I peccati originali del Mise

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Wwf, Legambiente e Greenpeace chiedono il rigetto di tutti i procedimenti pendenti nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa e una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra. Denunciano una grave distorsione nell’operato del ministero dello Sviluppo economico (Mise), colpevole di sostenere politiche di retroguardia in una difesa d’ufficio dei combustibili fossili, contro le scelte energetiche imposte dal protocollo di Parigi. Per le associazioni sono quattro i “peccati originali” del Mise.

  1. Il 23 dicembre il governo ha dovuto cambiare le norme con le quali si stabiliva la strategicità delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi da autorizzare con iter semplificati e accelerati che emarginavano le Regioni. Quelle norme facevano salvi gli atti abilitativi acquisiti, ma anche i soli procedimenti connessi e conseguenti in corso fino a giugno 2010 nell’area off limits delle 12 miglia marine. L’esecutivo l’ha fatto per disinnescare i referendum, ma quelle norme erano di dubbia legittimità.
  2. Il Mise ha sempre fatto proprie le valutazioni e le richieste di Assomineraria, garantendo un regime di franchigie, royalty e agevolazioni fra i più favorevoli al mondo (le royalty in Italia arrivano al 10%, negli altri paesi vanno dal 25% della Guinea all’80% di Norvegia e Russia), sposando gli studi non verificati, prodotti dai petrolieri, sullo sviluppo del settore (stimando 25mila nuovi occupati), quando il turismo nelle aree costiere messe a rischio dalle trivelle fa registrare ogni anno 43 milioni di presenze. Il solo settore della pesca occupa oggi 25mila addetti, senza contare indotto e maricoltura.
  3. Per la vigilanza sui grandi rischi connessi alle trivellazioni, il Mise ha preteso e ottenuto l’istituzione di un comitato interministeriale, e di strutture territoriali dove sono presenti dirigenti e funzionari dell’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse del ministero. Avrebbe invece dovuto far nascere anche in Italia un’Autorità competente e indipendente, come richiesto dalla normativa europea, per evitare conflitti d’interesse nello svolgimento dei suoi compiti.
  4. Il Mise è refrattario a qualsiasi forma di pianificazione settoriale. Con la scusa dell’abrogazione delle norme sottoposte a referendum è stato fatto scomparire anche il Piano delle aree per le trivellazioni, da sottoporre a valutazione ambientale strategica, richiesto dalla normativa comunitaria.
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