Le risposte della citizen science

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La più ampia indagine nazionale sulla presenza di rifiuti marini è quella realizzata da Legambiente, grazie ai dati raccolti dai volontari durante Spiagge e fondali puliti, la campagna dedicata al monitoraggio e alla pulizia dei litorali. Anche quest’anno, dal 26 al 28 maggio, ci sono state oltre trecento iniziative in tutta Italia, in collaborazione con i circoli locali. «Oltre a fare la pulizia delle spiagge – spiega Serena Carpentieri, responsabile campagne di Legambiente – rileviamo quantità e tipologia dei rifiuti, seguendo dappertutto lo stesso protocollo».
L’esperienza si allarga al Mediterraneo con Clean Up the Med, che coinvolge centinaia di volontari nella raccolta di tonnellate di rifiuti lungo le coste di diversi Stati. Nel 2016 hanno aderito oltre 150 realtà di quattordici paesi: amministrazioni, scuole, associazioni, operatori turistici. E alcune hanno monitorato il beach litter. È un esempio di citizen science riconosciuto anche dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea per la sua efficacia: dati scientificamente rilevanti vengono raccolti da un’associazione di volontariato.
«La plastica è preponderante negli ecosistemi marini – continua Carpentieri – e quest’anno porremo un accento particolare sui cotton fioc. Se ne trovano in quantità importanti nelle spiagge vicino alle foci dei fiumi, a causa dell’abitudine scorretta di smaltirli nel wc, da cui raggiungono i sistemi di depurazione e poi le spiagge. Faremo attività di sensibilizzazione per i cittadini e chiederemo alle industrie produttrici e alla politica misure perché si producano solo in materiale compostabile».
La raccolta di dati in Italia continuerà poi durante Goletta verde con il monitoraggio dei rifiuti galleggianti e delle microplastiche. Per la prima volta, nel 2016 Goletta ha rilevato sulle spiagge italiane la presenza dei nurdle, plastiche primarie che si perdono nel trasporto ancora prima di essere utilizzate. Un’attività che Legambiente svolge in collaborazione con altre associazioni europee (www.nurdlehunt.org) e alla quale è possibile partecipare direttamente, seguendo le indicazioni della guida disponibile al link: http://international.legambiente.it/wp-content/uploads/2016/05/Nurdles.pdf.
Obiettivo di queste iniziative è accrescere la consapevolezza dell’opinione pubblica rispetto al problema dei rifiuti marini. Va in questo senso la partecipazione di Legambiente al progetto europeo Clean sea life, che coinvolge gli amanti del mare in attività di pulizia, informazione, prevenzione e sensibilizzazione. Anche i pescatori sono protagonisti: realizzano attività di recupero dei rifiuti in mare e, adottando le migliori pratiche di gestione, possono diventare figure chiave per la pulizia.
Sul fronte della ricerca, infine, Legambiente partecipa al progetto europeo Med sea litter assieme a università, centri di ricerca e aree marine protette, con cui sta elaborando un sistema unico di classificazione dei rifiuti. «Solo così possiamo confrontare i dati – spiega Stefania Di Vito dell’ufficio scientifico dell’associazione – per stabilire dove sono i punti di accumulo, agire sulle fonti e valutare l’efficacia di misure come il bando dei sacchetti di plastica in Italia, rispetto ai paesi dove sono ancora in uso. La conoscenza è alla base del cambiamento».

Laureata in Scienze Politiche all’Università di Trieste, con una tesi sull’Islam nell’isola di Mauritius. Scrive di immigrazione e ambiente dal 2006, collaborando con Vita non profit, La Nuova Ecologia, Repubblica.it. Nel 2010 ha curato "G2 e giovani stranieri in Italia. Politiche di inclusione e racconti", edito da Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e Vita non profit. Come fotografa, nel 2009 ha partecipato alla mostra intitolata “They won’t budge” (“Non si muoveranno”, da una canzone del cantante maliano albino Salif Keita), sugli immigrati africani in Europa, presso la New York University.
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