La nuova frontiera del biometano

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Terminati i lavori a Bologna della prima Conferenza nazionale sul biometano organizzata da Legambiente insieme ad oltre 15 diversi stakeholders del settore, tra aziende, amministratori, produttori e possibili fruitori e ospitando oltre 250 partecipanti. Insieme con l’obiettivo di discutere nuovi scenari e opportunità possibili attraverso lo sviluppo dei nuovi impianti a biometano nei territori.

Chimicamente uguale al metano fossile (o gas naturale), il biometano è già oggi utilizzabile attraverso le infrastrutture esistenti di metanodotti, quello italiano è il più ampio e capillare d’Europa, in miscela o in totale sostituzione del gas di origine fossile, in grado di soddisfare sia le esigenze energetiche domestiche – riscaldamento, acqua calda sanitaria e cucina – sia le esigenze del settore industriale – sistemi di produzione, energia – sia nella trazione di autovetture che trasporti pesanti.

Il tutto, se fatto bene, contribuendo alla lotta contro i cambiamenti, alla riduzione dell’inquinamento atmosferico, alla gestione dei rifiuti, a rendere più sostenibile il mondo dei trasporti e valorizzando il settore agricolo.

Sono 8,5 i miliardi di metri cubi di biometano “fatto bene” producibili al 2030 nel nostro Paese, con i vantaggi descritti prima e la nascita di 12mila nuovi posti di lavoro nel settore. Numeri importanti alla quale andrebbe aggiunto il grande potenziale difficilmente calcolabile derivante dalle discariche: secondo alcune stime del CIB, fatte a puro titolo esemplificativo, i rifiuti urbani smaltiti nel 2014 in Italia – 9,3milioni circa – sarebbero in grado di produrre nei prossimi 30 anni fini 1,8 miliardi di metri cubi di biometano. Oltre 3 volte la quantità di combustibile necessario ai mezzi adibiti alla raccolta dei rifiuti in Italia.

In tema di agricoltura il potenziale italiano è sicuramente importante, ma nel suo utilizzo sarà fondamentale tener conto però dell’efficienza dell’uso del suolo, dando priorità agli scarti agricoli e alle biomasse di integrazione rispetto alle colture dedicate. Prediligendo un efficiente sistema di rotazione delle colture, coprendo il terreno tutto l’anno anche con colture di secondo raccolto che non avrebbero mercato e che invece possono essere utilizzati per scopi energetici, portando certi benefici all’azienda agricola. Ma i margini e le possibili prospettive di sviluppo e di opportunità saranno raccontate nel concreto da chi già oggi ha raccolto questa sfida, ma anche da chi sarebbe pronto ad investire in questa risorsa, non appena in attesa del completamento del quadro normativo.

La Conferenza infatti, realizzata grazie al contributo di tanti partner diversi – Assorinnovabili, Acea Pinerolese, Aimag, Ecomondo Key Energy, Consorzio Italiano Biogas, Confagricoltura, Consorzio Ecogas, Ladurner, LNG Valtellina – e con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, è l’occasione non solo per discutere di biometano “fatto bene”, ovvero quando prodotto nel rispetto della biodiversità e dell’uso dei suoli agricoli, ma anche di ascoltare chi già oggi è pronto per rendere più sostenibile il consumo di energia domestica e industriale ma anche la mobilità, per ridurre l’inquinamento atmosferico e migliorare la gestione dei rifiuti.

Tra questi Acea Pinerolese, esempio di economia circolare e certamente un’eccellenza italiana. Qui infatti già da alcuni anni sono pronti per la produzione di biometano derivante dai rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata. In questo centro circa un terzo dei rifiuti organici della Provincia di Torino viene trasformato prima in biogas e attraverso un innovativo sistema di upgrade, brevettato dalla stessa azienda, in biometano utilizzabile nei mezzi per la raccolta rifiuti o distribuito. Non solo ma dal 2003 viene prodotto anche compost di altissima qualità utilizzabile per l’agricoltura biologica. Un ciclo chiuso in grado di trasformare il rifiuto organico in una risorsa energetica e di produrre un prodotto in grado di valorizzare e l’agricoltura italiana. Altro esempio è l’impianto di compostaggio di Carpi di Aimag, attivo dal ‘96  ed ad oggi uno degli impianti a più elevata potenzialità di trattamento rifiuti in funzione oggi in Emilia Romagna, caratterizzato da due le linee di lavorazione, la prima dedicata alla separazione dai rifiuti urbani indifferenziati della frazione da inviare a discarica per la produzione di biogas, la seconda dedicata alla sola frazione organica derivante da raccolta differenziata e rifiuti delle aziende del settore agroindustriale per la produzione di compost. Rispetto della biodiversità e della funzione di stoccaggio del carbonio svolta da foreste e dai terreni coltivati, utilizzo di biomasse di origine agricola che si rinnovano nel tempo e che nel loro ciclo di vita hanno incorporato il carbonio presente nell’atmosfera, sia dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani derivante da raccolta differenziata. Il suo consumo avviene quasi senza ulteriori emissioni climalteranti.

Sono queste alcuni dei temi e dei parametri affrontati nella Piattaforma del Biometano promossa da CIB e che hanno spinto Legambiente e sottoscriverla e sostenerla. Uno dei temi più rilevanti è infatti come produrre biometano, considerando non solo che il settore agricolo è responsabile del 7% delle emissioni climalteranti nel nostro Paese ma anche che da qui viene la maggior parte del potenziale italiano ad oggi stimabile.

Chimicamente uguale al metano fossile (o gas naturale) è utilizzabile in miscela o in sostituzione del gas e può quindi essere distribuito nei metanodotti e in città, una risposta certa e pronta a sostituirsi ai combustibili fossili sia negli usi domestici, industriali che nei trasporti.

Una risorsa in grado di mettere insieme settori apparentemente lontani tra loro, con benefici ambientali e socio economici, dal trattamento rifiuti, alla gestione delle discariche e il ciclo degli impianti agro industriali, al settore agricolo.

Nonostante oggi nel nostro Paese siano soltanto 7 gli impianti a biometano, di cui 6 a scopo dimostrativo, la grande partecipazione alla Conferenza sul Biometano, mette in evidenza il grande interesse per questo biocombustibile. La produzione di biometano è infatti un tassello fondamentale per chiudere il cerchio nel corretto trattamento dei rifiuti biodegradabili nell’ambito del nuovo scenario dell’economia circolare europea.

A tal proposito, non è solo fondamentale costruire impianti di digestione anaerobica, in particolare nel centro sud Italia, ma farlo in collaborazione con il territorio e con i cittadini, nel rispetto delle esigenze locali e portando benefici diretti al territorio stesso, superando quelle barriere non tecnologiche che possono impedire di fatto lo sviluppo di questi impianti. È questo l’obiettivo che si propone il progetto europeo ISAAC, partner della conferenza di Bologna insieme al progetto BioMether. Ovvero quello di affrontare le criticità che portano alla mancanza di accettazione pubblica, di coordinamento per la diffusione degli impianti e alle inadeguatezze normative, al fine di sostenere la penetrazione del biogas e del biometano nel mercato italiano, rendendo più semplice ma anche trasparente la realizzazione degli impianti anche attraverso processi di partecipazione.

Lo sviluppo del biometano non sarà importante soltanto per il settore dei rifiuti e per quello agricolo, ma anche per il settore dei trasporti oggi responsabile del 14% delle emissioni climalteranti e che in Italia presenta il parco auto a metano più importante d’Europa.

Questo è uno dei settori che nei prossimi anni dovrà essere protagonista di grandi trasformazioni nel rispetto degli obiettivi climatici. Se da una parte la mobilità elettrica potrà facilmente rivedere e rendere più sostenibile ad esempio la mobilità urbana, il biometano potrà svolgere un ruolo fondamentale ad esempio nei mezzi adibiti al trasporto merci a lunga percorrenza o ai trattori agricoli, in sostituzione del gasolio, decisamente più inquinante.

IN questa direzione una testimonianza importante viene dal progetto LNG Valtellina Logistica Sostenibile, ideato dal Gruppo Maganetti, leader logistico in Provincia di Sondrio, con l’obiettivo di promuovere un servizio di trasporto merci su gomma più sostenibile. Oggi il progetto prevede l’utilizzo del gas naturale liquefatto come carburante in alternativa al diesel e alla benzina. ma che nel prossimo futuro, a biometano, vede accordi e alleanze con gli agricoltori della Valtellina per trattare le deiezioni animali e altri scarti agroalimentari e produrre una sufficiente quantità di biogas, separare il biometano e raffreddarlo sino a liquefarlo da utilizzare per i propri mezzi adibiti al trasporto merci su lunghe distanze. Un sistema territoriale capace di guardare lontano, fare economia circolare, produrre biocombustibili e contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici, valorizzando le aziende agricole locali.

 

 

Katiuscia Eroe è Responsabile energia di Legambiente, cura i dossier Comuni rinnovabili, Stop sussidi alle fonti fossili e collabora a numerose pubblicazioni (Rapporto Onre, Tutti in classe A, ecc.). Per conoscerla meglio: www.flickr.com/photos/legambiente/24017132373. Contatti: k.eroe@legambiente.it
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