La strada dell’ecofelicità

benessere

L’ecologia non è più un argomento per addetti ai lavori: ovunque si discute di inquinamento, dissesto idrogeologico, surriscaldamento globale. Permane però un pregiudizio, accompagnato da una certa diffidenza, nei confronti degli ambientalisti. Non di rado sono visti come menagrami che profetizzano sventure, torvi individui che pensano solo alla fine del mondo. Niente di più fuorviante. Esiste una qualità particolare che potremmo definire ecofelicità, un atteggiamento di appassionato, battagliero ottimismo, comune a tutti quelli che si impegnano attivamente nella cura dell’ambiente. «La felicità dipende soprattutto da un atteggiamento interiore – spiega Marcella Danon, psicologa e fondatrice di Ecopsiché, la scuola italiana di Ecopsicologia (- Ci può essere felicità nell’impegno per costruire realtà alternative, nel risanare una piccola o grande area inquinata, nel cercare di alleviare i cambiamenti climatici, nel proteggere l’ambiente da atteggiamenti di cupidigia e ignoranza. L’infelicità invece sta nell’isolamento».

Il segreto della felicità degli ambientalisti sembra risiedere proprio nel non sentirsi mai isolati, nel ritrovato legame con quello che il filosofo e sociologo francese Edgar Morin chiama “eco-socio-sistema”, nella ricostruzione di una rete di relazioni che tengono insieme la montagna, l’albero, il mare e la comunità umana che convive con essi. «Non siamo i colonizzatori di questo mondo, ne siamo i figli, con tutti gli oneri e gli onori che derivano, inclusi la gratitudine, l’amore e la responsabilità – spiega Danon – Ecco che il benessere individuale è collegato alla capacità di riconoscere l’appartenenza a una serie via via sempre più ampia di ecosistemi, famiglia, gruppo, società, umanità, ambiente, e di dare un senso più alto alla propria esistenza diventandone parte attiva. Questa è, in fondo, la sfida dell’ecopsicologia».

Matteo Garuti, che nel 2014 ha vinto il premio speciale “Ecologia” al concorso nazionale intitolato a Laura Conti con la sua tesi di laurea dal titolo Coltivare la felicità: Lotta allo spreco e qualità ambientale per raccogliere benessere e bene comune, sottolinea l’importanza dei piccoli gesti quotidiani: «Dall’economia verde e dalle buone abitudini quotidiane possono davvero nascere una società e una socialità migliori. La lotta allo spreco alimentare è un’azione semplice, a costo zero e immediatamente attuabile da tutti per iniziare un cammino verso la qualità ambientale e, di conseguenza, verso la qualità della vita». E la felicità? «Nella mia tesi individuo cinque concetti di felicità, in qualche modo legati fra loro e che rappresentano cinque livelli crescenti dal punto di vista del valore sociale. La componente ambientale, importante per tutti i livelli, è determinante per quello più elevato, che ho definito felicità-bene comune».

Rilancia Aldo Bifulco, ambientalista di lungo corso e animatore di molti progetti di volontariato ambientale nel difficile quartiere napoletano di Scampia «Sarei tentato di scansare la specificità ambientalista e affermare che la felicità è un diritto-dovere comune e collettivo. Ma forse l’ambientalismo, in quanto “cura della casa comune” può rappresentare un valore aggiunto – afferma – Scoprire lembi di bellezza a Scampia è come individuare la bellezza anche tra le rughe di un vecchio. Il nostro quartiere è il più verde di Napoli, con una grande varietà di alberi… Qui si riconoscono ancora le stagioni!» Il progetto Napoli in un orto, nato dalla collaborazione tra il Circolo Legambiente la Gru e il Centro diurno di salute mentale la Gatta blu, ha evidenziato il valore aggiunto di cui parla Bifulco. Coniugando ambiente e salute, fra cultura popolare e dieta mediterranea, sono nati orti biologici, semenzai, laboratori di cucina, di ceramica e di falegnameria, si sono realizzati murales, fino a trasformare un pezzo dell’area del Centro in un luogo bello ed accogliente, per lavorare insieme o per fermarsi a chiacchierare.  «La nostra azione non aveva alcuna velleità terapeutica – commenta Aldo –  ma lo stare insieme, lavorando gomito a gomito, il rapporto diretto con la terra, il desiderio di voler migliorare il contesto, ha contribuito al benessere generale e particolare». Le persone che hanno partecipato al progetto oggi sono più serene e hanno imparato che la vita, come la Natura, è mutevole ma offre sempre nuove occasioni a chi ha la pazienza di coltivarle.

Anche al Casale di Teverolaccio, oasi in piena Terra dei Fuochi, si respira la stessa atmosfera di pace operosa: gli orti affidati agli anziani del paese, La Tipicheria dove si mangia imparando l’educazione alimentare, il Giardino dei Sensi dove si svolgono i laboratori con i ragazzi delle Scuole, il bellissimo edificio antico… tutto nato dall’impegno del Circolo Legambiente  Geofilos  e della Cooperativa Terra Felix. I volontari del servizio civile mi accompagnano nel percorso di conoscenza e mostrano con orgoglio le ecosculture create in occasione di Festambiente, le piante aromatiche, gli orti. Terra Felix in latino significa terra fertile, ma evoca anche il concetto di felicità come lo intendiamo oggi. «Abbiamo scelto questo nome per la nostra cooperativa perché questa terra una volta era davvero felix, in tutti e due i sensi» racconta la legambientina Paola Pascale, che ne fa parte fin dall’inizio. E davvero, al Casale, si respira un’aria di bellezza e di felicità anche quando non tutto va bene. Come quando i comuni vicini erano stati devastati da una tremenda alluvione e, senza un attimo di esitazione, soci e volontari del Servizio Civile si rimboccarono le maniche e andarono a spalare fango, ma non erano per niente abbattuti: «Qui al Casale si fatica, ma impariamo tantissime cose e ci divertiamo, cosa c’è di meglio?»

info http://ecofelicita.blogspot.it/

Educatrice ambientale, pedagogista, autrice di narrativa per ragazzi a tema ambientale. Scrive per alcune testate dell’isola d’Ischia in tema di attualità, ambiente, didattica. Le sue ricerche più recenti riguardano il rapporto fra cura dell’ambiente e felicità individuale.
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