Il nostro Belpaese con i suoi 51 siti Unesco, i 18 “patrimoni dell’umanità” nel Mezzogiorno, lo stupendo paesaggio dello Stivale dalle Alpi alle Dolomiti giù giù fino a Lampedusa e la millenaria storia della cultura, dell’arte e la maestà spirituale e artistica della cristianità, sono da sempre la meta turistica da generazioni per moltissimi cittadini del mondo.
Qui da noi, i posti creati dal turismo sono un milione e 119mila. Eppure rispetto ad altri paesi le nostre presenze di lavoro turistico sono piuttosto esigue. La Gran Bretagna ha oltre 600mila occupati nel turismo più di noi e la Germania oltre 3 milioni, quasi tre volte i nostri. Probabilmente per noi il turismo potrebbe essere una miniera d’oro della nostra quotidianità. Però, dovremmo cominciare a operare dentro di noi una specie di “mutazione culturale”. Dovremmo, nel minor tempo possibile, scansare dal nostro abituale modello di vita la dannosa picca della furbizia, per poter inaugurare, come gioco naturale intelligente, il dialogo senza fine della conoscenza, del rispetto dell’essere umano e della natura.
Detto questo, a meno che il nostro vivere quotidiano odierno abbia generato in noi una catastrofica abulia, come malattia senza fine. Se così fosse, potremmo ancora, senza volerlo o saperlo, recitare sia nel groviglio dei pensieri dominanti, sia in noi stessi, l’antico pensiero di Massimo d’Azeglio, cioè: “Gli italiani hanno voluto fare un’Italia nuova, e loro rimanere gl’Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico la loro rovina; pensano a riformare l’Italia e nessuno s’accorge che per riuscirci bisogna, prima, che si riformino loro”. Amen.

Ultimi articoli di

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *