Indian environmental activist Vandana Shiva addresses a party congress of the German Green party in Hamburg, northern Germany on November 22, 2014.  AFP PHOTO / DPA / JENS BÜTTNER            +++ GERMANY OUT+++        (Photo credit should read JENS BUTTNER,JENS BUTTNER/AFP/Getty Images)

Stiamo assistendo a un momento storico per la pirateria dei semi e della biodiversità. E i corsari di oggi non sono soltanto le multinazionali, ma anche persone come Bill Gates, “l’uomo più ricco del mondo”.

Un passo indietro. Negli anni ‘60, quando iniziò la Rivoluzione verde in India, Messico e nel Sudest asiatico, gli agricoltori furono in qualche modo bloccati dalle istituzioni internazionali. Le prime ad agire in questa direzione furono l’International rice research institute (Irri) nelle Filippine e l’Istituto di ricerca del mais e del grano (Cimmyt) in Messico. Questi istituti sostituirono la classica rotazione delle colture con monocolture di riso, grano e mais cresciute solo con sostanze chimiche, riuscendo così a raddoppiare le loro produzioni nel giro di vent’anni.
In India – più precisamente a Cuttack, nello Stato di Orissa – avevamo all’epoca la più grande “banca” di riso al mondo: l’Indian Rice research institute, diretto dal dottor Richaria, un illustre scienziato. E quando nel 1966 Richaria si rifiutò di permettere all’Irri di rubare la loro raccolta di semi, Banca mondiale lo cacciò. Nel 1971 venne fondato il Cgiar (Consultative group on international agricultural research), un’associazione di istituzioni pubbliche e private, fra cui Fao e Banca Mondiale, e quindici centri di ricerca agricoli fra cui il Cimmyt. Oggi il patrimonio dei semi degli agricoltori si concentra nelle banche del seme del Cgiar, in larga parte sovvenzionato da Bill Gates.

la Doomsday Vault di Bill gates, a Svalbard, nell’Artico
la Doomsday Vault di Bill gates, a Svalbard, nell’Artico

La Bill Gates foundation è insomma il nuovo finanziatore mondiale delle politiche agricole e il controllo sui semi del mondo, per “una diversa agricoltura”, è l’obiettivo del magnate, che dal 2003 a oggi ha donato più di 720 milioni di dollari ai centri Cgiar. Oltre a prendere il controllo sui semi degli agricoltori, Gates sta investendo pesantemente nella raccolta di semi di tutto il mondo e nel loro stoccaggio in una struttura a Svalbard, nell’Artico, chiamata Doomsday Vault.

Ma il suo interesse per i semi non finisce qui, l’imprenditore finanzia anche DivSeek (Diversità dei semi, ndt), progetto globale lanciato nel 2015 che priva i contadini dei loro semi e delle loro conoscenze, depreda il seme della sua integrità, della sua diversità, della sua storia evolutiva, del suo legame col suolo per ridurla a “codice”. DivSeek, infatti, estrapola le sequenze genetiche dalle sementi e le pubblica in archivi elettronici accessibili a tutti, anche a imprese che, approfittando della disponibilità di questi dati, possono sottoporre a brevetto determinate sequenze genetiche collegate a caratteristiche particolari delle piante. Grazie a questa banca dati una multinazionale potrebbe imporre sul mercato semi sui quali ha un “copyright”.

div seek
Lenticchie e altre specie di legumi a DivSeek in Canada

Oggi è così che la biopirateria agisce, attraverso la convergenza di informazione tecnologica e biotecnologia. I contadini prima, gli agricoltori oggi, hanno sviluppato da soli e con cura la diversità ora proprietà di pochi. Ma per loro non c’è posto nel DivSeek, la loro conoscenza non solo non è stata riconosciuta ma è anche minacciata. Ora il monopolio dei dati genomici comuni a milioni di piante coltivate dai contadini è chiamato “Big data”. Ma Big data non è conoscenza né informazione: è pirateria.
Nel 1980 la Monsanto ha guidato l’introduzione degli ogm e dei brevetti sulla vita. Oggi al suo posto sta crescendo Bill Gates, che con la sua ricchezza è in grado di oltrepassare tutti i trattati internazionali e tutte le strutture multilaterali di governo per aiutare le aziende globali ad afferrare la biodiversità e la ricchezza dei contadini attraverso il finanziamento di processi non scientifici e antidemocratici come DivSeek. Negli ultimi due decenni l’umanità ha intrapreso azioni e leggi per proteggere la biodiversità del pianeta e i diritti dei consumatori alla sicurezza. Queste leggi includono: la Convenzione sulla diversità biologica (Cbd), il protocollo di Cartagena sulla biosicurezza alla Cbd, il trattato internazionale sulle piante e il trattato risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (Itpgrfa). I semi non sono solo germoplasma: vivono, sono intelligenti. Sono esseri e soggetti di evoluzione. Sono storia, cultura, relazioni.
(Traduzione di Stefania Marchitelli)

Ultimi articoli di

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *