Radionuclidi nel corpo

Andrea LenziÈ da tempo riconosciuto che l’esposizione a radionuclidi possa essere un fattore determinante per lo sviluppo di vari tipi di tumori». A dichiararlo è il presidente della Società italiana di endocrinologia, Andrea Lenzi, fra i massimi esperti in fatto di neoplasie collegate ai fattori ambientali.

 

Professor Lenzi, in che misura ha inciso l’incidente di Cernobyl nell’insorgenza di tumori alla tiroide?
Già dopo quattro anni dall’incidente si era dimostrato, nelle zone limitrofe alla centraole, Bielorussia e Ucraina, un aumento drammatico dell’incidenza del tumore papillifero della tiroide nella fascia più giovane della popolazione mentre non si è avuto un sostanziale incremento negli adulti. I bambini hanno una più alta capacità di captare lo iodio anche perché consumano maggiori quantità di alimenti, specie il latte, contaminati. Per quanto riguarda l’Italia non ci sono dimostrazioni accertate di aumento della patologia.

Ci sono altre patologie collegabili al fall out radioattivo sui paesi europei?
Nel Duemila il segretario generale delle Nazioni unite, Kofi Annan, dichiarò:“L’incidente di Cernobyl ha riguardato finora più di sette milioni di persone. Tre milioni di bambini oggi hanno bisogno di continue cure mediche, ma dovremo aspettare almeno fino al 2016 per capire il numero esatto di coloro che avranno sviluppato malattie causate dall’esplosione del reattore”. Al momento, appunto nel 2016, dai dati della letteratura si evince un aumento, oltre che del carcinoma papillifero della tiroide, di un precoce sviluppo di cataratta e di leucemie.

Crede che ancora oggi esista una relazione fra l’insorgenza di tumori alla tiroide e l’esposizione ai radionuclidi?
I radionuclidi svolgono un ruolo importante nella genesi del tumore alla tiroide, anche se dagli studi condotti non sembra che sia un effetto diretto. Questo tipo di tumori originano non nelle cosiddette cellule staminali ma in quelle follicolari già differenziate. La mutazione iniziale che porta alla carcinogenesi tiroidea avviene nell’infanzia e nell’adolescenza e tanto più è precoce questa mutazione tanto maggiore è la probabilità di sviluppare un carcinoma, ma finché le cellule mantengono la loro capacità di rimanere legate fra loro, il tasso di crescita del tumore sarà molto basso.

A quali fattori ambientali è collegabile l’aumento di tumori all’apparato endocrinologico nel nostro paese?
Esiste sicuramente una stretta associazione tra l’inquinamento ambientale, gli stili di vita e l’incidenza di certe neoplasie. Per l’apparato endocrino sono stati identificati i cosiddetti Interferenti endocrini (Ie), un gruppo eterogeneo e in continuo aumento e ancora non completamente noto, di sostanze in grado di alterare la funzionalità del sistema endocrino. Fra queste rientrano composti organici come diossine, policlorobifenili, metalli quali arsenico, cadmio, ftalati, fitoestrogeni e molti pesticidi. 

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