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 Si apre oggi a Marrakech la Conferenza sul Clima (COP22), che continuerà sino al 18 novembre. Appena tre giorni dopo l’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi. È una svolta storica nella lotta ai cambiamenti climatici, dovuta soprattutto all’accelerazione impressa da Cina e Stati Uniti con l’annuncio congiunto della ratifica dell’Accordo al G20 dello scorso settembre. L’Europa è stata costretta ad accodarsi all’ultimo momento utile per consentire l’entrata in vigore dell’Accordo. Per la prima volta le due economie principali responsabili – insieme rappresentano il 38% delle emissioni carboniche totali – dell’attuale crisi climatica prendono la leadership dell’azione climatica globale impegnandosi ad agire subito senza attendere il 2020, come concordato lo scorso dicembre a Parigi.

Le giuste celebrazioni dell’entrata in vigore dell’Accordo non devono farci dimenticare, però, che viviamo in un mondo dove ormai ogni mese le temperature globali superano un nuovo record. In ogni angolo del pianeta le popolazioni toccano sempre più con mano gli impatti dei cambiamenti climatici in corso.

 La necessità di agire continua ad essere urgente. Non è più il tempo del rinvio. Per mantenere l’innalzamento della temperatura – come prevede l’Accordo di Parigi – ben al di sotto dei 2°C, facendo il possibile per limitarlo a 1.5°C, serve subito moltiplicare gli sforzi globali di riduzione delle emissioni senza più attendere il 2020. In ogni settore, in ogni paese.

Con gli impegni assunti a Parigi stiamo comunque andando pericolosamente verso un innalzamento della temperatura di 2.9-3.4°C, come evidenzia il recente rapporto “Emission Gap” dell’UNEP. La COP22 deve accelerare il cambio di rotta avviato a Parigi e proseguito lo scorso ottobre a Kigali, dove è stato fatto un importante passo in avanti con approvazione dell’emendamento al Protocollo di Montreal che consente una forte riduzione degli Idrofluorocarburi (HFC), potentissimi gas-serra. La progressiva riduzione degli HFC consentirà entro il 2050 una diminuzione di ben 70Gt di CO2eq, in grado di limitare di 0.5°C l’innalzamento della temperatura globale entro la fine del secolo. Tuttavia la riduzione degli HFC diverrà significativa solo dopo il 2025, per cui rimane cruciale aumentare al più presto gli impegni assunti a Parigi. Secondo il rapporto dell’UNEP serve, infatti, ridurre le emissioni al 2030 di almeno un 25% in più (ossia di 12/14Gt di CO2eq) rispetto ai primi impegni assunti a Parigi per limitare l’innalzamento della temperatura al di sotto dei 2°C senza pregiudicare l’obiettivo di 1.5°C.

 A Marrakech non ci si può pertanto limitare a concordare un programma di lavoro per definire le nuove regole che governeranno l’Accordo. Come proposto dalla presidenza marocchina, l’attenzione della COP22 va spostata sull’azione, creando le giuste condizioni per aumentare – sia nell’immediato che nel lungo termine – l’ambizione dei primi impegni sottoscritti a Parigi. Serve un segnale forte. A partire dall’Europa, che deve riconquistarsi con i fatti la storica leadership nell’azione climatica ormai in declino.

    Mauro Albrizio, responsabile Clima e politiche europee di Legambiente

 

Mauro Albrizio è responsabile dell'ufficio europeo di Legambiente a Bruxelles
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