Il paradosso di Brescia

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Appellarsi a una legge che, almeno sulla carta, dovrebbe ridurre il consumo di suolo per riaffermare il proprio diritto a cementificare. Una vicenda kafkiana quella avvenuta a Brescia, dove a gennaio una sentenza del Tar ha annullato una parte della variante al Piano di governo del territorio (Pgt), voluta proprio per dimezzare il consumo di suolo agricolo. Il motivo? Non è possibile cancellare i diritti edificatori maturati. Una sentenza che crea un precedente, legando le mani alle amministrazioni intenzionate a modificare i loro Pgt a favore di un minore consumo di suolo. Il giudice amministrativo, infatti, ha evidenziato come, a causa della legge regionale “per il contenimento del consumo di suolo” (l.r. 31/2014), il Comune di Brescia, fino all’approvazione del piano regionale, non ha il potere di modificare le previsioni vigenti e, quindi, non ha nemmeno il potere di ridurre la cementificazione. Ecco il voltafaccia di quella che molti ambientalisti hanno già bollato come “legge truffa”, anzi una vera “ammazzasuolo”. «La legge regionale sul consumo di suolo della Lombardia, con i suoi esiti grotteschi, è la dimostrazione chiara di come nel nostro ordinamento manchino ancora norme di riferimento per la tutela di questo bene comune», afferma Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia.
Tutto è iniziato quando il Comune di Brescia ha scelto di modificare il proprio Pgt per azzerare un’espansione da 120.000 metri cubi di edifici sui terreni del Parco agricolo di San Polo. La decisione era stata quella di cambiare la destinazione di ettari di territorio cancellando il termine “edificabil” e facendoli tornare terreni agricoli. Una scelta contro cui ha deciso di appellarsi il proprietario di parte di quei terreni, destinati secondo i piani dell’amministrazione a tornare area verde. «Non è stato l’unico ricorso che abbiamo ricevuto», racconta Michela Tiboni, assessore all’Urbanistica e alla pianificazione per lo sviluppo sostenibile del Comune di Brescia, elencando una dozzina di altri ricorsi siglati da realtà immobiliari e singoli cittadini contro le scelte dell’amministrazione. Che ha le idee chiare. «Non serve essere degli urbanisti per comprendere che il milione e duecentomila metri quadri di superficie edificabile previsti dal Pgt della precedente amministrazione non sono sostenibili per Brescia – spiega l’assessore all’Urbanistica – né ambientalmente né tantomeno economicamente, se si pensa all’enorme quantità di alloggi invenduti presenti in città». Da qui la scelta di modificare il Piano di governo del territorio, riducendo le aree edificabili a 640.000 metri quadri. Decisione che però, come dimostrano i diversi ricorsi presentati, si sta scontrando con gli interessi privati che gravano su quelle aree. Il paradosso è che la mossa del Comune, a causa della legge regionale 31/2014 che in teoria dovrebbe favorire scelte simili, non è stata avvallata neppure dal Tar.
Un altro aspetto aspramente criticato della norma regionale è la definizione stessa di suolo “consumato”. Si tratta, in realtà, dell’articolo più contestato dalle associazioni ambientaliste. La legge 31/2014 definisce come suolo “consumato” anche quei terreni su cui il piano urbanistico segnala che “si potrebbe” costruire. Una previsione non da poco, «perché potrebbe mettere a rischio quasi 45.000 ettari di suoli liberi lombardi, in gran parte coltivati – afferma Barbara Meggetto – per il semplice fatto che da qualche parte su un piano urbanistico è tracciato un perimetro di possibile trasformazione urbana. Una superficie immensa pari al doppio del territorio della provincia di Monza e Brianza». Terreni fra cui, secondo il giudice amministrativo, si collocano anche quelli del Parco agricolo di San Polo a Brescia.
Il Comune, finito sotto scacco per aver scelto un piano taglia cemento, non abbassa comunque la testa, tanto da aver deliberato la decisione di presentare ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar. Non solo: «La legge della Regione è incostituzionale perché di fatto impedisce la possibilità di fare un Piano di governo del territorio – afferma l’assessore Tiboni – mentre è necessario restituire ai Comuni la facoltà di pianificare il proprio territorio promuovendo la revisione dei Pgt almeno nei casi di riduzione del consumo di suolo». Una tutela contro la cementificazione che in molti credevano di avere già ottenuto con l’approvazione della legge regionale sulla riduzione del consumo di suolo. «Quando nel 2014 è entrata in vigore volevamo gioire, pensando che anche la Regione fosse allineata con la nostra visione – conclude l’assessore all’Urbanistica – Purtroppo non è stato così». n
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