Emilia, terremoto al veleno

di Rocco Bellantone

 

L’amianto contenuto nelle macerie del terremoto del 2012 non è stato bonificato ma riutilizzato nei cantieri della ricostruzione in Emilia Romagna. È quanto emerge dall’operazione Aemilia, coordinata dalla Dda di Bologna e i cui risultati sono stati resi noti a fine gennaio, che fotografa una regione infiltrata dalla ‘ndrangheta e inquinata da corruzione e amianto. I 162 arresti e le oltre 200 persone indagate dimostrano che la malapianta delle ’ndrine calabresi, di cui parla da anni il procuratore antimafia di Reggio Calabria Nicola Gratteri, ha messo radici profonde fra Reggio Emilia, Parma, Modena e Piacenza, nutrendosi della tragedia del sisma che tre anni fa causò 27 morti e più di diecimila sfollati.

Nell’elenco dei reati contestati figurano l’associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali di provenienza illecita. Ma a venire a galla sono anche i reati ambientali. Una parte rilevante dei lavori di ricostruzione sono cosparsi di cemento e amianto, triturato dalle macerie dei capannoni delle aziende demoliti senza essere bonificato. L’Arpa ne ha trovato traccia in 80 moduli abitativi provvisori per gli sfollati a San Felice sul Panaro, in edifici scolastici temporanei a Reggiolo, Finale Emilia, Mirandola e Concordia sulla Secchia, e ancora in cantieri e discariche. “Qui però c’abbiam buttato della roba… bisogna stare attenti a questa roba qui”, afferma in una conversazione intercettata riferendosi all’amianto uno dei titolari della Bianchini costruzioni, società che grazie al sostegno del clan Grande Aracri e agli agganci politici ha messo le mani su appalti da centinaia di migliaia di euro. «All’indomani del terremoto – spiega Lorenzo Frattini, direttore di Legambiente Emilia Romagna – abbiamo posto subito l’urgenza di trovare un sistema che permettesse di restare immuni dalle infiltrazioni mafiose. Ma tra le montagne delle macerie movimentate abbiamo fatto fatica a controllare tutto. Oltre a ciò, è evidente che c’è un problema di normativa nazionale che rimanda direttamente al meccanismo di assegnazione degli appalti. Si assiste sempre di più a gare che vengono vinte con il massimo ribasso sia nell’edilizia che nella raccolta dei rifiuti, creando delle possibilità di inserimento per soggetti legati alla criminalità organizzata». Dopo il terremoto, il clan Grande Aracri, originario di Cutro in provincia di Catanzaro ma da anni presente nella provincia di Reggio Emilia, ha messo in moto la macchina della ricostruzione, accaparrandosi lavori da milioni di euro: dall’edilizia ai trasporti, dal movimento terra fino allo smaltimento dei rifiuti.

Le 1.377 pagine dell’ordinanza dell’inchiesta Aemilia tracciano le fila di una rete criminale capace di estendersi alla politica e al mondo dell’imprenditoria, pilotando voti e gare d’appalto. Il tutto nel silenzio di una regione scopertasi ancora una volta vulnerabile alla criminalità e al malaffare. «Ormai il Nord è occupato dalle mafie – spiega Enrico Fontana, direttore nazionale di Libera – lo ha detto anche il presidente della Corte di Appello di Milano Giovanni Canzio all’inaugurazione dell’anno giudiziario. In Emilia Romagna nei confronti delle mafie e della ‘ndrangheta c’è stata connivenza da parte di politici e amministratori. Imprenditori hanno operato in maniera illecita attraverso false fatturazioni e frodi, per poi rendersi conto che quello che sembrava un rapporto di convenienza si è trasformato in schiavitù». L’Emilia Romagna si piazza nelle posizioni di vertice in Italia per i reati ambientali e le segnalazioni di matrice ‘ndranghetista, così come evidenziato nel rapporto Ecomafia 2014 di Legambiente. Ma non è una terra che si fa sottomettere facilmente. Legambiente ha infatti avviato il progetto Ecolegalità 2.0 per diffondere la cultura della legalità in quattro scuole medie superiori a Forlì, Modena, Parma e Bologna. Sempre a Bologna, il 21 marzo, Libera ha organizzato la Giornata nazionale dell’impegno. «Occorre ripartire dalla consapevolezza e dalla conoscenza di questi fenomeni – conclude Fontana – Le nuove mafie si presentano con un volto nuovo, approfittano di ogni opportunità di business ma usano la violenza per comandare. È una miscela esplosiva che va affrontata con reattività dalla società civile. Non solo da politici e imprenditori ma anche dai cittadini, che devono trovare il coraggio di denunciare».

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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