Elettrica e condivisa

Così è nata Share’ngo, la prima società al mondo di car sharing interamente green. Grazie alle intuizioni di due manager italiani. E ai capitali cinesi

Sono 1.500 city car gialle, due posti, in sharing, quindi in condivisione, tra ormai cinquantamila italiani, che le usano per le strade di Milano, Firenze e Roma. Quello di Share’ngo è il primo car sharing completamente elettrico in Italia, con una nuova auto frutto di una collaborazione italo-cinese. L’idea nasce la sera dell’ultimo dell’anno del 2006, tra due amici, Alfredo Bacci, ex direttore Fiat, ed Ettore Chimenti, amministratore delegato della Derbi (gruppo Piaggio), ormai in pensione. Condividono un sogno: realizzare una piccola automobile, leggera, per poter sfruttare appieno le limitate autonomie delle batterie elettriche ed essere utili al trasporto urbano delle persone, raramente in più di due a bordo. L’inquinamento nelle metropoli è allarmante, le nuove batterie al litio riescono ad accumulare quattro volte più energia di quelle al piombo a parità di peso e spazio: ecco perché la mobilità urbana del futuro sarà elettrica. Ma Fiat e Piaggio non ci credono.

Alfredo Bacci racconta così la sua storia: «Trent’anni in Fiat, interessanti e ricchi di esperienze, dalla componentistica ai treni ad alta velocità, dall’auto alle attività internazionali del gruppo. Sono stato anche presidente di primarie società del gruppo Fiat in Brasile». Alla Piaggio, affiancando il giovane Giovanni Alberto Agnelli (prematuramente scomparso), conosce Ettore Chimenti, manager e uomo di marketing. «Già prima, con Carlo Callieri direttore centrale Fiat (ed ex vicepresidente Confindustria), come esercizio di diversificazione pensavamo, in Fiat Ferroviaria dove si costruivano i primi pendolini e gli Etr 500, ai veicoli elettrici, che invece oggi Fiat sembra ricusare…».

I due amici, Chimenti e Bacci, si trovano alla vigilia della pensione, entrambi al lavoro in Cina. E così, come nel film La stella che non c’è di Gianni Amelio, il tecnico specializzato italiano porta con sè la sua idea innovativa: «Nel 2007 siamo tornati in Cina, io, Chimenti, i rappresentanti di altri due soci italiani (l’Edi di Pontedera, che fa ingegneria meccanica, e la Sce di Modena, impresa elettronica, ndr) e un disegnatore industriale, Daniele Lavia di Torino. Insieme incontriamo mister Wenguang Bao, che a quei tempi aveva poco più di 35 anni e si guadagnava bene da vivere producendo motori elettrici e controller per scooter e biciclette». L’incontro con Bao è decisivo: ci crede e decide di investere nel progetto. «Era convinto che in Cina non si sarebbero mai vendute le auto elettriche ma che in Europa sarebbe stato un successo». Succederà il contrario. Solo nel 2016 vengono prodotte 80.000 Zd, questo il nome della microcar, modello D1, e il 90% resta in Cina, oggi primo mercato al mondo per le auto elettrica.

Prima dei risultati sul mercato, nasce l’amicizia tra Bacci e Bao: una volta al mese una delegazione italiana parte per seguire lo sviluppo del prodotto; per due o tre anni si susseguono prototipazioni, studi di motorizzazioni, componenti, prove, poi la scocca e i crash test. «Noi italiani portiamo ingegneri meccanici, esperti nella qualità, nei cablaggi. In molti si lasciano coinvolgere con noi dal progetto, ci mettiamo il cuore come ai tempi in Fiat. Loro guadagnano, certo, ma soprattutto si divertono».

Gli investimenti necessari crescono sempre di più, nascono in Cina nuove alleanze industriali. Nel 2010 con Launch and technology di Shanghai, capace di organizzare la prima produzione, poi con un grande investitore silente: la Geely-Volvo, quarto produttore d’auto continentale, «che ci mette a disposizione vari stabilimenti a Lanzhou, mentre io curo quello di Jinan». L’università statale dell’automobile della regione dello Jiansu rende disponibili piattaforme, banchi prova, simulatori e arriva il via libera anche delle autorità della provincia dello Shandong (quasi cento milioni di abitanti). «Nel 2011 – racconta Alfredo Bacci – siamo convocati con Bao dalla municipalità di Linyi, che ha quasi dieci milioni di abitanti, perché il sindaco Ma è disponibile a infrastrutturare l’area per un nuovo stabilimento». Lo Stato promuove l’industrializzazione, come nell’Italia degli anni Cinquanta, ma con una differenza: consapevoli dell’inquinamento e del traffico che soffoca le città cinesi, le autorità locali favoriscono la mobilità elettrica leggera (bici e motorini), i mezzi pubblici e i servizi di car sharing.

Una su quattro delle Zd modello D1 vendute sono destinate al servizio di car sharing: 1.500 nelle città italiane (presto anche in Spagna, Francia e Olanda), le altre 20.000 nelle megalopoli cinesi. Numeri che fanno di Share’ngo il primo servizio di car sharing elettrico al mondo.

«Con Bao condividiamo un sogno: fare cose belle e utili all’umanità – afferma Bacci – E il bello non sono solo le auto disegnate bene, ma anche le città, soprattutto italiane, con meno traffico e meno auto». La nuova strategia di marketing non serve a vender più auto possibili ma a renderle disponibili dove servono, rendendo sempre più facilie l’accesso e l’uso. Più degli optional conta l’applicazione, che permette di prendere l’auto, di usarla e riconsegnarla per renderla disponibile al prossimo utente. «Abbiamo presto capito che per il sistema di gestione eravamo più bravi noi in Italia – spiega Bacci – e così abbiamo spostato lo sviluppo software a Milano, per poi replicarlo in Cina». Le auto di Share’ngo sono leggere e agili, ma spartane, poco potenti e non possono andare in autostrada. In compenso sono tutte dotate di un proprio navigatore, radio bluetooth, localizzatore Gprs, prese usb per collegarci propri dispositivi, connesse alla centrale e tra loro. «Abbiamo informato i sindaci – annuncia Bacci – che le prossime saranno dotate di software di controllo della guida (antisbandamento), monitoraggio del traffico e dell’inquinamento: cittadini e autorità disporranno così di una mappa in tempo reale della qualità dell’aria cittadina attraverso una matrice dinamica». Made in China, ma con il sapere “italiano” nel fare automobili, anzi utilitarie. Come sarà anche la nuova quattro posti, il modello Z, un crossover elettrico poco più grande della nuova 500. Ovviamente elettrica e con 300 chilometri di autonomia. 

Segreteria nazionale Legambiente, socio fondatore, responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007), Viaggiare leggeri (2008), Green Life, (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org
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