La scuola che verrà (forse)

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Nonostante i fondi stanziati e i cantieri avviati, la situazione degli edifici scolastici in Italia non migliora come dovrebbe. Anche se da Nord a Sud fioriscono fortunatamente buone pratiche da raccontare e se possibile, da moltiplicare. Come quelle raccontate a Scuola innova, il primo forum nazionale sull’edilizia scolastica sostenibile, organizzato lo scorso 3 novembre a Roma da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club.
Bastano pochi dati per fotografare questa realtà in “chiaroscuro”. Negli ultimi tre anni, nelle scuole italiane ci sono stati 117 crolli con 18 feriti. Nel solo mese di settembre, ad apertura di anno scolastico, ce ne sono stati ben cinque. L’ultimo a Nichelino, in provincia di Torino. È venuto giù il soffitto della scuola Rodari subito dopo la pausa pranzo: una bambina di otto anni è stata ferita alla testa. Una situazione di “permanente emergenza” quella dell’edilizia scolastica nel nostro paese, resa ancora più fragile dagli eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia, con 22 scuole inagibili, 132 danneggiate e trentamila studenti che stanno faticosamente recuperando una “normalità” didattica.
Eppure, in questi ultimi anni sembrava essersi aperta una nuova fase, con la nascita di una Struttura di missione nella presidenza del Consiglio e l’arrivo di nuove risorse. «In questo periodo non c’è dubbio che i cantieri di edilizia scolastica siano decisamente più diffusi: ce ne sono 27mila aperti, con 7,4 miliardi di euro investiti – spiega il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini – Il problema è che non si vedono i risultati come ci si aspetterebbe. Noi abbiamo un patrimonio edilizio con molti problemi, da un lato con seri rischi sismici e idrogeologici, dall’altro un enorme spreco di energia».
Proprio su queste priorità la situazione degli edifici scolastici in Italia non migliora. I Comuni stanno realizzando gli interventi che avevano “nel cassetto”: l’adeguamento degli impianti tecnici, l’antincendio, qualche controsoffitto. «Tutti elementi positivi. Il problema è che il sistema scolastico avrebbe bisogno di interventi più consistenti che ad oggi sono fermi, per i problemi che hanno i Comuni di accesso al credito e di finanziamento dei progetti. Rimaniamo quindi indietro proprio su quello di cui avremmo più bisogno», conclude Zanchini.
Secondo i dati del rapporto Ecosistema scuola di Legambiente, il 65,1% degli edifici è stato costruito prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica (1974) e il 90,4% prima della legge in materia di efficienza energetica (1991). Meno del 13% è la media nazionale delle scuole costruite secondo criteri antisismici. Solo una scuola su due ha certificati di collaudo e idoneità statica. Negli ultimi dieci anni, in Italia su 43.072 scuole solo il 9,2% degli interventi ha inciso sull’adeguamento sismico e l’efficienza energetica. Secondo l’associazione occorre accelerare la riqualificazione completando l’anagrafe scolastica, semplificare le linee di finanziamento e supportare i Comuni cambiando il ruolo della Struttura di missione. Intanto, però, il vero e proprio “collasso” degli edifici scolastici continua.

Roma in chiaroscuro
La preside Ivana Uras del liceo Isacco Newton lo denuncia senza mezzi termini: «Senza la manutenzione ordinaria si crea un effetto a cascata. E pensare che effettuandola ogni anno si potrebbero prevenire del 50% gli interventi straordinari». Nella sua scuola hanno avuto un problema con un solaio: hanno quindi chiuso un’aula, sgomberato una stanza del piano di sotto e ammucchiato in un’altra la strumentazione di un laboratorio. Tutto questo tre anni fa. «Stiamo ancora aspettando un intervento risolutivo». Una situazione comune in molte scuole della Capitale. Eppure è stato molto difficile nella nostra inchiesta video  trovare qualcuno di loro disposto a raccontare. «Io li capisco – continua Uras – i dirigenti scolastici fanno da parafulmine e da capro espiatorio di quello che succede nelle scuole. In più si teme il calo degli iscritti nell’anno successivo. Io conosco la lista dei problemi delle scuole di Roma ed è molto lunga. Bisogna pensare che tantissime, soprattutto quelle del centro storico, non solo non sono state costruite con gli standard di oggi ma sono edifici che avevano un altro uso». Proprio come il liceo Newton, che era un ex convento.
Fortunatamente però, accanto a un’edilizia in forte difficoltà, nel nostro paese cominciano a farsi strada anche le buone pratiche. Sostenibili e innovative. Come quella dell’asilo-scuola d’infanzia del Campus biomedico di Roma. Il taglio del nastro si è svolto a poco più di cinque mesi dall’avvio dei lavori. Il complesso è dotato di un impianto fotovoltaico, di una pompa di calore aria/acqua ad alta efficienza e ha un consumo energetico quasi pari a zero. Costruito con una struttura portante interamente in legno, è certificato per la resistenza al fuoco ed è antisismico. Il giardino esterno è di circa 2.400 metri quadrati, ha un orto didattico ed è circondato da più di 200 alberi del vicino Parco naturale di Decima Malafede. Un’esperienza nata, accompagnata e monitorata da un protocollo d’intesa tra l’università Campus biomedico, Lignius, Legambiente, l’Ente parco Roma Natura e Wolf haus. «Un accordo che è servito a rendere la scuola quella che è diventata» spiega il direttore del Campus biomedico Domenico Mastrolitto.

L’oasi di San Bonifacio
Tempi veloci anche per l’asilo nido e scuola d’infanzia di San Bonifacio (Vr) finanziato dalla Fondazione O.a.s.i. Ci sono voluti solo quattro mesi per costruire la prima scuola in assoluto in tutta Italia ad aver ottenuto la certificazione “Leed platinum”. Un attestato che viene assegnato dal Green building council Italia solamente a edifici che riescono a conciliare la massima efficienza energetica con i più alti principi di ecosostenibilità costruttiva. «L’edificio è stato inserito tra i dieci migliori progetti dell’anno dall’Ance, l’Associazione nazionale costruttori – spiega con orgoglio l’architetta Maria Luisa De Rossi – Il nostro obiettivo era di intervenire con una demolizione e ricostruzione, volevamo però mantenere la connotazione originaria della struttura. Si trattava della prima scuola nella storia di San Bonifacio a cui erano legati molti cittadini. La nostra urgenza era di riproporre la sagoma originale e restituire lo stesso manufatto alla cittadinanza, realizzando però un edificio all’avanguardia: un modello di risparmio energetico e antisismico. Ce l’abbiamo fatta». Hanno chiesto la collaborazione di Wolf haus, che ha usato la prefabbricazione in legno. «Nel 2012 la tecnologia usata era praticamente sconosciuta e tutto questo è diventato un laboratorio per me e per gli altri – spiega l’architetta – Abbiamo così avviato un’opera di divulgazione e educazione all’architettura sostenibile. Sia nella scuola dell’infanzia che in un liceo locale…». È partita così, insieme agli studenti, una riprogettazione partecipata di alcuni spazi esterni e dell’arredo del liceo. Attraverso il bando della “Buona scuola” i progetti degli studenti sono stati poi realizzati. «Con davvero pochi euro si riconverte un’aula – continua – spostando i banchi, inserendo un divano, una libreria di recupero, un tappeto e ridipingendo due pareti. E abbiamo poi potuto verificare che cambiando gli arredi si è modificato in maniera positiva anche il modo di fare lezione». Un contagio a più livelli. «Oggi mi è stata affidata una nuova scuola dell’infanzia dal Comune. Siamo nella fase del progetto preliminare e abbiamo applicato tutte le caratteristiche del progetto della Fondazione O.a.s.i., stiamo andando in gara per l’affidamento dell’esecutivo. La nuova scuola dell’infanzia di San Bonifacio sarà quella che sostituirà la Fiorio». Una buona pratica di una fondazione privata sta seminando anche nel pubblico insomma, arrivando a una scuola d’infanzia comunale.

Il Sud che dà lezione
E del Comune è anche il nuovo polo scolastico di Santa Croce, a Sapri. Inaugurata a fine settembre, la struttura è stata realizzata con i fondi europei della Buona scuola. La spesa è stata di 3 milioni e 800.000 euro. «Abbiamo consegnato alla città una scuola sicura – spiega il sindaco di Sapri, Giuseppe Del Medico – moderna, energeticamente autonoma e rispettosa dell’ambiente, ma soprattutto realizzata senza consumo di suolo. Questi elementi rendono il lavoro fatto ancora più rappresentativo di un modello di gestione attento alla qualità degli spazi urbani e del contesto paesaggistico». L’intervento è stato di “sostituzione edilizia” perché «a detta degli esperti della valutazione tecnica, intervenire sugli edifici vecchi sarebbe stato molto oneroso con un risultato finale non soddisfacente. Si sono quindi abbattuti gli edifici esistenti e se ne è costruito uno nuovo, a parità di volumetria». Tra le peculiarità del polo scolastico, che va dalla scuola dell’infanzia fino a quella secondaria, ci sono anche un impianto fotovoltaico, uno solare termico per gli spogliatoi della palestra e l’illuminazione a led. «La scuola è a consumo zero e rientriamo nel Conto termico 2.0 presentato dal Gse: abbiamo quindi accesso agli incentivi» spiega il sindaco. Parte della scuola è stata realizzata anche grazie alla progettazione condivisa con i genitori e con i bambini: insieme si sono scelti i colori e i materiali degli interni.
La nuova struttura, ovviamente antisismica, ha poi la caratteristica di ridisegnare l’assetto urbanistico della zona. L’abbattimento delle barriere architettoniche, i percorsi pedonali, i giardini e il parco giochi dell’asilo sono “il fiore all’occhiello” del Santa Croce. Lo spazio verde intorno e la sua area giochi diventa, nel pomeriggio, una vera e propria piazza aperta a tutti. Il progetto ha infine modificato tutta la mobilità: allargando le vie di accesso e rimodellando i percorsi sia per le auto che per i pedoni. Una scuola, come da manuale, che trasforma la città.

Giornalista professionista, da sempre si occupa di questioni ambientali, sociali e di genere. Dal 2003 a La Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, di cui è stata anche coordinatrice, oggi segue la cultura e non solo. Da sempre realizza servizi video (dalle riprese alla post-produzione) per la televisione e per il web. Tra le sue collaborazioni quella con il "Nuovo Paese Sera" e "Left- Avvenimenti". È presidente dell'associazione culturale Marmorata169 che si occupa di "racconto di città". Contatti: galgani@lanuovaecologia.it @eligalgani
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