Qualità spontanea

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Per Giovanna Tiezzi, viticoltrice, produrre vino naturale è un modus vivendi.  «Muoviamo le coscienze verso il biologico e muoviamo il vino nella stessa direzione» dice Giovanna Tiezzi, versando il suo prodotto. Un Sangiovese con un 3% di Canaiolo e Ciliegiolo, dal sapore forte che sa di terra, natura. Giovanna è una dei vignaioli naturali ripresi nel film di Nossiter. La sua azienda, “Pacina”, location del pranzo dei viticoltori nella pellicola, si trova a 15 chilometri da Siena. Un convento del ‘900 con intorno viti e olivi, cereali e foraggere. Qui si sono svolte le prime riunioni di Legambiente, all’inizio degli anni Ottanta, e qui è nato il movimento ambientalista, di cui il padre Enzo, illustre docente di chimica, è stato tra i fondatori. Più in là il bosco e le crete senesi. Un luogo dove l’alternanza delle colture e i ritmi della terra sono preservati e le differenze conservate. Qui lei ha portato avanti la passione dei suoi genitori facendone il suo lavoro. Perché fare vino in questo posto è la logica conseguenza della storia di “Pacina” e della sua famiglia.  

Come è nata l’idea del vino naturale?
La prima bottiglia di vino la volle la mia mamma come atto d’amore verso “Pacina”. Mio padre e mia madre avevano avuto un’idea geniale senza rendersene conto, fare il vino con zero solforosa. Per loro era un modus vivendi, non lo facevano perché dovevano vendere le bottiglie.

Come coltivi le viti?
Non uso trattamenti di sintesi in vigna. Nell’uva convenzionale ci possono essere fino a 120 elementi chimici. Io invece lascio crescere le erbe spontanee e non concimo. La collina su cui si trova il vigneto è aperta, ventilata. Qui la vite c’è sempre stata. Ho vigne vecchie di cinquant’anni. Del resto, “Pacina” è il nome dell’antico Bacco, Pachna. Le piante hanno raggiunto il loro equilibrio e io sento il dovere di non intaccarlo. C‘è chi ancoraBeFunky_mani-nella-terra-BIG non crede che si possa fare vino senza l‘aggiunta di solforosa, che viene impiegata nella vinificazione convenzionale per combattere la formazione di cariche batteriche. Sulle bucce dei chicchi ci sono i tannini,  che sono conservanti naturali. Se hai bucce sane e intatte, ottieni vini che possono invecchiare tanto, senza trattamenti chimici. Un Sangiovese di vent‘anni è molto più buono di uno giovane. Ma non possiamo aspettare tanto per venderlo.

È difficile divulgare la vostra idea di vino?
La battaglia più importante è con Bruxelles. Per legge non possiamo scrivere il nome “naturale“ sulle bottiglie che vendiamo. Invece è fondamentale che siano riconosciute.

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