Gli ecoreati in Italia, da pietra dello scandalo al primato internazionale

Stefano Ciafani
Stefano Ciafani

di Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente

Da martedì 19 maggio 2015 la storia italiana delle vertenze ambientali impunite è finalmente chiusa. E se ne è aperta una nuova dove la metafora del furto della mela al supermercato che per la normativa era più grave del reato di inquinamento – utilizzata migliaia di volte per ricordare il paradosso dell’inesistente tutela penale dell’ambiente – ormai non vale più.

Insieme a Libera abbiamo assistito ancora una volta ai lavori del Senato dalla tribuna, come avevamo fatto sempre negli ultimi 5 mesi. I delitti ambientali nel Codice penale sono realtà: hanno votato a favore Pd, M5s, Sel, Ncd e gruppo misto, mentre la Lega si è astenuta (l’astensione al Senato vale come voto contrario) e Forza Italia, il partito da sempre contrario agli ecoreati, ha votato ancora una volta no. Sono stati 170 i sì, 20 i no e 21 le astensioni: una maggioranza straripante. Dopo aver sofferto per ore in aula siamo usciti e in Piazza Navona, davanti a Palazzo Madama, abbiamo saltato, cantato e brindato con soci, amici e parlamentari all’inizio della nuova era.

Grazie alla nuova legge sugli ecoreati infatti la parola ambiente entra nel codice penale con i cinque nuovi delitti di inquinamento, disastro ambientale, traffico di materiale radioattivo, omessa bonifica e impedimento del controllo. Sono previste aggravanti ecomafiose, nei casi di lesione o morte, il raddoppio dei tempi di prescrizione, la confisca dei beni e sconti di pena per chi si adopera per bonificare in tempi certi. Insomma una legge rivoluzionaria con buona pace degli uccelli del malaugurio (pochi a dir la verità), che anche in questi giorni di festa continuano a evidenziare presunti scenari apocalittici post approvazione degli ecoreati.

Vale la pena ricordare che si tratta di allarmi infondati. Innanzitutto perché è impossibile peggiorare il quadro attuale della tutela penale dell’ambiente, di fatto quasi inesistente. Non è vero poi che rischiano di saltare processi in corso: nella legge si fa salvo quanto previsto dal cosiddetto disastro innominato, utilizzato fino ad oggi con poca fortuna a dir la verità per contestare il disastro ambientale, e non si cancella nessuna delle sanzioni contravvenzionali esistenti.

Non è vero che con la parola “abusivamente” si peggiora il testo iniziale del ddl, rendendo inapplicabile il reato di disastro ambientale. Questa nuova formulazione è stata suggerita da numerosi magistrati che in sede di Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, nei colloqui informali con i partiti ma anche con la nostra associazione hanno evidenziato la maggiore completezza e ampiezza di questa definizione. Una maggiore ampiezza che preoccupa molto Confindustria: e se l’associazione degli industriali la critica vuol dire che siamo dalla parte giusta.

Noi sappiamo bene quanto sia stato aggressivo in Parlamento e presso il Governo il pressing della lobby confindustriale per fermare la legge, con emendamenti notturni, articoli e interviste pubblicate sui principali quotidiani nazionali, con un boicottaggio scientifico puntando sulla sponda di diversi senatori, non solo dell’opposizione di centrodestra. Ma la goccia cinese messa in campo dalla nostra associazione, insieme a Libera e alle altre 23 associazioni dell’appello “In nome del popolo inquinato” lanciato su Change.org, è stata più efficace di quella dell’associazione degli industriali. Siamo riusciti a dare la zampata finale e abbiamo vinto noi contro chi continuava a difendere in modo paradossale e incomprensibile gli interessi degli inquinatori e degli speculatori.

Ora c’è da fare una grande attività di informazione e formazione di magistrati e forze dell’ordine sui nuovi strumenti penali a disposizione di chi opera per tutelare l’ambiente, la salute e gli imprenditori onesti. Dopo essere stata per 21 anni la pietra dello scandalo nel contrasto alle gravi illegalità ambientali consumate sul territorio nazionale, con questa legge l’Italia diventa finalmente un esempio da seguire a livello internazionale. Ci abbiamo impiegato davvero troppo tempo ma ce l’abbiamo fatta. Ora godiamoci la vittoria e aspettiamo i primi esiti giudiziari di questa novità normativa. Chi inquinerà d’ora in poi se la vedrà brutta. Finalmente.

Vicepresidente nazionale di Legambiente
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4 pensieri su “Gli ecoreati in Italia, da pietra dello scandalo al primato internazionale”

  1. Bene, benone, benissimo. Sono felice di potermi metter il cuore in pace a proposito di quell’abusivamente, che suonava possibile polpetta avvelenata. Non sono giurista e non posso giudicare personalmente ma le vostre assicurazioni mi tranquillizzano molto.
    Congratulazioni,
    federico Vagliani,
    Milano

  2. Riporto le ultime parole del suo post: “Chi inquinerà d’ora in poi se la vedrà brutta. Finalmente.”

    Io, semplice cittadino dello Stato, lo spero. Lo spero davvero.

    Ho tuttavia bisogno di comprendere come certe attuali iniziative del governo possano coesistere, *** nel medesimo orizzonte di legalità ***, con la legge che introduce nel codice penale i delitti contro l’ambiente.

    Mi riferisco, per esempio, a quanto nel decreto Sblocca Italia si dice intorno alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi.
    Secondo il governo si tratta di attività che rivestono carattere di interesse strategico. Di più: sono attività di pubblica utilita’, urgenti e indifferibili (queste qualificazioni sono nel testo del governo).

    Lasciamo per un momento “a margine” la questione “seismic air-gun” – io ho già firmato e fatto firmare la vostra petizione per chiedere che tale tecnica sia messa al bando una volta per tutte -.

    Io voglio, anzitutto, riflettere su di una *** evidente contraddizione ***: da una parte si puniscono i reati ambientali (è sacrosanto sia fatto!); dall’altra il governo di fatto ri-spiana la strada ai combustibili fossili e *** tradisce *** – con il “dolo” di una decisione che va contro l’urgenza di sganciarsi dai combustibili fossili – le generazioni future. Tra l’altro (si legga con attenzione il contenuto del sito http://www.energiaperlitalia.it/ ) la strada immaginata nel decreto Sblocca Italia non è nemmeno quella più facile e immediata. Grottesco, no?

    La legge sui reati ambientali parla di “compromissione” dell’ambiente. Io rovescio la prospettiva e domando: quale idea ha il governo di ambiente “non compromesso”?
    La “non compromissione”, nella mia sciocca testa, significa, *** prima di ogni eventuale – e punibilissimo! – reato perpetrato ***, meno inquinamento, meno “carico” di CO2.
    Ora, non virare *** del tutto *** verso il rinnovabile e considerare, al contrario, strategico il raschiare il fondo del barile degli idrocarburi residui è *** compromissione programmatica ***. Perché? Perché si ri-programma, si riconfigura un carico ambientale che anche un bimbo percepisce come sconsiderato. Il 13 agosto abbiamo “festeggiato” l’overshoot day: non dice nulla a nessuno? Non fa tremare le gambe?

    Per il governo è forse una questione di “piani temporali” e tempi verbali: si punisce un reato ambientale (“misurabile”) quando “compiuto”, quando “accaduto”, quando è – ormai – un “fatto”. Certe “azioni strategiche” non sono ancora reato; si configureranno come *** crimini *** solo per i nostri figli. Le “giudicheranno” forse loro…

    Il governo ha – è palese – un concetto volutamente, colpevolmente equivoco di “non compromissione”. Un piede in due scarpe.

    Torno sulla faccenda del “seismic air-gun” (non l’ho dimenticata): la questione è stata “rimossa”, esclusa quando si discuteva di reati ambientali. Mi chiedo: l’inclusione sarebbe stata forse un ostacolo a quanto già pianificato per la “strategia energetica” del governo? È solo un dubbio, ovviamente.

    Io, poi, non sono così tranquillo sull’avverbio “abusivamente”. In italiano “abusivamente” significa “senza diritto” e “contro la norma”. Ma se il “diritto” lo hai e non vai contro “la norma”… Lascio a voi la conclusione.

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