Ecolavoro by night

Trekking-notturno

Che gli italiani siano campioni nei green job non è una sorpresa. Il salto in avanti nei numeri che muovono le professioni verdi anno dopo anno è incoraggiante. Il report GreenItaly 2015, realizzato da Symbola insieme a Unioncamere, ha confermato questa tendenza: 120mila imprese hanno investito green, il 36% in più rispetto al 2014, che già aveva il segno più. L’Italia si è confermata leader europeo in diversi campi dello sviluppo sostenibile, dalla gestione delle materie prime al riciclo industriale. Abbiamo anche imparato a familiarizzare con mestieri “nuovi”. L’ingegnere e lo statistico ambientale, l’installatore di impianti termici a basso impatto e l’esperto in acquisti verdi sono lavori sempre più riconosciuti. Ma quanti di questi green workers lavora anche di notte? Ancora pochi secondo la Cgia di Mestre, che ha elaborato una classifica sulla popolazione dei lavoratori notturni. In Italia solo il 13,1% degli occupati “timbra il cartellino” dalle 22 alle 5 almeno una volta al mese. Siamo gli ultimi in Europa. Francia, Spagna e Regno Unito superano il 20%. Questa classifica però non ripartisce i green workers nelle categorie dei lavoratori notturni. Eppure non mancano tecnici, ricercatori, professionisti o anche solo appassionati che fanno gli orari più impensabili per svolgere il loro servizio a tutela dell’ambiente.

Camminare in oasi
Silvia Ghignoli, guida di trekking notturno

Una guida che ha come obiettivo di far amare la natura ai visitatori che accompagna. Una “missione possibile” per Silvia Ghignoli e i soci che con lei hanno fondato l’associazione Guide costa etrusca, composta da accompagnatori turistici e ambientali autorizzati. «Questo gruppo ha in gestione l’oasi Wwf Padule di Bolgheri e organizza escursioni serali alla scoperta delle bellezze paesaggistiche e alla ricerca dei nidi di cicogna, dei cinghiali e dei daini. Quando è buio lo sguardo è rivolto allo spettacolo delle lucciole e dei rapaci notturni come la civetta. Alcuni percorsi iniziano a tardo pomeriggio – racconta Silvia – per arrivare a osservare il tramonto da punti panoramici mozzafiato. Al buio poi invitiamo i turisti a fidarci di noi e camminare senza torcia. Per loro è fare un esercizio di orientamento senza l’utilizzo della vista ma contando su udito e tatto. I nostri itinerari, inoltre, hanno l’obiettivo di portare la persone a ragionare sulla bellezza di certi luoghi quando sono lasciati intatti dall’uomo».

Il rumore vien di notte
Simona Invernizzi, tecnico specializzato nelle rivelazioni fonometriche

Il venerdì e il sabato sera Simona Invernizzi si intrattiene fino a tardi fuori casa. Spesso dopo aver visitato molti locali. Simona è un tecnico specializzato nelle rilevazioni fonometriche. Il suo compito come responsabile dell’unità operativa “Agenti fisici” nei dipartimenti di Milano e Monza-Brianza per Arpa Lombardia è misurare i rumori della città, che di notte riguardano soprattutto la movida o l’attività degli impianti industriali. «Forniamo supporto tecnico ai Comuni che devono rispondere alle segnalazioni dei cittadini per disturbo della quiete – spiega Invernizzi – Valutiamo l’eventuale superamento dei valori limite delle sorgenti sonore e interveniamo soprattutto per il disturbo causato dalla musica diffusa nei locali o dalle emissioni delle attività di fabbriche. Nelle nostre uscite disponiamo di un fonometro, strumento per classificare le sorgenti sonore. Ciascun intervento può durare ore perché è necessario fare le rilevazioni in più momenti: quando la sorgente rumorosa è attiva e quando non è in funzione». Il lavoro di Simona serve a permettere un sonno sereno alle persone: se le segnalazioni provengono da privati, Simona e i suoi colleghi intervengono con misurazioni direttamente in casa.

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Raccolta nell’oscurità
Saverio De Angelis, Francesco Balsano e Roberto Vicchio, operatori di raccolta differenziata

Gli abitanti di Acquaformosa, un paesino di mille abitanti in provincia di Cosenza, nel Parco nazionale del Pollino, credono molto nella raccolta differenziata. Gran parte delle persone che in queste terre vive di agricoltura e allevamento si alza presto al mattino e così è anche per i tre operatori che svolgono il servizio porta a porta di raccolta rifiuti. Prima del sorgere del sole i mezzi sono in moto e Saverio De Angelis, Francesco Balsano e Roberto Vicchio si dividono le zone di competenza. Ad Acquaformosa, però, il lavoro di raccolta porta a porta si fa anche a piedi, in particolare nel piccolo centro storico. «Ad Acquaformosa i dati sulla differenziata sono incoraggianti rispetto alla media del Sud – spiega Francesco Giuseppe Capparelli, impiegato comunale all’Ufficio tecnico – siamo quasi al 43% e ogni mattina dal lunedì al sabato i nostri operatori, due dei quali sono part time, servono il paese raccogliendo carta, umido, vetro e indifferenziata».

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E luce fu, purtroppo
Andrea Bertolo, esperto
in inquinamento luminoso

Lampioni, insegne al neon e cartellonistica illuminano la notte ma inquinano la brillantezza del cielo. Andrea Bertolo è dirigente dell’unità operativa di Fisica ambientale a Padova per l’Arpa Veneto e ha l’incarico di valutare quanto l’illuminazione artificiale possa alterare i livelli di luce naturale presenti nell’ambiente notturno. «In tutta la regione sono installate centraline che misurano la qualità del cielo. Come tecnico mi assicuro, nel corso di tutto l’anno, che non ci siano problemi ai dispositivi. Le rilevazioni possiamo farle anche noi quando dobbiamo certificare nuovi impianti di illuminazione o misurare la liceità di quelli esistenti». Bertolo collabora con l’Osservatorio di Asiago e recentemente è stata organizzata nel padovano una singolare iniziativa dal valore scientifico, oltre che di sensibilizzazione sul risparmio energetico: la Notte buia, in cui non solo i privati ma anche i Comuni sono invitati a spegnere le luci per permettere a scienziati e cittadini di osservare il cielo nel suo aspetto naturale. L’iniziativa è anche occasione per informare sui danni che l’inquinamento luminoso può provocare sulla salute di persone e animali.

tartarughe

Carapace a Lampedusa
Daniela Freggi, esperta nel recupero di tartarughe

Da marzo a ottobre Daniela Freggi si alza anche 4 o 5 volte in una settimana nel cuore della notte per correre al porto di Lampedusa. Il suo cellulare è sempre acceso per rispondere alle chiamate dei pescatori che in mare raccolgono nelle reti qualche tartaruga rimasta impigliata. «Mi sono trasferita da Roma 26 anni fa per impegnarmi al Centro di recupero e soccorso tartarughe di Lampedusa. Di giorno sono un’insegnante, però dedico tutta me stessa per questa specie che considero un emblema dell’incontro fra culture, di superamento dei confini». Daniela, infatti, recupera le tartarughe dai pescherecci guidati in prevalenza da pescatori nordafricani. Molti di loro ormai sono amici. Al Centro, inoltre, operano volontari provenienti da tutto il mondo che qui si fermano per brevi periodi interessati allo studio e alla salvaguardia di questi rettili. «Insieme alla squadra di veterinari del professore Antonio Di Bello controlliamo se le tartarughe necessitano di cure mediche o se è il caso di intervenire chirurgicamente. Il Centro soccorso vive grazie all’impegno di volontari».

Avvistamenti silenziosi
Federica Ferrario, ricercatrice sui caprioli

L’orario ideale per avvicinare i caprioli è l’alba, prima che il sole sia alto. Lo studio di questa specie e della sua popolazione nel Parco nazionale del Ticino è per Federica Ferrario argomento di tesi in Scienze naturali a Pavia. Sul capriolo c’è ancora molto da studiare: conoscere lo stato di salute della popolazione e il censimento degli esemplari nel Parco permettono a Federica e ai biologi della Pianura padana di individuare e proteggere i corridoi ecologi del territorio per preservarli da una selvaggia conurbazione. «Uno dei modi per conoscere le abitudini di questi animali è muoversi in automobile lungo le strade che affiancano i boschi. Mi sveglio alle 4.30 del mattino per essere sul campo prima delle 6. Vado in osservazione con una collega: una delle due scatta fotografie al primo avvistamento mentre l’altra guida pianissimo, a prima marcia inserita, per non disturbare o spaventare i movimenti degli animali». Federica si inoltra nei boschi per fissare agli alberi telecamere e fotocamere dotate di speciali sensori in grado di riprendere e immortalare in autonomia i movimenti dei caprioli e degli altri animali indisturbati nel Parco. Il frutto di questa ricerca è anche un’indagine sul bracconaggio nel Parco del Ticino.

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