“L’Europa che vogliamo”

Nelle ore cruciali in cui a Parigi si decide il futuro delle politiche climatiche e nell’immediata vigilia del suo congresso nazionale, Legambiente ragiona sul legame fra il futuro del clima e quello del Vecchio continente. Una riflessione che nell’Acquario civico di Milano, durante il convegno “Un clima diverso per l’Europa”, l’associazione ha condiviso con un parterre d’eccezione, che fra gli altri ha messo insieme il filosofo Mauro Ceruti, la presidente dei Verdi europei Monica Frassoni, il segretario della Fiom Michele Landini, l’europarlamentare Simona Bonafè e gli esponenti dell’Alleanza ambientalista del Mediterraneo, di cui la stessa Legambiente fa parte, il francese Denez L’Hostis e il tunisino Boubaker Houman.

Filo rosso della discussione è stata la consapevolezza della necessità di uno sforzo collettivo, in cui l’ambientalismo può dare un contributo decisivo, per ripensare e rilanciare un progetto d’Europa capace di rispondere alla crisi economica e ai conflitti in campo, di aprirsi a una più autentica cittadinanza e di riconoscere nuovi diritti. A partire da quelli che proprio oggi celebrano la loro “Giornata mondiale”: il 10 dicembre 1948 l’Onu approvava infatti la “Dichiarazione universale dei diritti umani”. In questa prospettiva l’Ue – è stata la richiesta di tutti i relatori – deve ascoltare con più attenzione istanze, idee e proposte che vengono dal Mare nostrum. Raccogliere il suo grido d’allarme. Portare con forza alle Nazioni Unite la richiesta, non più rimandabile, di riconoscere ai profughi ambientali lo stesso status giuridico di cui godono le persone che fuggono dalle guerre.

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“È necessario che l’Europa recuperi la sua vocazione umanistica – ha detto nell’introduzione ai lavori il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – ponendo la lotta ai cambiamenti climatici come la base su cui costruire una nuova e inclusiva identità europea. Farlo significa muoversi nell’interesse della gente e non delle lobby finanziarie. Significa operare una transizione verso l’economia circolare, abbandonando il modello legato alle fonti fossili. Significa, ancora, cambiare politica dell’accoglienza e assumere un ruolo propositivo in quei paesi dove le catastrofi ambientali e belliche prendono origine: l’Europa ha il dovere di rimettere al centro il Mediterraneo”.

Ma che cosa c’entra la lotta ai cambiamenti climatici col futuro dell’Europa? “C’entra moltissimo – ha spiegato Roberto Della Seta della direzione nazionale di Legambiente – Solo trovando vera compattezza e piena legittimità democratica può giocare un ruolo da leader nella battaglia per il clima. La conversione economica indispensabile per abbattere le emissioni è tutt’uno con la prospettiva di un green new deal, la sola via di sviluppo che può far conservare all’Europa un ruolo da protagonista nel mondo globale e agli europei una condizione di benessere e coesione sociale”.

Benessere che passa anche da quella voglia di sicurezza così tanto presente nel dibattito pubblico degli ultimi mesi. Del resto, e anche di questo s’è discusso, le ultime “emergenze” vissute dal Vecchio continente – l’arrivo di centinaia di migliaia di persone dalla Siria come dagli altri teatri di guerra mediorientali e africani e gli attacchi terroristici di Parigi – hanno molto a che fare con la crisi climatica e le soluzioni necessarie a fronteggiarla. Il riscaldamento globale fa crescere di continuo il numero degli profughi ambientali, costretti a cercare rifugio verso nord: uscire dall’era dei fossili serve a fermare il cambiamento climatico ma anche a colpire l’economia del terrore fondata sul petrolio di cui si nutre Daesh.

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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