lorenzo con creditsNel mondo che vorremmo  non ci sarebbe bisogno di scrivere #iostoconibeagle  come recita l’hasthag lanciato dalla Lav che, il prossimo martedi 23 febbraio, affronterà il processo di appello sul caso Green Hill. Sarà di nuovo la brava avvocato Carlo Campanaro a difendere in aula i beagle dell’ex allevamento di cani per la vivisezione.

Un breve salto nel passato: a gennaio 2015 l’allevamento per cani da destinare alla vivisezione chiamato Green Hill, (di proprietà della multinazionale farmaceutica Marshall)  era stata chiuso per maltrattamento ed uccisione di animali; condannati ad un anno e mezzo il veterinario della struttura ed uno dei gestori; il direttore fu invece  condannato ad un anno. I cani detenuti nella struttura furono sequestrati e dati in affido.

Ora la multinazionale Marshall, al processo di appello, chiede la revisione della sentenza e di rientrare in possesso dei tremila cani per portarli fuori Italia e riprendere gli esperimenti su di loro, qualora fossero vincente in appello.

Nel mondo che vorremmo non riusciamo ad immaginare un luogo come Green Hill, dove degli esseri viventi, venivano allevati per essere vivisezionati ed uccisi e dove i dipendenti della struttura maltrattavano e deridevano questi poveri animali.

Nel mondo che vorremmo chi è stato condannato per maltrattamento ed uccisione animale dovrebbe pensare ai propri crimini anzichè cercare di ribaltare la sentenza.

Nel mondo che vorremmo non esistono multinazionali che usano nomi fintamente bucolici (Green Hill, appunto, collina verde) per nascondere ciò che Gandhi chiamava il crimine più nero che l’uomo possa fare, ovvero la vivisezione.

Nel mondo che vorremmo non esistono le parole “ma se la sperimentazione animale serve per salvare un bambino ?” perché è dal 1978, quando uscì Imperatrice Nuda di Hans Ruesch, che si è rotto il muro di omertà di fronte alla falsa scienza della vivisezione ed ormai sappiamo che la vivisezione non salverà quel bambino, ma solo invece metodi alternativi ad essa lo possono fare al meglio.

E non serve essere scienziati per capire che le reazioni biologiche di un topo o di un cane (con una malattia indotta dall’esterno peraltro) sono diverse da quelle di un uomo. Non serve essere scienziati per dire, come diciamo noi, che sacrificare una vita, qualunque essa sia, è sbagliato.

Non serve essere scienziati, ma solo scrupolosi lettori per leggere la grande bibliografia scientifica, che parte da Imperatrice Nuda fino ai testi più moderni che confutano, punto per punto, l’inutilità scientifica (ancora prima dell’abominio etico) della vivisezione o del termine più edulcorato di sperimentazione animale. Oggi sono infatti gli scienziati più evoluti, più preparati (e liberi dalla farmaceutiche) a dirci che serve andare verso i metodi alternativi alla sperimentazione animale per fare reali progressi medici.

Nel mondo che vorremmo io non starai qui a scrivere questo articolo e non sarei dovuto andare, insieme a tanti amici ed amiche,  a protestare tante volte di fronte a Green Hill ed al comune di Montichiari.

Sono tante le cose che non vorremmo vedere in questo mondo, dalla vivisezione alle guerre, dalle bombe “intelligenti” che però tanto intelligenti non sono, ai bambini che muoiono per malnutrizione nel terzo mondo mentre in occidente si muore per obesità a causa di una dieta carnea che satura le risorse alimentari del pianeta ( per sfamare i poveri animali che vengono macellati ogni anno si impiega cibo che potrebbe nutrire 8,7 miliardi di persone)

Ma se da un lato ci sono tante cose che non vanno, dall’altro ci sono anche tante persone che lottano per un mondo migliore. Ognuno in base alle proprie caratteristiche e capacità, qualcuno lo fa con un microfono in mano o davanti alla tastiera di un computer, altri in una  aula di tribunale, altri lo fanno nei loro mestieri di scienziati, medici, educatori, attori, poeti o cantanti.

Il mondo che vorremmo, in fondo,  passa da una sommatoria di azioni positive che ognuno di noi può e deve mettere in pratica, piccole gocce del mare che alla fine si uniscono in un oceano sconfinato e sta a noi unire quelle gocce. ( “che cosa è l’oceano se non un moltitudine di gocce” recita il finale del bel film Cloaud Atlas).

Martedi quella goccia sarà il processo di appello di Green Hill. E Carla Campanaro, il Presidente Felicetti (come legale rappresentante della Lav) saranno nella trincea dell’aula, ma ognuno di noi può fare qualcosa.

Anche una piccola cosa, quale? per esempio scrivere uno più tweet o un post su facebook scrivendo #iostoconibeagle dimostrando che in quell’aula insieme a Carla ed alla Lav ci sono una mare di persone che dicono no alla vivisezione, alla discriminazione, alla violenza.

Per quel che riguarda me…. #iostoconibeagle.

Dedico questo articolo a Carla Campanaro alla sua bravura ed al suo immenso e silenzioso lavoro (di tanti anni) che ha messo sempre a disposizione per i più deboli. 

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