L’ambiente tra le pagine

img_1342_1024-1

Serenella Iovino insegna Letterature comparate all’Università di Torino e ha il merito di aver introdotto in Italia il tema dell’ambiente nello studio della letteratura. Il suo ultimo libro Ecocriticism and Italy: Ecology, Resistance, and Liberation sta appassionando gli studiosi di tutto il mondo. «La crisi ambientale si può raccontare in molti modi: lo fanno i romanzi, quando si confrontano con paesaggi che cambiano o scenari post-apocalittici; lo fanno le canzoni, quando denunciano la crisi del pianeta o il rischio nucleare; lo fanno le arti figurative,  lo fanno i film, i grandi réportages fotografici. Ma in realtà la crisi ambientale è raccontata dal mondo stesso. Pensiamo ai corpi tossici delle terre contaminate dall’ecomafia. A loro modo, sono “narrazioni materiali” che raccontano intrecci di sostanze inquinanti, flussi economici, malessere sociale, poteri politici, e visioni culturali».

Crede che la letteratura possa avere un ruolo attivo nella tutela dell’ambiente?

Sì, soprattutto se ci aiuta a capire che il destino del pianeta è il nostro destino, che le sue storie sono le nostre storie. Se invece crea un dualismo tra noi e una “natura” che percepiamo come estranea, allora non fa altro che accentuare la nostra alienazione, le crisi in cui siamo intrappolati. Da lettrice di Gregory Bateson, credo che le idee che una società sviluppa costituiscano un ecosistema complementare a quello vivente, una vera e propria “ecologia della mente”. Se le idee che circolano in questo ecosistema collaborano con la vita del pianeta e non vi si contrappongono, allora è più facile che i comportamenti della società siano sostenibili per l’ambiente. La grande caratteristica della letteratura è che ci permette di avere una “esperienza vicaria” di cose che probabilmente non vivremo mai: ci fa vedere il mondo con gli occhi di un cane o una balena, ci trasporta in scenari apocalittici in cui gli umani convivono con i cyborg, e ci fa sentire il dolore di un rifugiato climatico o di una bambina ridotta in schiavitù. E fa tutto questo con una forza che nessun articolo di giornale potrà mai avere”.

Lei è la prima studiosa italiana di un filone di ricerca, l’Ecocritica. Di cosa si tratta?

L’ecocritica è un tipo di critica letteraria che nasce alla fine degli anni ’80 come risposta alla consapevolezza sempre più diffusa della crisi ecologica. Di fronte a un pianeta minacciato, la preoccupazione principale era riportare l’attenzione a come la vita naturale e la cura dell’ambiente fossero presenti nella letteratura. L’ecocritica, in questi ultimi anni, si è concentrata sulle letterature che mettono in luce i conflitti per le risorse e la giustizia sociale, il modo in cui l’ambiente si lega alle questioni di genere, di violenza e potere nei paesi post-coloniali, le catastrofi ambientali, il nostro rapporto con gli animali non umani, i cyborg, gli alieni, e tutte le espressioni della vita “altra” dall’umano!

Quali sono gli autori che oggi possono essere letti sotto questa lente?

Potenzialmente ogni autore può essere letto in quest’ottica, poiché è difficile trovare uno scrittore o una scrittrice nelle cui opere non compaiano paesaggi, luoghi, ambienti o animali non umani. La letteratura italiana ha prodotto moltissimo. Un percorso di giustizia ambientale, per esempio, potrebbe cominciare con Fontamara di Silone e arrivare a Gomorra di Saviano. Un percorso in cui la cura per l’ambiente s’intreccia con lo sguardo sul paesaggio potrebbe toccare figure come Zanzotto, Pier Paolo Pasolini, Gianni Celati, fino a Simona Vinci. Nel panorama contemporaneo dominato da post-human e climate fiction, troviamo scrittori come Laura Pugno, Bruno Arpaia, Wu Ming… Se però dobbiamo sceglierne uno in particolare, penso a Calvino. In lui si trova praticamente tutto perché mette in luce come sia problematica la nostra idea di umano e come sia permeabile il confine con il non umano. Capire questa continuità è, in fondo, la chiave della sopravvivenza.

 

 

 

 

Studioso di tematiche giuridiche agraristiche-ambientali, come giornalista collabora con diverse testate, lavora in uffici stampa e ha condotto trasmissioni radio e tv. Ha insegnato “Diritto e legislazione dello spettacolo” presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo ed è il direttore artistico del Green Movie Film Fest.
Ultimi articoli di

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *