La buona scuola è legge: un misto di cose ambigue e pericolose come il super preside e la valutazione dei docenti, di cose dovute come le assunzioni, di cose buone come i fondi per l’edilizia scolastica o la formazione obbligatoria per i docenti, di promesse da mantenere come il diritto allo studio.

Il dubbio che il provvedimento dia risposte non incisive ai problemi reali è forte e come Legambiente, insieme ad altre organizzazioni, lo abbiamo manifestato durante questi mesi di ricerca di un dialogo che entrasse nei meriti, che purtroppo non c’è stato.
Le sfide che dobbiamo vincere ed i numeri che dobbiamo aggredire sono quelli che ci restituiscono un paese a più velocità in cui rimane inalterato la storico divario fra Nord e Sud, ma anche fra quartieri della stessa città ed aree della stessa regione. Tre indicatori su tutti denunciano questa emergenza: la disoccupazione giovanile che nel 2014 e’ arrivata quasi al 43% (al sud il dato aumenta di circa il 13%), la dispersione scolastica ancora al 17,6% in media con punte nel mezzogiorno di circa il 21% e che l’Europa ci chiede di ridurre al di sotto del 10% entro il 2020, il preoccupante fenomeno dei giovani che non sono ne’ in percorsi di formazione ne’ di lavoro i cosiddetti NEET che sono una media nazionale del 24% (ben 33% al sud).

Ma la buona scuola offre risposte molto limitate al superamento dei fenomeni di esclusione sociale, culturale e di mancato sviluppo territoriale che questi dati fanno emergere.
Per questo non basta. Occorre allargare la visuale oltre la singola scuola per leggere l’intero capitale sociale che compone un territorio, fatto di famiglie, associazioni, imprese, istituzioni che dinamicamente vanno a costruire una comunità di apprendimento diffusa, una qualità culturale che è territoriale.

Il modello di autonomia scolastica che viene fuori dalla riforma non tiene conto di questo sguardo largo e mette al centro la singola scuola con un approccio che è competitivo, senza essere perequativo, e questo non possiamo permettercelo se non a rischio dell’aumento dei divari che già esistono fra i territori, le scuole e le persone. Chi si troverà ad operare in un contesto di benessere socio economico avrà molte più possibilità di offrire strumenti e mezzi per dare una buona offerta formativa, di offrire maggiori opportunità, di raccogliere più fondi.

Una scuola migliore serve a tutti per far evolvere le comunità, renderle più colte e capaci di trovare soluzioni e risposte alle tante vecchie e nuove problematiche, per rendere i cittadini più capaci di prendere in mano la propria vita collaborando al benessere collettivo e a processi di cambiamento di qualità.

Presidente nazionale di Legambiente Scuola e Formazione
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