Nei parchi i semi della ripresa

I parchi saranno i primi a uscire dalla crisi, lo dicono i numeri. Le imprese giovanili crescono di un punto percentuale sopra la media nazionale, le donne imprenditrici sono il 3% in più, il 27% delle imprese green nel 2013 ha programmato assunzioni (la media nazionale è al 13%). Inoltre il reddito procapite è ormai allineato a quello nazionale, anzi lo supera nel nord ovest. Lo dice una ricerca di Unioncamere diffusa durante il congresso nazionale di Federparchi, l’11 e il 12 giugno nella storica centrale idreolettrica Taccani (nella foto) a Trezzo sull’Adda (Mi) all’interno del Parco dell’Adda Nord, nell’ambito dell’International Parks Festival, evento collaterale all’Expo.

«È un momento storico, di grande importanza per il mondo dei parchi. Nei territori dove l’Italia è protetta, non solo è custodito un patrimonio naturalistico di inestimabile valore, ma l’identità stessa del nostro Paese – ha dichiarato Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi dopo la sua rielezione al termine dell’ottavo congresso nazionale della federazione dei parchi italiani. «Aggiungo – ha detto Sammuri – che nelle aree protette risiede anche un asset strategico per rilanciare la nostra economia e creare occupazione nel segno del turismo di qualità, dell’agricoltura legata alle produzioni cicliche, della cultura e delle tradizioni».

La centrale Taccani

Il consumo di suolo nei parchi è dell’1,06%, mentre nel resto del territorio nazionale si registra una media di oltre il 7%. Ultimi in consumo di suolo e primi per indice di qualità paesaggistica. Nella pagella elaborata da Federparchi su dati del progetto europeo Corine Land Cover, i parchi si confermano come le zone non solo meglio conservate ma soprattutto più in salute sulla totalità dei comuni italiani. In una scala che va da 1 a 10, sono 447 i comuni che a livello nazionale meritano un bel 9. Di questi, il 64% ricade nelle aree protette (286). Tra i parchi nazionali, i più pregevoli dal punto di vista della qualità paesaggistica sono quelli dello Stelvio (voto 9,6 in una scala da 1 a 10), del Gran Paradiso (9,5) e Foreste Casentinesi (9,2). Basta uscire dai perimetri delle aree protette per trovare, in zone molto simili dal punto di vista geografico e ambientale, un indice di qualità più basso.

«La bellezza del paesaggio è un valore in sé, ma quando è riferita ai parchi significa anche altro – ha spiegato Giampiero Sammuri – Significa qualità ambientale, bassa artificializzazione del suolo, agricoltura ben condotta: in altre parole alto tasso di biodiversità e di valore degli ambienti naturali. Quelli italiani sono parchi che nascono in un territorio fortemente antropizzato, eppure evidentemente sono riusciti in questi decenni a raggiungere il loro obiettivo di assicurare uno sviluppo delle comunità umane compatibile con i valori naturali: anzi, i parchi hanno rappresentato un laboratorio di punta dell’innovazione e dell’economia green».

Foto di Giampiero Sammuri

Nei parchi si registrano 102 milioni di presenze turistiche con un fatturato di quasi 12 miliardi di euro: un dato in continua e costante crescita che ha segnato dal 2007 a oggi un più 7%, con un fatturato complessivo in aumento del 21%. Infine, l’accordo di partenariato per la nuova programmazione dell’Unione Europea 2014-2020 (che destina al nostra Pese circa 64 miliardi in 7 anni) cita espressamente per la prima volta le aree protette come strumenti fondamentali per perseguire gran parte dei suoi obiettivi; prevede specifici indicatori di risultato, tra i quali anche la pesca, il turismo e l’agricoltura; sottolinea l’opportunità di rafforzare le politiche di greening attraverso la tutela della biodiversità e del paesaggio agrario e la lotta ai cambiamenti climatici.

Giornalista ambientale, per La Nuova Ecologia cura le sezioni inchiesta e storie. Per il canale video LanuovaecologiaTV realizza dirette streaming, video interviste e il montaggio di video servizi. Contatti: loiacono@lanuovaecologia.it @francloia
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