Cosa è più importante, la difesa della legalità dai soprusi mafiosi, costi quel che costi, o la vita di qualche animale? O è possibile garantire entrambi? Fortunato Larosa, 67, ex primario dell’ospedale di Locri, in Calabria, aveva scelto la legalità e la libertà. Per questo, nella sua Canolo, piccolo centro dell’Aspromonte, terra di latitanti e di sequestri, si opponeva con decisione all’invasione delle sue terre da parte delle “vacche sacre”, gli animali dei clan ‘ndranghetisti lasciati liberi di pascolare. Segno del potere mafioso e del controllo del territorio. Il dottore più volte cacciò le vacche, mise reti e cancelli, regolarmente abbattuti, andando poi a denunciare ai carabinieri. L’8 settembre 2005 venne ucciso a un tornante della statale 111, un perfetto agguato mafioso. Perché, scrissero i carabinieri di Locri in un’informativa, era “uomo di spiccata rettitudine e noto, così come i propri familiari, per l’assoluta intransigenza nei confronti di ogni forma di sopruso”.

Dopo quasi 10 anni, lo scorso 27 marzo, sono stati arrestati i due presunti mandanti, entrambi del “locale” ‘ndranghetista di Canolo. Storia vecchia? No, tutt’altro. “Il fenomeno delle vacche sacre continua – ha denunciato il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho – Ci troviamo in presenza di una delle forme più deprecabili della manifestazione di controllo del territorio e di imposizione del silenzio da parte della ‘ndrangheta”. Il prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino, ha emesso un’ordinanza che dispone la cattura degli animali e l’abbattimento ma solo “nel caso in cui dovessero creare situazioni di pericolo concreto per l’incolumità delle popolazioni e per la sicurezza della circolazione sia stradale che ferroviaria” (fatti accaduti più volte). Destinando la carne in beneficienza. E sono scattate le polemiche. Addirittura una petizione online per salvare gli animali.

Ricordiamo che non è la prima volta che si prova a intervenire sul fenomeno del pascolo abusivo, antico quanto attuale e che ancora oggi riguarda non meno di duemila animali. Risale almeno agli anni ‘70, si è rafforzato durante la stagione dei sequestri di persona e dei grandi latitanti, come espressione sfacciata del potere delle ‘ndrine. I precedenti interventi hanno avuto scarsi risultati, sia come catture, poche decine, che come arresto del fenomeno che anzi si è allargato a greggi vaganti di pecore, ancora più dannosi. Questa volta sembra si voglia fare davvero sul serio. Non sarà una strage di animali ma un forte segno di riconquista del territorio e di riaffermazione della legge. E questo in Calabria è un cammino ancora arduo.

Ultimi articoli di

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *