Glifosato in proroga

AGRICOLTURA  IRRORAZIONE DI PESTICIDI NEI CAMPI COLTIVATI FOTO DI © ALESSANDRO VECA/AG.SINTESI
IRRORAZIONE DI PESTICIDI NEI CAMPI COLTIVATI
Foto DI © ALESSANDRO VECA/AG.SINTESI

L’erbicida più potente al mondo, il glifosato – brevettato nel 1974 dalla Monsanto, la multinazionale leader mondiale nella produzione di ogm – lo scorso 30 giugno ha incassato l’ok della Commissione europea, che ha autorizzato la proroga al suo utilizzo nei campi e nei giardini fino al 31 dicembre 2017. A una prima riunione, a marzo, Italia, Olanda, Francia e Svezia avevano espresso parere contrario al rinnovo, con grande soddisfazione delle associazioni ambientaliste e di parte del mondo scientifico, sempre più preoccupato per gli effetti della sostanza sulla salute umana.
«Solitamente i fitosanitari sono autorizzati per 15 anni, ma il fatto che ci sia stata una proroga all’autorizzazione di 18 mesi di certo non è una buona notizia – spiega a Nuova Ecologia Luciano Atzori, biologo esperto in sicurezza degli alimenti e in tutela della salute – È indice di forte insicurezza delle istituzioni Ue e forse anche di debolezza di fronte alle multinazionali, perfino di scarsa attenzione del potenziale rischio per la salute umana… Certamente questi 18 mesi serviranno a verificare l’effettiva esistenza di un rischio per la salute nei residui che il glifosato può lasciare nei cibi».
In Italia il glifosato è l’erbicida più venduto, viene utilizzato non soltanto nelle colture legnose come vigneti, oliveti, frutteti e in quelle cerealicole, ma anche nelle zone urbane come scuole, ferrovie e strade. Anche qui l’uso dell’erbicida è preferito allo sfalcio meccanico.

gllifosato Il glifosato è una molecola organica assorbita per via fogliare e successivamente trasferito fino alle radici attraverso il sistema conduttore della pianta, per questo non viene lavato via con l’acqua. Mentre l’assorbimento del prodotto avviene in poche ore, il disseccamento della vegetazione è visibile solo dopo 10-12 giorni. «Il suo accumulo nel terreno – riprende Atzori – può farlo percolare nelle acque sottostanti, col risultato di ritrovarselo anche dopo alcuni anni nelle colture ottenute da suoli non più trattati con il glifosato».
I danni dell’erbicida non riguardano solo le piante però. «A soffrirne non sono solo le erbacce – afferma Fabio Taffetani, professore ordinario di Botanica sistemica dell’università politecnica delle Marche – ma gli stessi habitat e quindi tutta la complessa rete di vita animale, dai microorganismi ai vertebrati, e la vita stessa dell’humus e degli organismi che ad esso sono legati».

glifosato-600x300Dannoso per il terreno, il glifosato è stato dichiarato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) “probabile causa di tumori”, in quanto in grado di danneggiare il Dna. Secondo Taffetani, «la decisione della Commissione europea di prorogare l’autorizzazione al commercio e all’uso del glifosato è una scelta che non ha alcuna giustificazione: se, com’è stato ampiamente dimostrato dallo Iarc, questo diserbante è “probabilmente cancerogeno”, non c’è alcun motivo per tollerare un’ulteriore esposizione della popolazione europea».
In agricoltura il glifosato è “strategico” perché coinvolto a livello mondiale anche nella produzione di organismi geneticamente modificati. Fra i più diffusi ogm oggi coltivati ci sono cotone, mais, soia e colza. «Va ricordato – puntualizza Atzori – che nell’Ue la coltivazione di piante gm è pressoché vietata ma non l’importazione, non è raro quindi mangiare carne di pollo, bovini e suini alimentati con farine ricavate da prodotti ogm. È questa la via attraverso cui veniamo a contatto con questo principio attivo, che arriva così fino alle nostre tavole».
Ma se per l’Oms il glifosato è un probabile cancerogeno, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, l’Efsa, sostiene che è improbabile che l’erbicida sia pericoloso. Qual è la verità, perché non c’è chiarezza scientifica su un tema così rilevante? «Per farsi un’idea di come possano essere così differenti i risultati – sottolinea Taffetani – basta sapere come sono stati costruiti i giudizi: l’Agenzia internazionale della ricerca sul cancro dell’Oms ha raccolto un elevato numero di lavori scientifici pubblicati, dove erano state raccolte evidenze statistiche della relazione fra glifosato e tumori nell’uomo, ma anche sulla base di dati statistici sugli effetti degenerativi osservati sugli animali. L’Efsa ha invece basato la sua posizione su ricerche non pubblicate, fornite dalle aziende produttrici del glifosato e limitate ai dati minimi necessari per la commercializzazione di un pesticida».

oasi-dei-saporiEppure valide alternative per coltivare bene i campi ci sono, come la rotazione agraria, con cui si evita anche la perdita di fertilità del suolo, o come la falciatura meccanica delle erbe spontanee. Per Renata Lovati, presidente delle “Donne in campo” della Cia Lombardia, proprietaria della Cascina Isola Maria e sostenitrice, insieme al suo gruppo, della campagna Stop al glifosato, bisogna diffondere una cultura agricola diversa per avviare un cambiamento ormai improrogabile. «Prorogare l’autorizzazione per soli 18 mesi, rispetto ai quindici anni da cui si era partiti è un buon risultato – afferma Lovati – frutto della mobilitazione messa in atto. Una decisione definitiva verrà presa dopo aver approfondito le ricerche, ma non credo che per questo basteranno 18 mesi: il principio di precauzione avrebbe dovuto vietarne l’uso e non autorizzare una proroga».

Ultimi articoli di

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *