La geotermia ha la sua carta

Le nuove tecnologie a ciclo binario permettono di superare l’impatto ambientale e sanitario del vecchio modello. Ma in Italia con questo metodo non si produce ancora un solo Watt. Se ne discute con le comunità locali dell’Amiata, dove l’energia da fonte geologica ha una  storia lunga e tormentata

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Le tecnologie migliorano la gestione dell’energia e la geotermia, anzi “le” geotermia stanno cambiando pelle, proprio sotto i colpi dell’innovazione. E’ questo il fenomeno che sta interessando quella che è una delle fonti energetiche, per quanto riguarda l’elettricità assieme all’idroelettrico, più datata. La geotermia, infatti, ha più di un secolo di storia ed è oggi a un punto di svolta. Le nuove tecniche geotermiche, introdotte da un approccio diverso e dall’innovazione nel campo dei materiali, consentono di utilizzare di più e meglio questa risorsa che può diventare sul serio rinnovabile, ma è necessario un percorso, sociale, innovativo.

Prima d’affrontare questo discorso, però, è necessario fare il punto su cosa è stato in passato l’utilizzo di questa risorsa, in un territorio “storico” per la geotermia: quello della Toscana. In questa regione, infatti, la geotermia ad alta entalpia  utilizzata da decenni con risultati buoni sotto al profilo economico, visto che il “carburante” è gratis, pessimi al punto di vista ambientale, come è riportato dall’articolo “Geotermia d’impatto” pubblicato su QualEnergia numero 3 del 2015 e firmato dal professor Riccardo Basosi e dal ricercatore Mirko Bravi. Sotto accusa sono gli impianti geotermici di vecchia generazione, i cosiddetti Flash, che emettono in atmosfera inquinanti, anche se in quantità minore che in passato, prelevati attraverso i fluidi, dal sottosuolo. Il risultato, quindi, è un incremento di malattie, e decessi, che statisticamente sono maggiori rispetto a zone simili della Toscana sulle quali non insistono gli impianti geotermici. Territori, quindi, quelli dell’Amiata e di Larderello, segnati dalla storia energetica e industriale degli anni passati. Chiaro, quindi, che nel momento in cui si parla in questi territori di geotermia nasca la diffidenza anche quando si parla di un’alternativa collaudata. Gli impianti geotermici nel mondo, infatti, hanno una potenza totale di oltre 15 GW dei quali il 30% circa realizzati con la nuova tecnologia binaria che azzera le emissioni, preserva le falde acquifere ed esclude il fracking e le rocce secche che provocano sismicità. E di questi 5 GW di geotermia binaria nemmeno un Watt è installato in Italia. Una possibilità che la Rete Geotermica, una realtà che raggruppa diverse imprese attive nella nuova geotermia, Giga (Gruppo Informale per la geotermia e l’Ambiente) e il festival Ecofuturo, stanno tentando di cogliere partendo dal basso, dalle realtà locali e dai cittadini.

Il via alla Carta
In questa dinamica è partito un percorso che porterà alla Carta della buona geotermia alla quale a oggi hanno collaborato oltre trenta docenti universitari e ricercatori di vari centri di ricerca in rappresentanza della quasi totalità del mondo scientifico che si occupa della geotermia nel mondo. Un percorso che nei giorni scorsi ha fatto tappa con appuntamento in un luogo simbolico della geotermia: Abbadia San Salvatore, un comune dell’Amiata che già segnato in passato dall’estrazione del mercurio, ha sempre rifiutato l’installazione nel proprio territorio d’impianti a ciclo flash o aperti guardando con interesse nell’ultimo periodo, invece, alle nuove tecnologie rappresentate dal ciclo binario.

Fabio Roggiolani«La carta della buona geotermia di Abbadia San Salvatore deve riguardare tutte le geotermie a cominciare dai pozzi per la bassa entalpia, fino ad arrivare alla conversione radicale della geotermia flash, inquinante e impattante, utilizzando la tecnologia binaria con una a totale reimmissione dei fluidi. – ha detto nell’introduzione dell’appuntamento Fabio Roggiolani, di Giga – Si tratta di una proposta che deve essere portata al mondo dell’industria e della politica, se no si continuerà a fare geotermia in maniera tradizionale ed inquinante. O le istituzioni trovano un segnale chiaro in questa direzione o si continuerà a fare come prima». La scelta e l’attaccamento di alcuni settori alla geotermia tradizionale in realtà è dovuta a fattori economici visto che questa ha una resa superiore rispetto alla tecnologia binaria. «Si tratta di un rendimento energetico che è vecchio, arretrato, – ha concluso Roggiolani – visto che scarica le esternalità ambientali sul territorio. Si tratta di un rendimento economico aggiuntivo che ha un grave carico di conseguenze sanitarie sulla popolazione che sono state ampiamente documentate». La Carta d’Abbadia rappresenta anche e soprattutto il tentativo di mettere in piedi un inedito ponte per il dialogo con i cittadini su basi nuove, fondate soprattutto su basi scientifiche che rappresentino un osservatorio esterno e terzo. Per riguadagnare la fiducia dei cittadini, aspetto che non può e non deve essere sottovalutato, specialmente quando si parla delle nuove energie rinnovabili.

Aperture importanti
«Io penso che le due geotermia convivranno per un periodo, ma ciò che ci chiediamo è: quella nuova è davvero a basso impatto? – ha detto Roberto Barocci, di Sos Geotermia – La Regione Toscana ha incrementato, con un investimento massiccio nell’Amiata, la potenza installata con molti MW aggiuntivi. Si tratta di una scelta che non solo le comunità locali devono discutere, ma è necessario che ci siano dei criteri chiari per la selezione degli impianti e per ciò chiediamo un ampio schieramento contro la geotermia esistente». Non chiusura totale sulla nuova geotermia, quindi, da parte dei comitati ma una dialettica stringente e serrata anche perché nella zona sud della Toscana interessata dalla geotermia, ossia l’Amiata, l’incremento della mortalità prematura, secondo i dati diffusi da Sos Geotermia, è del 13%, mentre a Taranto siamo all’11%. «Si deve cambiare verso – ha detto il sindaco di Abbadia San Salvatore, Fabrizio Tondi – Non si può più andare avanti con uno schema nel quale alcuni soggetti hanno benefici e altri solo svantaggi sul fronte ambientali». Il sindaco fa riferimento al fatto che i vantaggi economici derivanti dalla geotermia tradizionale sono destinati solo ai comuni dove hanno sede gli impianti, mentre gli effetti ambientali “viaggiano” sul territorio e ciò è  dovuto al modello energetico della vecchia geotermia, centralizzato, mentre quello della geotermia binaria, fatto con impianti di dimensioni più piccole distribuiti nel territorio sarebbero più adatti alla generazione distribuita. «Le risorse naturali nella zona dell’Amiata sono importanti. – ha concluso il sindaco – Il bacino idrico serve 700mila persone, mentre la qualità dell’aria, la biodiversità e il paesaggio fanno dell’Amiata un vero gioiello».

Generazione distribuita
Le piccole centrali a media entalpia da 5 MW e la micro geotermia elettrica da 100 kW che è posizionabile anche dentro i condomini o nei quartieri possono, per esempio, diventare il fulcro d’attività che utilizzano il calore. «La geotermia a media entalpia di nuova generazione può diventare una tecnologia diffusa sul territorio che viene utilizzata da soggetti presenti nelle zone, stesse, rendendo così competitive produzioni altrimenti antieconomiche o dare su produzioni tradizionali un plus di competitività che possono riportare occupazione e ricchezza diffusa nelle aree geotermiche. – ha replicato Fabio Roggiolani – In questa maniera sarà possibile, inoltre, dare la produzione energetica in mano a soggetti locali e non più alle multinazionali energetiche, aumentando così l’accettazione degli impianti sul territorio». Oggi utilizzando piccole portate dei fluidi geotermici e temperature anche inferiori agli 80 °C si possano creare dei micropoli di cogenerazione, di alcune decine di kW di potenza installata, l’ideale per il modello energetico distribuito, mentre il calore può essere inserito nelle attuali reti di teleriscaldamento producendo al ritmo di centrali da 100 kWh l’energia elettrica necessaria alla comunità che vive nelle aree geotermiche. Unico problema oggi è il fatto che ciò è proibito esplicitamente dal concessionario delle centrali, fatto che aumenta la diffidenza delle popolazioni.

«Per quanto riguarda la nuova geotermia, c’è da chiedersi come mai un anno e mezzo fa la regione non sapesse che si poteva fare la geotermia binaria a totale reiniezione. – ha esordito Velio Arezzini di Sos Geotermia – Si tratta, quindi, di una questione politica e di scelte ed è necessario, secondo noi, fare un piano energetico che punti all’efficienza energetica come prima cosa, poi le rinnovabili compatibili con il territorio e anche con la geotermia a media entalpia, ma inserita in un contesto organico e coerente. Le centrali flash devono essere dismesse e chiuse e non devono più accedere agli incentivi. Il motivo è semplice: inquinano». E una proposta realizzativa è arrivata da Serena Bianchi dell’azienda Graziella Green Power che ha illustrato le linee guida alla base di quello che potrebbe essere uno dei primi impianti a ciclo binario e reiniezione totale a Castelnuovo Val di Cecina che oltre a utilizzare impianti provenienti dalla filiera italiana ha degli aspetti d’inserimento nel paesaggio inediti rispetto al panorama energetico odierno.

«Rispetto alla geotermia binaria, ma anche nel complesso più generale delle fonti rinnovabili, bisogna considerare il fatto che ci si dovrà abituare a convivere con molti piccoli impianti non inquinanti. – ha affermato il vicepresidente del Kyoto Club, Francesco Ferrante – Ciò è dovuto al cambiamento di modello energetico perché in un futuro assai prossimo si affermerà il modello della generazione diffusa che sostituirà quello basato su poche grandi centrali termoelettriche e questa cosa succederà anche per la produzione d’elettricità con la geotermia binaria. Il vero problema di questi impianti è la loro sostenibilità economica, più che quella ambientale, nel nostro contesto nazionale, che non è ancora stata sperimentata nei fatti. Rispetto all’aspetto paesaggistico i piccoli nuovi impianti geotermici hanno un impatto veramente ridotto e penso che le perplessità da parte dei cittadini siano frutto del fatto che in passato non sono mai stati interpellati circa i vecchi impianti geotermici, ragione per la quale è chiaro che ci sia una certa diffidenza».

Il dialogo, sulla nuova geotermia quindi sembra aperto e la Carta d’Abbadia San Salvatore potrebbe essere un vero e proprio laboratorio sociale e tecnologico per un la transizione dalle vecchie energie alle nuove tecnologie rinnovabili, sperimentano inedite metodologie sociali che potrebbero essere utilizzate in altre zone con altre fonti.

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