La riforma contestata

Le associazioni ambientaliste non nascondono certo la delusione per il testo della riforma della legge quadro sulle aree protette approvato dal Senato lo scorso 9 novembre. E annunciano battaglia alla Camera

di UMBERTO MAZZANTINI

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Le associazioni ambientaliste non nascondono certo la delusione per il testo della riforma della legge quadro sulle aree protette approvato dal Senato lo scorso 9 novembre. E annunciano battaglia alla Camera. Nel testo licenziato da Palazzo Madama, infatti, non è stata accolta nessuna delle precise e dettagliate osservazioni di una coalizione di 17 realtà (Ambiente e Lavoro, Aiig, Cai, Cts, Enpa, Fai, Greenpeace, Gruppo di Intervento Giuridico, Italia Nostra, Lav, Legambiente, Lipu, Marevivo, Mountain Wilderness, Pro Natura, Sigea e Wwf Italia) che hanno sottoscritto il documento “Aree protette, tesoro italiano”. Un testo condiviso con il quale gli ambientalisti mettevano fine a un lungo periodo di incomprensioni sulla possibile riforma dei parchi.  Suggerimenti, osservazioni e richieste (vedi box in queste pagine) di cui non c’è traccia in quella che il relatore Massimo Caleo (Pd) ha definito la versione “2.0 della legge 394/91”. Una versione che soddisfa anche Federparchi, che l’ha sostenuta anche con dichiarazioni del suo presidente, Giampiero Sammuri, e dei coordinatori regionali dell’associazione.
L’unico punto di accordo, su cui hanno convenuto anche le associazioni ambientaliste – pur con alcune diverse sensibilità emerse nel forum “Quale riforma per le Aree Protette” ospitato su greenreport.it – riguarda la necessitò di mettere mano, 25 anni dopo l’entrata in vigore, a una buona manutenzione della legge 394. Sul resto il dissenso è quasi assoluto. Secondo le associazioni ambientaliste, infatti, governo e maggioranza del Senato hanno ignorato non solo le critiche al disegno di legge, sostenute anche da centinaia di esperti e uomini di cultura, ma anche le proposte migliorative di quella che ritengono «una riforma sbagliata» e che chiedono con forza di modificare alla Camera. Una riforma fatta senza risorse, che «non riesce a delineare un orizzonte nuovo per il sistema delle aree protette e senza migliorare una normativa che non individua una prospettiva moderna per la conservazione della natura nel nostro Paese». Una posizione condivisa da M5S e Sinistra Italiana, che il senatore Caleo, vicepresidente della Commissione Ambiente, giudica, invece, ideologica e strumentale: «Il lavoro in Commissione è durato 3 anni proprio perché, specie nella prima fase, abbiamo soprattutto ascoltato. Il confronto con gli ambientalisti è stato continuo – aggiunge Caleo – e ha portato, per esempio, a definire insieme le norme sul contenimento della fauna selvatica, modificando in modo radicale la mia proposta iniziale. Proprio grazie a questa collaborazione siamo arrivati a prevedere una maggiore integrazione dei parchi con le altre aree confinanti, protette a vario titolo, il rafforzamento del ruolo dell’Ispra, la previsione dell’estensione a mare dei parchi prospicienti le aree marine e tanto altro. Quel che non si può più fare è considerare la legge 394/91 un totem, immodificabile».
Le 17 associazioni ambientaliste riconoscono gli elementi utili introdotti dalla riforma, «soprattutto in termini di pianificazione, di classificazione e gestione dei siti della rete Natura 2000, di considerazione dei servizi ecosistemici». Ma appaiono sostanzialmente depotenziati da un testo blindato: «Abbiamo dato la massima disponibilità al confronto, elaborando argomenti seri e proposte dettagliate – si legge in una nota congiunta – ma con infinito rammarico siamo costretti a dover prendere atto di mancate risposte del relatore, della maggioranza e del Governo, con il risultato doppiamente negativo di perdere l’opportunità di miglioramenti costituzionalmente coerenti e di determinare un grave scollamento tra la politica italiana ed un approccio alla conservazione della natura coerente alle indicazioni ed agli obblighi internazionali. A 25 anni dalla sua approvazione, il Senato, snaturandone i presupposti – conclude la nota – approva modiche inadeguate alla legge sulle aree protette che ha garantito la conservazione della natura e la salvezza di una parte cospicua del territorio italiano». Ora il confronto si sposta alla Camera, dove le associazioni ambientaliste, coinvolgendo il mondo della cultura e della scienza del nostro Paese, sperano di ottenere le modifiche negate dal Senato. Alcune aperture in questo senso sono emerse nelle dichiarazioni, più prudenti, arrivate dal mondo dei parchi e da alcuni esponenti politici. Anche perché il ritrovato fronte ambientalista non molla davanti al rischio di un’occasione sprecata per dare ai parchi del nostro paese la buona riforma che meriterebbero.

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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