Etichette fuori norma

imagesQuasi un prodotto su due (il 43%) è venduto senza etichetta energetica o con l’etichetta scorretta. È il dato che emerge dal rapporto Etichetta Furbetta 2015, presentato da Legambiente, in collaborazione con Movimento difesa del cittadino e Gestore servizi energetici (Gse). È la terza tappa del progetto MarketWatch, nell’ambito del programma Intelligent Energy for Europe che affianca sedici realtà della società civile e istituzioni nel settore del controllo di mercato nel campo delle etichette energetiche. Un programma, co-finanziato dalla Commissione Europea. Legambiente e MdC hanno realizzato 12 visite a punti vendita tradizionali e 12 verifiche a punti vendita online, focalizzando la propria attenzione sulle tipologie più critiche, quali supermercati e negozi di mobili e complementi di arredamento.

Ebbene, dall’indagine che si è svolta in 2.704 negozi fisici e 1.933 negozi online, che ha riguardato 4.637 prodotti, emerge che la metà di questi viene venduta con etichetta fuori norma o senza dare adeguate informazioni al cliente. Solo il 57% dei prodotti è correttamente etichettato: l’81% nei negozi fisici e solo il 23% nei negozi online, un divario che conferma il trend già rilevato lo scorso anno. Nel settore, non solo continuano a non comparire le etichette energetiche accanto alle foto dei prodotti, come previsto dalla normativa entrata in vigore dal 1 gennaio scorso ma, addirittura, sono ancora in vendita prodotti al di sotto della classe A+ messi al bando dalla Direttiva Ue, perché troppo energivori. Tra le categorie di prodotto meno virtuose cappe aspiranti (89% non conformi), televisori (75%) e forni (64%). E dire che, 8 dei 12 negozi on line presi in esame fanno riferimento a grandi catene specializzate.

Una situazione che, alla luce degli scenari che si prospettano sui cambiamenti climatici, appare particolarmente grave. «Le direttive Ecodesign ed Etichetta Energetica – dichiara Davide Sabbadin, responsabile efficienza energetica di Legambiente – sono di notevole importanza per il clima. Se venissero correttamente applicate, si avrebbe un taglio annuale di circa 500 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, pari all’1,5% delle emissioni globali e a quelle del parco auto circolante in Europa. Un mancato risparmio per ogni famiglia di 400 euro che inficia pure l’efficienza delle reti energetiche. Purtroppo, le direttive non sempre vengono applicate e i consumatori spesso non sono in condizione di scegliere correttamente i prodotti in vendita». «Gli organi di vigilanza, primi fra tutti Ministero dello Sviluppo economico, Autority Antitrust e Polizia postale devono controllare e intervenire tempestivamente – aggiunge Francesco Luongo, vice presidente Mdc – Da parte nostra continueremo a monitorare, anche attraverso questo progetto, le proposte di commercio elettronico».

etichette-energetiche

La realtà meno attenta alle norme è quella dei venditori di mobili e complementi d’arredo, il 53% degli elettrodomestici risulta non conforme alle nuove regole. Nei supermercati visitati, invece, il 77% dei prodotti non è etichettato. In genere, gli elettrodomestici meno etichettati sono gli aspirapolvere (32% venduti senza) e i televisori (18%), assieme alle cappe aspiranti, per le quali vige l’obbligo di etichettatura solo da quest’anno, 1 su due è risultata senza etichetta. Viceversa, il prodotto più e meglio etichettato è la lavastoviglie, solo il 2% risulta privo, forse perché, essendo uno degli elettrodomestici più usati quotidianamente, le famiglie sono più attente alla bolletta energetica.

Infine, solo in un negozio su quattro è stato possibile prendere visione della scheda tecnica informativa più approfondita dell’etichetta, prevista dalla normativa, che va messa a disposizione del cliente su sua richiesta. Nelle prossime settimane, verranno pubblicati, sul sito www.market-watch.it, i dati dettagliati per singolo punto vendita, assieme ai risultati dei test dei prodotti, così si potrà scoprire se ci sono prodotti le cui prestazioni non corrispondono a quelle dichiarate in etichetta.

 

Laureata in scienze politiche indirizzo economico, ha lavorato all'Istat, giornalista pubblicista nel 2004 è stata tra i fondatori del settimanale online "Il foglietto della ricerca", ha ricoperto incarichi istituzionali nei quali occupata di cultura, lavoro, scuola, ambiente, politiche sociali
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