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Non finisce mai di stupire… negativamente, l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Anche ora che si avvicina l’ennesima scadenza (promessa) della fine dei lavori. La fretta è cattiva consigliera. Soprattutto in tema di appalti. Col rischio di lavori fatti male e addirittura pericolosi. E anche di affari illegali. Di imprese del Nord a danno del Sud. C’è tutto questo dietro il sequestro, il 12 maggio, da parte della Guardia di finanza di otto chilometri, da poco rinnovati, fra Mileto e Rosarno.

“È COME IL FILM DI WOODY ALLEN, Prendi i soldi e scappa”, è l’amaro commento del procuratore di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, ai lavori eseguiti dall’impresa bergamasca “Cavalleri Ottavio” senza tenere in conto che la zona è considerata R4, ad alto rischio idrogeologico, e addirittura aggravando la situazione rimuovendo parte dell’argine sinistro del fi ume Mesima, provocandone così l’esondazione il 23 e 24 marzo. “Quell’argine dava fastidio ai lavori e l’hanno tolto”, è la dura accusa del procuratore. L’impresa è anche accusata di aver risparmiato decine di migliaia di tonnellate di materiali nella costruzione del tratto autostradale, mettendolo ulteriormente a rischio, e anche di essersi fatta pagare lo smaltimento di rifi uti provocati dallo smantellamento delle vecchie opere, in realtà inesistenti. E avevano anche provato a barare. L’inchiesta, infatti, è partita dopo la denuncia di alcuni attentati al cantiere. La società aveva parlato di estorsione del clan Mancuso, tra i più potenti della ‘ndrangheta. “Ma era simulazione di reato – rivela il procuratore – Gli imprenditori del Nord questa volta hanno strumentalizzato la ‘ndrangheta per fare un bel po’ di soldi”. Con gravi rischi.

COSÌ È SCATTATO IL SEQUESTRO DELL’AUTOSTRADA, mentre 21 persone sono finite sotto inchiesta. È il secondo sequestro sullo stesso tratto in meno di un mese. Il 18 aprile la procura aveva sequestrato la galleria Fremisi-San Rocco per “la pericolosità di quel tratto autostradale dovuta a gravi difetti strutturali”. Una decisione arrivata dopo due incidenti fotocopia in pochi mesi. L’ultimo il primo marzo con la morte di quattro giovani fi niti contro lo stesso spigolo in cemento all’ingresso della galleria contro il quale a novembre si era schiantato un altro automobilista. Ma questa volta è forse più grave. “Anche alcuni responsabili dell’impresa si rendevano conto, ma dicevano che costava troppo intervenire”, denuncia il procuratore. Pare che il titolare dell’azienda, Gregorio Cavalleri, dicesse che “tutto ha un prezzo”. Anche la sicurezza non garantita?

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