L’ecologia fa fiction

"Aguirre, furore di Dio". Herzog (1972)
“Aguirre, furore di Dio”. Herzog (1972)

di ANDREA GOVERNALE e ALESSANDRA DE SANTIS

Nel suo documentario “Cinema & Ambiente” Marco Gisotti ci conduce attraverso un ampio excursus cinematografico in alcuni dei film che hanno raccontato il rapporto dell’uomo con la natura. «Avevo la curiosità d’interpretare il cinema ‒ ha detto l’autore ‒ non di documentazione o d’inchiesta, ma quello mainstream, cioè il cinema di finzione. Mi sembrava più interessante perché è il cinema che vede il grande pubblico».

Nella sua analisi, Gisotti illustra i diversi approcci della narrazione cinematografica ai temi ambientali, tra film di denuncia, storie di armonia o di scontro tra l’uomo e l’ambiente. Una distinzione che mostra i cambiamenti culturali che il cinema, attraverso il proprio linguaggio, talvolta ha stimolato e talaltra inseguito. Un linguaggio non sempre compreso. Quando la lente di ingrandimento si ferma sugli anni settanta, l’autore prende in esame la narrazione di un conflitto antropologico. Una battaglia che vede l’uomo fronteggiare la natura, ben descritta in “Aguirre” di Herzog, in uno scontro che l’eroe non può vincere, oppure raccontata attraverso l’escamotage del selvaggio in armonia con la natura, come il “Dersu Uzala” di Kurosawa, che si confronta con l’incomprensibile mondo civilizzato dei suoi ospiti occidentali, in un faccia a faccia tra culture che non potranno mai trovare una sintesi. I personaggi sono archetipi dell’intera umanità in lotta con l’ambiente, un lotta che «non è mai stata intensa come in questo momento in cui abbiamo raggiunto una quantità di anidride carbonica nell’atmosfera insostenibile per il pianeta ‒ dice il regista ‒ La perdita di biodiversità causata dall’uomo è del tutto fuori controllo».

Viene da dire che ci sarebbe bisogno di sensibilizzazione, di cinema di denuncia, e Gisotti ci anticipa con alcuni indimenticabili esempi, come lo sceneggiato “Astronave terra”, tratto dal libro “Primavera silenziosa” di Rachel Carson, che suscitò un inaspettato interesse sulle conseguenze dell’uso dei pesticidi in agricoltura. Ma se il risultato della Carson nasce dalla finzione di una distopia, lo spettatore viene riportato nel mondo reale da “Il più crudele dei giorni” di Vicentini Orgnani, che racconta la tragica morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi mentre conducevano un’inchiesta sul traffico di rifiuti tossici e armi tra Italia e Somalia.

Chiudendo il suo excursus, il regista quasi auspica, un riavvicinamento tra l’umanità e il suo habitat con la favola “Ponyo sulla scogliera” di Miyazaki, i cui protagonisti sono un bambino, e un pesce che vuole diventare una bambina. Come se si volesse indicare una strada per il ritorno alla natura. Sarà il punto di vista dei bambini a raccontare eccessi e contraddizioni delle società moderna e una possibile armonia con l’ambiente attraverso la semplicità di cui l’infanzia è metafora. Il tema torna rovesciato in “Into The Wild” di Penn, la reale avventura di Alexander Supertramp, un ragazzo vagabondo in conflitto con la società consumista, alla ricerca di un genuino rapporto con la natura, come a rimarcare una distanza ormai incolmabile tra la civiltà e ambiente. Ma anche questo personaggio sarà sconfitto dalle avversità della vita selvatica, ricordandoci quale è stato il prezzo del nostro benessere e quale libertà abbiamo perduto nelle società moderne. «Il cinema può far crescere la coscienza civile dei cittadini ‒ spiega Gisotti ‒ Il documentario è volutamente didascalico, vuole far nascere una curiosità, è un gioco nel quale si invita il pubblico a ragionare su ciò che sa, su quanto di ecologico c’è nella sua vita e nella sua cultura».

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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