Gallino: la lezione dell’Ilva

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«Dobbiamo pensare a una produzione diversa, in cui l’industria impiega il lavoro e le tecnologie in maniera più rispettosa dell’ambiente e per realizzare beni più utili alla collettività». È la riflessione che Luciano Gallino, il sociologo scomparso domenica 8 novembre, ha rilasciato a La Nuova Ecologia in un’intervista di ottobre 2012 a poche settimane dal sequestro dell’Ilva di Taranto e dal rinvio a giudizio dei suoi vertici per disastro ambientale. Gallino è stato per anni compagno di strada della nostra rivista, sia come interlocutore che come collaboratore

 

«Più qualità, meno inquinamento»
A colloquio con Luciano Gallino, sociologo dell’economia

lva e non solo. Fiat, Alcoa e altre produzioni in crisi occupano le cronache di queste settimane. Qual è il futuro delle industrie italiane? Ne parliamo con il professor Luciano Gallino, sociologo dei processi economici e del lavoro.

Innanzitutto uno sguardo a che cosa sta succedendo all’Ilva di Taranto. Governo e azienda affrontano l’emergenza ambientale nella giusta maniera?
La situazione era degradata ed era noto che lo fosse addirittura da decenni, e non si può riparare in pochi mesi o in poche settimane. Ad ogni modo mi pare che finora i problemi non siano stati affrontati con l’energia e con le risorse tecniche necessarie.

Quindi cosa andrebbe fatto e invece non si sta facendo?
Avremmo dovuto vedere centinaia di tecnici e ingegneri che andavano sul posto per studiare e capire quali interventi fare, e come farli, per ridurre l’inquinamento. Ma non si vede questo via vai di tecnici.

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L’Ilva e la sua produzione di acciaio hanno ancora un futuro in Italia?
Se convertita, l’Ilva un futuro ce l’avrebbe. La domanda di acciaio è alta e buona parte della produzione italiana va all’estero, quindi contribuisce al nostro export. Finché il modello produttivo è quello di oggi, la produzione di acciaio ha una forte domanda e in un paese come l’Italia che ha poche industrie dà un contributo all’economia. L’acciaio è un materiale che ha molte applicazioni, va dalle piccole parti delle mollette alle componenti delle infrastrutture. Ecco, se a Taranto si interviene per ridurre l’inquinamento, si può cominciare anche a produrre altri tipi di acciaio. È anche vero che è possibile farlo impiegando risorse e capitali rilevanti.

Operazioni simili potrebbero dare risposta alla crisi che stanno vivendo altre grandi industrie?
Certo, bisogna cominciare a parlare di riconversione in generale. La stessa produzione di auto non può tornare ai livelli precedenti, se scomparisse all’improvviso avremmo la grave perdita di decine di migliaia di posti di lavoro. Ma se parliamo del settore dell’auto dobbiamo parlare di conversione alla mobilità sostenibile: vuol dire che produrremo più autobus. D’altronde costruirne uno equivale a realizzare 10-12 auto di grossa cilindrata. Per non parlare della costruzione delle metropolitane.

Anche l’alluminio ha futuro?
È un altro prodotto necessario all’industria moderna, e forse ha anche un destino migliore dell’acciaio perché può contribuire a produzioni molto più leggere. Però è un settore molto energivoro e ciò contrasta con la necessità di abbattere la produzione di energia dal carbone. Se parliamo dell’Alcoa dobbiamo dire che per alimentarla ci vorrebbero parchi eolici grandi parecchi chilometri e non è possibile realizzarli in poche settimane.

E allora, come dobbiamo immaginare il futuro dell’industria?
In tutti i discorsi che si fanno sembra che all’orizzonte ci sia un ritorno ai livelli di produzione di cinque o sei anni fa. Questo è un ragionamento che si fa per l’auto come per l’acciaio. Invece dobbiamo pensare a una produzione diversa, in cui l’industria impiega il lavoro e le tecnologie in maniera più rispettosa dell’ambiente e per realizzare beni più utili alla collettività.

(Intervista di Francesco Loiacono, ottobre 2012)

Giornalista ambientale, per La Nuova Ecologia cura le sezioni inchiesta e storie. Per il canale video LanuovaecologiaTV realizza dirette streaming, video interviste e il montaggio di video servizi. Contatti: loiacono@lanuovaecologia.it @francloia
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