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La sera dello scorso 8 febbraio, quella della messa in onda su Raiuno del film Il sindaco pescatore dedicato alla storia del nostro amico Angelo Vassallo, non è stata una serata qualunque. Ci sono eventi che segnano un vero e proprio discrimine, che servono a sottolineare dei momenti di svolta. Quella sera è accaduto esattamente questo. È successo che una storia che noi abbiamo contribuito a disegnare sia diventata un film in prima serata su Raiuno.

Non è la prima volta che Legambiente assurge agli onori delle cronache, che le nostre bandiere finiscono sul piccolo o sul grande schermo, ma è la prima volta che i nostri temi, il nostro vocabolario, le nostre battaglie entrano nelle case di sette milioni di italiani, passando quindi non per la testa ma per la pancia delle persone. Tradizionalmente le nostre questioni hanno trovato spazio nelle trasmissioni d’informazione o di approfondimento, roba che richiede un ascolto più attento e consapevole, di testa appunto. In qualche caso siamo finiti sul grande schermo o nei romanzi, alcuni anche di grande successo come nel caso del bestseller Gomorra, di Roberto Saviano. Nel caso de Il sindaco pescatore invece parliamo di un film in prima serata davanti al quale il telespettatore si dispone con spirito completamente diverso, pronto ad abbandonarsi al racconto del regista, a farsi prendere la mano dal bravissimo e rassicurante Sergio Castellitto, uno di casa per le famiglie italiane, straordinario interprete che ha saputo ridare voce ad Angelo Vassallo. Quando i nostri temi diventano film da prima serata su Raiuno, quando le ruspe che abbattono gli abusi edilizi passano dalle immagini vere dei tg a quelle ricercate della fiction, quando le bandiere gialle col cigno verde sventolano nelle mani di comparse e non più in quelle dei veri volontari, allora vuol dire che quei temi sono diventati sentimento diffuso, patrimonio collettivo.

La settimana successiva, sempre su RaiUno, è andato in onda Io non mi arrendo, il film in due puntate dedicato alla storia di Roberto Mancini, il poliziotto col quale pure abbiamo lavorato per anni e che ha contribuito a stracciare il velo d’indifferenza sulla Terra dei fuochi. Anche in quel caso si è trattato di una storia molto vicina a Legambiente, che parlava di ecomafia e Terra dei fuochi, due neologismi coniati da noi, in particolare da Enrico Fontana e da Peppe Ruggiero, che hanno riempito pagine di rapporti con dati ed episodi. Quelle pagine ora hanno ispirato il lavoro di sceneggiatori televisivi. Parlare di traffico dei rifiuti e lotta all’illegalità da domani potrebbe essere più semplice. Un’enorme responsabilità della quale Legambiente dovrà e saprà farsi carico.

* Sebastiano Venneri è membro della segreteria nazionale di Legambiente

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