La Basilicata dice basta all’era fossile

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Dieci permessi di ricerca , 17 istanze, 86 comuni interessati, di cui  26 ricadono in area Parco e sette nel territorio dell’istituendo Parco regionale del Vulture. Sono i numeri del petrolio in Basilicata, illustrati nel dossier “Il futuro oltre il petrolio – Scenari e proposte per uscire dall’era fossile”, presentato da Legambiente Basilicata durante la tappa lucana del Treno Verde a Potenza.

In Italia nel 2015 la produzione di petrolio è stata di 5,5 milioni di tonnellate, di queste il 69% arriva dai giacimenti a terra della Basilicata, ma c’è il rischio che nei prossimi anni si arrivi a quintuplicare i territori interessati dalle trivellazioni. Nel solo gennaio 2016, l’attività petrolifera ha prodotto in questa regione quasi 300mila tonnellate di petrolio estratte dalle due concessioni petrolifere attive: Serra Pizzuta e soprattutto Val d’Agri. 

«Non meraviglia dunque – commenta Alessandro Ferri, presidente di Legambiente Basilicata – che proprio dalla nostra regione sia arrivata la conferma che il petrolio rappresenta una filiera oscura e foriera di distorsioni, che inquina non solo l’ambiente ma anche le politiche di un’intera classe dirigente regionale e nazionale. L’ultima inchiesta della Dda di Potenza, che ha portato a sei arresti per traffico illecito di rifiuti, la sospensione della produzione Eni in Val d’Agri per presunte irregolarità nell’iter realizzativo degli impianti Total a Tempa Rossa, pongono con ancora maggior forza l’imperativo di guardare oltre il petrolio e cominciare a farlo sin da subito». Legambiente propone una moratoria sull’attività di sfruttamento dei giacimenti lucani, fino al ripristino di una condizione di legalità e trasparenza, l’accertamento delle conseguenze ambientali e sanitarie dell’attività estrattiva, l’avvio di programmi di bonifica e, soprattutto, di compensazione socio-ambientale.mappa estrazioni Basilicata

«La classe politica regionale in questi anni si è completamente “seduta” sul petrolio utilizzando il bancomat delle compagnie petrolifere alla bisogna – aggiunge Alessandro Ferri – L’impegno della Regione Basilicata contro le trivelle in mare è sicuramente condivisibile ma perde il suo valore se non si estende a tutto il territorio regionale la posizione, le ragioni e l’approccio che hanno portato all’ormai prossimo appuntamento referendario. Il governatore Marcello Pittella sta perdendo l’occasione per voltare definitivamente le spalle agli interessi delle compagnie petrolifere e per guardare a un futuro che metta al centro la qualità dei territori come motore di uno sviluppo locale». L’ingente flusso di denaro che ruota intorno al petrolio finora non ha portato un significativo sviluppo del territorio. Eni quantifica il gettito totale di royalties versate nelle casse della Regione e dei Comuni interessati dal 1998 al 2015 in oltre 935 milioni di euro. Di questi quasi 100  milioni sono stati versati ai Comuni interessati dalla concessione Val d’Agri (Calvello, Grumento Nova, Marsico Nuovo, Montemurro e Viggiano, che ha ricevuto 70 milioni di euro). Non manca però l’ombra delle illegalità ambientali. L’inchiesta sul Centro Oli di Viggiano, di proprietà dell’Eni, era venuta alla luce a febbraio 2014 con un primo “blitz” dell’Antimafia. Da allora i filoni d’indagine si sono moltiplicati.

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