Ma per fortuna John ha Joe e Joe ha John. Il resto è silenzio.
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